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Vedere Gesù... a Torino

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Una Riflessione di Paolo Moretti. 
Migliaia di "pellegrini" sono da settimane quotidianamente in coda davanti al duomo di Torino per poter vedere da vicino l'immagine di un uomo impressa su un lenzuolo, che la tradizione popolare, mai smentita e neppure mai ufficialmente supportata dalla chiesa cattolica, in un tipico atteggiamento "alla Ponzio Pilato", identifica con la "sindone", che avrebbe avvolto il corpo morto di Gesù prima della risurrezione.
Un esempio significativo.
Nei giorni precedenti il compimento da parte di Gesù del progetto divino per la salvezza dell'uomo peccatore, alcuni pellegrini Giudei, giunti a Gerusalemme forse dalla Grecia per celebrarvi la ricorrenza pasquale, contattarono Filippo, uno dei discepoli del Signore, perché desideravano "vedere Gesù" (Giovanni 12:20-21).
Sicuramente Gesù era un personaggio "chiacchierato" in quei giorni di festa, in città si parlava di Lui: dei Suoi miracoli, dei Suoi inseg…

Nei campi

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Una Riflessione di Paolo Moretti. 
Rileggendo qualche giorno fa la parabola del figlio prodigo (Luca 15:11-32), mi sono sentito ripreso dal Signore attraverso una particolare riflessione sul comportamento incoerente del figlio-fratello maggiore. Egli “si trovava nei campi” al momento del ritorno del fratello a casa, non era quindi in giro a passeggiare, né stava svolgendo altre attività con cui riempire il suo tempo libero.
Era “nei campi” a lavorare, a sudare nei terreni del padre, ad esprimere in questo modo impegno, fatica, servizio.

Chi lo avesse osservato con attenzione, lo avrebbe giudicato un eccellente servitore del padre, un vero modello da prendere come esempio!
Ma poi, quando, tornando come ogni sera a casa, udì un insolito suono di musica e di danze e venne informato che il padre stava facendo festa per il ritorno a casa di suo fratello, “egli si adirò e non volle entrare”.
Ovviamente questo rifiuto ha, nel contesto immediato della parabola, lo scopo di portare a rifletter…

Cristo? Un idolo!

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Una meditazione di Paolo Moretti. 
Mi è capitato più volte, negli ultimi mesi, di sentire commenti lusinghieri anche in ambito evangelico in relazione agli appelli ripetuti in più occasioni dal nuovo pontefice ad “aprire il cuore a Cristo”, appelli che si erano sentiti più volte anche sulla bocca del suo predecessore.
Quando si sente parlare di “centralità di Cristo” o del “bisogno dell’uomo di guardare a Cristo”, è possibile rimanere colpiti positivamente.
Non è, questo, lo stesso messaggio che anche noi annunciamo?
Non andiamo anche noi sulle piazze, per le strade e sotto le tende ad annunciare che gli uomini hanno bisogno di Cristo e che, se vogliono davvero conoscere il dono di una vita purificata e rinnovata devono convertirsi ed aprire il loro cuore a Lui?
Che finalmente anche a Roma qualcosa o qualcuno si stia muovendo verso nuove direzioni?

Purtroppo, niente di tutto questo.
Infatti, se andiamo al di là delle parole in sé pur belle e se scopriamo l’intenzione e l’obbiettivo ch…