I presupposti del concetto terroristico nell'Islam

LA RADICE DEL TERRORISMO E' NELLA DOTTRINA ISLAMICA?
I terroristi islamici commettono i loro atti sempre per motivi religiosi?
Sono gli atti terroristici approvati nell'Islam, avendo conferma nel Corano e negli Ahadith (sentenze e prescrizioni scritte anch'esse da Maometto)?

Sin dalle sue origini, Islam è stato sostenuto e imposto con la violenza, infatti viene classificata come "religione violenta".
Tralasciando l'analisi sulle Crociate, possiamo vedere che l'espansione dell'Islam raramente è avvenuta in modo pacifico.
Diversamente dal fondatore del Cristianesimo, Gesù Cristo, che predicava e agiva nel pacifismo, Maometto e i suoi discendenti ben volentieri hanno diffuso e imposto il loro credo con la violenza.

Nell'era moderna vi sono stati degli eventi che hanno legittimato la ripresa del metodo originale, almeno per difendere i valori, i territori e gli interessi economici del mondo islamico.
Per esempio, per l'arabo saudita, il fatto che gli americani hanno trovato l'appoggio politico e strategico del suo Paese per scatenante la Guerra del Golfo contro il dittatore iracheno Saddam Hussein, è stata una cosa riprovevole.

Il fatto che degli "infedeli" abbiano potuto muovere guerra a dei musulmani dal paese più santo per l'Islam (La Mecca e Medina si trovano in Arabia Saudita) sarebbe stata non solo un'enorme provocazione, ma anche un'umiliazione incredibile.
Con questa base di pensiero si sono motivati molti atti terroristici, come per una sorta di legittima difesa: contro un criminale, nemico dell'Islam, ci si può difendere anche con il terrorismo.
Così sono sorti i cosiddetti estremisti, cioè i militanti, quelli che "sentono la chiamata alla vera vita devozionale".

SONO UN SERVITORE DI ALLAH
Bin Laden, nel 1998, aveva detto: "Ci derubano della nostra ricchezza, delle nostre risorse e del nostro petrolio. 
La nostra terra viene attaccata; uccidono i nostri fratelli, ci offendono nel nostro onore e nella nostra dignità. E se osiamo dire anche una sola parola di protesta contro la loro ingiustizia, ci chiamano terroristi".
Secondo Bin Laden, l'occidente è stato manipolato dal sionismo per opprimere il mondo islamico; questi sarebbe una vittima del terrorismo internazionale degli americani, su incarico d'Israele.

Così Bin Laden ha dato alla sua lotta un carattere religioso, una guerra santa: "Sono un servitore di Allah ed obbedisco ai suoi ordini. 
Un suo ordine è quello di lottare per la di Allah e lottare fino a che gli Americani verranno cacciati da ogni paese islamico. 
Noi siamo sicuri che, per la grazia di Allah, riporteremo la vittoria sugli ebrei e su quelli che combattono al loro fianco. 
Secondo una tradizione profetica autentica, il messaggero di Allah, Maometto, ci ha promesso che l'ora della resurrezione non verrà prima che i musulmani abbiano abbattuto gli ebrei, i quali si nasconderanno dietro gli alberi e dietro le rocce".

La guerra santa (jihad) è un tema importante nella teologia islamica, la quale suddivide il mondo in paesi con un governo islamico (Dar-ul-Islam, Casa dell'Islam) e paesi nei quali l'Islam non regna (Dar-ul-Harab, Casa della Guerra).
Questi ultimi devono diventare, prima o poi, paesi islamici, perché il Corano rivendica il diritto di sovranità su tutti i popoli.

LOTTA, NON PAZIENZA!
Dopo la fuga di Maometto a Medina, nel VII secolo, ebbe inizio il proponimento della guerra condotta in nome di Allah.
Maometto viveva, fra l'altro, degli assalti alle carovane della Mecca, e ciò a portato a diverse battaglie contro La Mecca, che egli vinse per la maggior parte.
Inizialmente però i suoi seguaci, fuggiti con lui dalla Mecca, non erano convinti di dover seguire il loro capo in guerra per l'indottrinamento delle vicine nazioni.
Maometto fu costretto a trovare delle valide motivazioni teologiche, coniando il motto: "Allah non vuole pazienza, ma lotta!".

In fondo, il Corano dice che chi partecipa alla guerra santa viene ricompensato generosamente nell'aldilà.
La Sura 9:20-22 dice: "Coloro che credono, che sono emigrati e che lottano sul sentiero di Allah con i loro beni e le loro vite, hanno i più alti gradi presso Allah. 
Essi sono i vincenti,e il loro signore annuncia loro la sua misericordia ed il suo compiacimento e i Giardini in cui avranno delizia durevole, in cui rimarranno per sempre".

QUANDO L'IMAM ORDINA DI ANDARE IN BATTAGLIA
I seguaci di Maometto credettero alla sua teologia della guerra santa: la ricompensa per la quale consiste il bottino in questo mondo e nel paradiso dell'aldilà.
Con grande dinamismo e velocità incredibile, essi, dopo la morte di Maometto, conquistarono ampie zone del Medio Oriente ed in seguito si spinsero sino in Spagna ed a Costantinopoli (oggi Istanbul).
Per due volte furono sul punto di conquistare tutta l'Europa meridionale.

La motivazione di morire per la fede, di entrare subito in paradiso, conferiva ai guerrieri una forza straordinaria, e mentre quelli morivano, i loro capi, come avveniva ed avviene anche nelle altre realtà militari, ne raccoglievano profitti ed onori terreni.
"Giuro su Allah che voglio essere ucciso sul suo sentiero, richiamato in vita e nuovamente ucciso, in modo da ottenere ogni volta nuovi meriti"; "Combattere per il sentiero di Allah o essere deciso a farlo, è un dovere divino. 
Se il tuo Imam (capo religioso) ti ordina di andare il battaglia, gli devi obbedire".
Questi sono alcuni Ahadith (tradizioni scritti fuori dal Corano) per incitare alla guerra santa.

Chi muore nella guerra santa diventa un martire.
Al contrario dell'accezione cristiana di questo termine, che esprime la perdita della vita a causa della professione di fede in Gesù Cristo, il martire islamico è di solito qualcuno che muore in battaglia.
Adesso, invece gli atti terroristici non sono motivati solo dalla speranza di andare in paradiso, ma anche dal fatto che l'Occidente (con tutto quello che lo concerne in fatto di ideologie, costumi ed altro), con gli Stati Uniti prima, come principale collaboratore di Israele, e di conseguenza l'Europa con la loro influenza amorale, economica e politica mirerebbero alla rovina dell'Islam.

Le persone che, alla fine, sono realmente capaci di simili attentati, vivono in situazioni psicologiche particolari: di solito non hanno alcuna possibilità di sentire un'altra opinione e sono state indottrinate per anni con uno schema estremamente semplificato, che divide il mondo in amici e nemici.
In altro modo non ci si può spiegare che tale forma di terrorismo venga praticata, sebbene essa trasgredisca persino alcune regole islamiche: l'uccisione di civili, in particolare di donne non combattenti, è proibita da diversi Ahadith.
Comunque, i vili attacchi terroristici in Israele, in Europa, negli USA e altrove hanno poco a che fare con la guerra santa dell'Islam primitivo, che veniva essenzialmente portata avanti sul campo di battaglia aperto.

Ma il metodo terroristico non viene giustificato solo per la difesa, esso si adatta anche al principio della conquista.
La conquista di paesi non islamici è una forma di missione islamica che giustifica anche gli atti terroristi.
Dagli Ahadith: "Se i non credenti, dopo aver ricevuto la chiamata alla fede, non la seguono e si rifiutano di pagare il testatico, è dovere dei musulmani invocare l'aiuto di Allah e di fare guerra ai non credenti, perché Allah aiuta coloro che lo servono e distrugge i suoi nemici, i non credenti. 
I musulmani devono attaccare i non credenti con tutte le macchine da guerra disponibili, dare alle fiamme le loro case, inondarli d'acqua, devastare i loro campi e distruggere i cereali, perché ciò indebolisce i nemici e il loro potere viene spezzato. 
Tutti questi provvedimenti sono perciò santificati dalla legge".

Nonostante il divieto di uccidere i civili, gli atti terroristici si potrebbero giustificare sulla base del Corano e degli Ahadith come conseguenza inevitabile di episodi implicati nella guerra santa.
Come è riportato in alcuni Ahadith: "Se un musulmano attacca dei non credenti, senza prima chiamarli alla fede, è un aggressore, perché ciò è proibito; ma se lo fa egualmente e li uccide e li deruba dei loro averi, egli non è comunque tenuto a versare un indennizzo né risarcimento dei danni, perché ciò che li proteggerebbe (cioè l'Islam) non esiste presso di loro e la sola trasgressione di un comandamento non giustifica né l'indennizzo né il risarcimento dei danni. 
Allo stesso modo, è vietata l'uccisione di donne e bambini di non credenti, ma non ne consegue l'imposizione di un indennizzo".

PER GLI ESTREMISTI ESISTE SOLO LA JIHAD
Nella dogmatica islamica ci sono stati periodi in cui si pensava di fare della guerra santa la sesta colonna dell'Islam, dopo la Professione di fede, il Digiuno, la Preghiera, le Elemosine ed il Pellegrinaggio.
Per i musulmani estremisti, a lungo termine, non c'è nessun altra strada se non la guerra santa, tutto il resto è un tradimento nei confronti della religione islamica stessa, come dimostra l'articolo 13 dello statuto del Movimento di Resistenza Islamico: "Iniziative politiche e cosiddette soluzioni pacifiche e conferenze internazionali per la soluzione della questione palestinese sono in contrasto con le convinzioni di fede del MRI... non c'è una soluzione della questione palestinese al di fuori della jihad".

Commenti

Post popolari in questo blog

Miracolo in Egitto

L'Abbandono.

Breve storia di martiri cristiani

Olocausto - Verità o menzogna?

La testimonianza di Ornella Vanoni