Il Blog di Incontrare Gesù

Articoli di attualità, esperienze personali e meditazioni su argomenti etici morali, sulla fede cristiana e sulla religione in generale.

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Testimonianze

La Testimonianza di Patrizia Eydallin. 

Come era la mia vita prima di incontrare Gesù? 
INFELICE, SOLA, NON SERENA, TEMPESTOSA, SENZA META...
Come mi sono accorta di aver bisogno di Gesù?
In realtà ho sempre pensato che Gesù poteva aiutarmi, mia mamma lo diceva sempre quando ero piccola.
Ma la cosa era velata da indurmi a provare altre strade: pranoterapia, carte, massaggi, riflessologia.
Cercavo cose, aiuti che non ho mai trovato, fino a quando incontrai Gesù nella Sua Parola, la Bibbia, che mi aperse gli occhi del cuore, dandomi pace... perché Lui è pace!
Quando conosci una persona che ti trasmette quello che è, il suo amore, ciò che ha fatto per te, la sua consolazione e... tanto altro, non puoi fare a meno di accoglierlo.
Accogliendolo nel mio cuore (accettandolo), Egli si rivelò a me.
Il mio bisogno, quello che stavo cercando, fu esaudito per grazia Sua.
Riconoscente per ciò che ho ricevuto non ho potuto fare a meno di amarlo.

Come ho dedicato la mia vita a Gesù?
Senza compromessi!
La prima cosa fu di essere indifferente alle ingiurie, prese in giro, critiche, scoraggiamenti e quant'altro, di qualsiasi persona o parente: "...chi ama padre e madre più di me non è degno di me".
Questo vuol dire che li amerai ancora di più, ma il signore avrà sempre il primo posto, perchè quando è entrato nel tuo cuore, nella tua anima, non puoi escluderlo più; è diventato importante, essenziale, ricordandoti come stavi male prima della conversione.
La croce è il centro della tua salvezza, liberazione e pace!
Ora dedico la mia vita al Signore della mia vita, testimoniando quello che ha fatto per me a chi già crede, ma sopratutto a chi ancora non lo conosce: nella vita di ogni giorno, nel lavoro, evangelizzando, scrivendo ciò che mi mette in cuore, donando libri che parlano di lui e Bibbie; perchè possano conoscerlo ed essere da Lui toccati.
Vado anche a trovare chi soffre, dandogli speranza reale, parlando di Gesù: chi Lui è e cosa fa in noi; non illusioni o religione, ma Gesù che opera nei cuori.

La differenza che Gesù ha fatto nella mia vita?
Mi ha reso un'altra persona, in primo luogo salvata.
Ora so di avere un Padre in cielo, sono diventata una Sua figliuola, e nessuno può mutare questa realtà. Gesù è morto per darmi la vita.
Egli disse per coloro che Lo avrebbero accettato: "... e nessuno li rapirà dalla mia mano" (Giovanni:10:28).
E' poco? Ditemi che cosa c'è di più...!
Chiedi anche tu a Gesù di perdonarti e di entrare nella tua vita, per darti la Sua e la Nuova Nascita, indispensabile per essere salvati (Giovanni cap.3).
Dio dice: "Li attiravo con corde di umana gentilezze, con legami d'amore; ero per loro come chi solleva il giogo dal loro collo, e mi piegavo per dare loro da mangiare..." (Osea 11:4) .
Questo è il cuore di Dio.
Vi abbraccio. Dio vi benedica!

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Testimonianze

Una Testimonianza di Antonio Strigari. 

Mi ero convertito a Gesù Cristo da poco tempo quando mi trovai a parlare con un fratello di una donna che vive in un paesino della nostra regione “in odore di Santità”, per la maggior parte della gente.
Quella donna porta “stimmate”, che compaiono nella settimana santa e sanguinano, e compie strani prodigi e strani miracoli; dico “strani” perché al momento non mi risulta che abbia compiuto dei miracoli di guarigione “perfetti”, come sono quelli che compie il Signore; sta scritto, infatti: "Ogni buona cosa data e ogni dono perfetto vien dal cielo e scende dal Padre dei lumi, nel quale non vi è mutamento né ombra di variazione" (Giacomo 1:17).

Di quella donna si raccontano molte cose prodigiose, come il mettersi in contatto con gli spiriti dei defunti, leggere il pensiero altrui ed altro.
Pur avendo poca conoscenza delle Sacre Scritture, quel po’ che sapevo mi bastava per capire che tutto di quella donna contrastava con esse.
Nelle Sacre Scritture, Iddio proibisce agli uomini di rivolgersi agli spiriti dei defunti, infatti, possiamo leggere nel libro del Deuteronomio al Cap. 18 i seguenti versetti: "Quando sarai entrato nella terra che il Signore Dio tuo ti darà, guardati dall'imitare le abominazioni di quei popoli.
Non si trovi in te chi pretenda purificare il figlio suo o la figlia facendoli passare per il fuoco, o chi interroghi gli stregoni, o guardi ai sogni ed ai presagi; non vi sia chi faccia sortilegi o incantesimi, ne chi consulti i maghi o gli indovini, o cerchi sapere dai morti la verità.
Tutte queste cose, il Signore le ha in abominazione, e per queste tali scelleratezze distruggerà quei popoli al tuo arrivo. Sarai senza colpa e senza macchia rispetto al Signore Dio tuo.
Queste nazioni, la cui terra tu possederai, danno retta agli aùguri ed agli indovini; ma tu fosti educato ben altrimenti dal Signore Dio tuo".
Un destino crudele è riservato agli indovini e a chi ci si rivolge!

Evangelizzazione

Un messaggio di Enea. 

Vorrei che tutte le persone del mondo potessero conoscere personalmente il Signore.
Ma forse è troppo desiderare una simile cosa!
Sapete, non parlo di un Signore qualunque, ma di quello che ha creato il cielo e la terra, quello che fa sorgere e tramontare il sole, quello che può scaldare il cuore di tutti ed in particolare di te che leggi e ascolti la Sua voce.
Questo Signore ha un nome: GESU’.
Anch’io ho dovuto scegliere di dargli il mio cuore.
So che Gesù vuole entrare nella tua e nella mia vita, per farci vivere.
Possiamo vivere una vita in (dentro) Gesù, perché Lui vuole il meglio per noi tutti.
Non c’è da aver paura o dubbi, o forse è meglio averne per cercare la verità.
E la verità è Gesù.
Se lo cerchiamo con tutto il cuore, con tutto noi stessi lo troviamo, perché Lui si vuole fare trovare.
In Lui c’è perdono, c’è compassione, c’è amore, c’è la vita....
Non riusciamo a perdonare qualcuno?
In Gesù troviamo la forza giusta per farlo.... per perdonare, per amare, per vivere.
Dio non ci negherà quello che ci serve per avere un buon rapporto con Lui, e con il nostro prossimo.
Egli vuole fare cose belle con noi.... se noi lo vogliamo.
I miracoli esistono!
Oggi tu puoi vivere nel miracolo di una vita ricca e abbondante e nessuno può fermarti.
Le guarigioni avvengono anche oggi, e io le ho viste nel nome di Gesù.
I prodigi non sono avvenuti solo nel passato, ma si possono vederli anche oggi.
Mando un augurio a chi ha avuto modo di leggere questo breve messaggio, di vedere realizzati i propri sogni in Gesù, il Cristo del Dio vivente.
Una Meditazione di Silvia Baldi Cucchiara. 

"Pregate per la pace di Gerusalemme! Quelli che ti amano vivano tranquilli.
Ci sia pace all'interno delle tue mura e tranquillità nei tuoi palazzi!
Per amore dei miei fratelli e dei miei amici, io dirò: "La pace sia dentro di te!".
Per amore della Casa del Signore, del nostro Dio, io cercherò il tuo bene" (Salmo 122:6-9).

Ci vogliamo ora soffermare su alcuni esempi riportati nel Nuovo Testamento, che si riferiscono alla figura del Centurione; figura che compare tre volte: in Matteo 8:5-13, in Luca 7:1-10 (il centurione di Cafarnao) e nel Libro degli Atti al capitolo 10 (il centurione Cornelio ).
Entrambi (dai Vangeli e da Atti degli Apostoli) i racconti forniscono molti particolari interessanti sul benedire Israele.

Lettera aperta di Nicola Scorsone a Joseph Ratzinger in occasione della sua nomina a Papa Benedetto XVI. 

Stimatissimo sig. J. Ratzinger, stavo pensando, quale è la cosa più importante che potrei augurare ad una persona importante come lei!?
Non ho avuto esitazione nel credere che le parole più importanti ed urgenti sono quelle che Gesù rivolse ad una persona importante del suo tempo, Nicodemo, un dottore della legge: “In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio”.

Poiché Nicodemo credette che si parlasse di una rinascita fisica, piuttosto che spirituale, Gesù gli ribadì il concetto: “In verità, in verità ti dico che se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio; quello che è nato dalla carne, è carne; e quello che è nato dallo Spirito, è spirito” (Giovanni 3:3-6).
Nonostante Nicodemo fosse il più sincero e onesto religioso del suo tempo, Gesù gli disse chiaramente che senza questa nuova nascita spirituale non avrebbe potuto né vedere, né entrare nel regno di Dio.

Una volta, un filosofo mi diceva: “Io non esisto!”, così gli diedi un pizzicotto.
“L’hai sentito?” gli domandai.
Lui per non tradire la sua filosofia, non rispondeva; così mentre stavo per dargliene un altro, arresosi mi disse di sì.
“Tu l’hai sentito”, gli dissi, “perché esisti, e noi esistiamo perché un giorno siamo nati! Se non fossimo nati, non esisteremmo!
Allo stesso modo, per «esistere» nella famiglia di Dio, bisogna nascere di nuovo”.
Per entrare nel regno di Dio: “Bisogna (non facoltativo) nascere di nuovo”.
Questo concepimento spirituale avviene nel seguente unico modo: Gesù “è venuto in casa sua e i suoi non l’hanno ricevuto (anzi lo crocifissero); ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto Egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio: a quelli, cioè che credono nel suo nome” (Giovanni 1:11-12).

Una Riflessione di Silvia Baldi Cucchiara. 

Solo ora che possono abitare la loro terra e che non hanno più timore della persecuzione dei cristiani, molti Ebrei riescono a scoprire Gesù come Signore e Messia.

Salmo 103:1-3
"BARKHI' NAFSHI' ET ADONAI VEKOL KRABAI ET SHEM KODSHO BARKHI' NAFSHI' ET ADONAI VEAL-TSHKHEKHI' KOL GMULAV HASOLEAKH LEKOL ONEKI' HAROFE' LEKOL TAKHLUAIKI'".
"Benedici anima mia l'Eterno, e tutto quello che è in me benedica il suo santo nome.
Benedici anima mia I 'Eterno, e non dimenticare alcuno dei suo benefici.
Egli perdona tutte le tue iniquità e guarisce tutte le tue infermità".

Vangelo secondo Matteo 5:17-18
"AL TAKHSHEVU' SHEBATI LEVATTEL ET HA-TORA' O ET HA-NEVIIM LO BATI LEVATTEL KI IM LEMALLE'  AMENOMERANI' LAKHEM AD ASHER YAAVRU' HA-SHAMAIM VEHA-ARETZ AF YOD ACHAT O TAG ECHAD LO YAAVRU' MIN HA-TORA' BETEREM ITKAYEM HAKOL".
"Non pensate che sia venuto per annullare la legge o i profeti, non sono venuto per annullare ma per portare a compimento.
In verità vi dico finché il cielo e la terra non passeran, neppure una yod, ne un solo apice passeranno della legge prima che tutto sia adempiuto".

Una Riflessione di Silvia Baldi Cucchiara. 

Ricordando l'Olocausto. 
"Venatati lahem bebetì ubekhomotai yad vashem tov mibanim umibanot shem olam eten-lo asher lo ykaret", "lo darò loro, nella mia casa e dentro le mie mura, un posto e un nome, che avranno più valore di figli e di figlie; darò loro un nome eterno, che non perirà più" (Isaia 56:5).
Nella tradizione ebraica, il nome esprime l'essenza dell'identità spirituale.
È Dio stesso che diversifica ogni cosa, sin dalla creazione, secondo una specie unica e irripetibile.
Nel Salmo 147:4 è scritto che il Signore "conta il numero delle stelle e le chiama tutte per nome".
La Torah ci insegna, quindi, che malgrado le stelle siano astri innumerevoli, esse hanno ognuna una propria funzione, un proprio ruolo e nessuna può essere sostituita, ancor meno cancellata.
Ma non si tratta solo di una funzione: ciascuna stella ha un nome proprio.
Se questo vale per gli astri, tanto più per gli esseri umani, poiché ogni uomo è unico e insostituibile.

L'importanza del nome.
Il nome accompagna l'uomo per tutto il percorso della sua vita: dalla nascita alla dipartita da questa terra.
Ogni essere umano è ricordato nelle preghiere con il proprio nome che lo identifica, lo riconosce e gli appartiene in modo unico e speciale.
Per questo il nome assume una carica straordinaria; una volta pronunciato è come se l'essenza spirituale di quella persona fosse chiamata in causa.
Per questo l'ebraismo ha tanto riguardo nel pronunciare il nome del Signore, essenza stessa di Dio, o di temerne una cattiva pronuncia che lo storpiasse anche minimamente.
Al contrario, quando una persona si adira contro un'altra, non la chiama più per nome, non la nomina più.
Troviamo dei riferimenti nella Bibbia, quando Saul adirato con Davide disse a Gionathan, suo figlio: "Perché il figlio di Isai non è venuto a mangiare, ne ieri ne oggi?" (1Samuele 20:27); allontanandosi così da quella intimità di relazione che il nome in se contiene.

Una riflessione di Nicola Scorsone. 

Sono oramai notorie le crisi di fede di Maria Teresa, raccontate nel libro: “Mother Teresa: Come Be My Light”, uscito il 4 settembre negli Stati Uniti., che racconta di alcuni estratti della corrispondenza tra la missionaria e i suoi confessori e superiori, in un arco temporale di 66 anni.
Le lettere rivelano la crisi spirituale della religiosa nell’ultimo cinquantennio della sua vita, durante il quale non avvertiva la presenza di Dio.
“Padre”* Brian Kolodiejchuk, editore e curatore del libro, scrive che “non sentiva la presenza di Dio né nel suo cuore né nell’eucaristia”.

Infatti ad un suo confessore spirituale, il “reverendo” Michael van der Peet, scriveva:
“Gesù ha un amore molto speciale per te.
Ma per me, il silenzio e il vuoto è così grande che io lo cerco e non lo trovo, provo ad ascoltarlo e non lo sento”.
Certamente umanamente non si può negare il grande sollievo che Maria Teresa con la sua missione ha portato ai poveri dell’India. Possiamo ben dire che è stata un esempio mondiale.
Però, prima di tutto Gesù categoricamente apostrofava che vi è uno solo che può generare spiritualmente e prenderne gli appellativi che ne conseguono, Dio (Matteo 23:8-10).

Secondo non c’è uomo che riscattato col sangue di Cristo, suggellato dallo Spirito Santo e fatto partecipe della natura divina (2Pietro 1:4), senta poi aridità, buio, vuoto immenso, angoscia, tristezza...
Certo la vita spirituale è un grande combattimento (Efesini 6:12), vi è dolore, lacrime e a volte scoraggiamento, ma mai più sensazioni di vuoto interiore, come i paragoni che evidenzieremo tra Maria Teresa e l’apostolo Paolo.


Una Riflessione di Magdi Allam. 

Il capo dello Stato ha mai inviato auguri ai cristiani per la Festa del Natale o per quella di Pasqua?
Un sindaco comunista si è mai recato in chiesa per condividere con i cristiani la gioia per la loro festività religiosa?
Non mi sembra che sia successo.
Succede però che tutto ciò lo si faccia con i musulmani in occasione delle loro festività islamiche.
Perché?
II 30 agosto, in occasione della Festa dell'Eid al-Fitr, la seconda festa più importante della religione islamica, che conclude il mese di digiuno del Ramadan, il presidente Napolitano ha inviato un messaggio "a tutti i cittadini italiani di fede islamica, così come ai numerosi musulmani ospiti o residenti stabilmente nel nostro Paese, i migliori e più cordiali auguri per questa festività".
Secondo Napolitano la festa islamica sarebbe "motivo di riflessione sull'importanza di un dialogo sincero e costruttivo tra le religioni e le culture", arrivando a sostenere che questo dialogo sarebbe un "indispensabile presupposto, affinché la società italiana sappia interpretare le sfide del mondo contemporaneo e divenire sempre più libera, aperta e giusta".

Ebbene, innanzitutto, il dialogo non è mai tra le religioni e le culture, bensì tra le persone che fanno riferimento alle religioni e alle culture e, pertanto, le persone vanno calate nel contesto dello spazio e del tempo in cui si trovano; significa che il dialogo e la convivenza con i musulmani in Italia sono possibili e doverosi nel momento in cui loro rispettano le nostre leggi, condividono i nostri valori assoluti, universali e pertanto non negoziabili; aderiscono ad un'identità collettiva che li porta a sentirsi partecipi della comune costruzione di un'Italia migliore.
Detto ciò, è veramente discutibile e sorprendente che Napolitano immagina che, grazie al dialogo tra le religioni e le culture, l'Italia diventerà più libera, aperta e giusta.
Caso mai è vero l'opposto.
Proprio perché l'Italia è già libera, aperta e giusta che i musulmani dispongono attualmente di circa 900 luoghi di preghiera, svolgono pubblicamente azione di proselitismo, rivendicano a viva voce sempre più moschee grandi con cupola e minareto, nonostante loro non siano del tutto rispettosi delle nostre leggi, non condividano i nostri valori non negoziabili, non si riconoscano nell'identità nazionale italiana.

Non abbiamo un dato certo sul totale dei musulmani che hanno partecipato alla preghiera per la loro festività islamica.
Certamente sono una infima minoranza rispetto al totale dei musulmani residenti in Italia, stimati in circa un milione.
Anche volendo proprio esagerare e immaginare che i fedeli islamici in preghiera siano stati in tutta ltalia 50 mila, corrisponderebbero al 5 % del totale dei musulmani in Italia.
Ci rendiamo conto che se ci prostriamo di fronte agli islamici, assecondando in tutto e per tutto ciò che pretendono quando ad agire è solo il 5 % dei residenti, significa che saremo destinati a soccombere quando la percentuale dei loro militanti crescerà?

Perché riserviamo agli islamici un trattamento diverso rispetto a quello consueto con i cristiani o gli ebrei?
Perché non abbiamo il coraggio di dire loro che sono i benvenuti solo se rispettano in tutto e per tutto le nostre leggi, se condividono i nostri valori e aderiscono alla nostra identità nazionale?
Perché facciamo finta di ignorare che fin troppo spesso nelle moschee si predica l'odio e la violenza e talvolta si indottrina ad un'ideologia della morte che anche in Italia ha già portato all'arresto e all'espulsione di diverse guide islamiche?

Il sito
Meditazioni

Una Meditazione di Luca Adamo. 

Vediamo la fatica e l'impegno degli atleti, la loro speranza di giungere primi o di prendere almeno una medaglia, è ci viene facile ricordarsi di quello che l'apostolo Paolo, scrivendo al buon Timoteo, ebbe a dire: "Similmente, se uno compete nella gare atletiche, riceve la corona unicamente se ha lottato secondo le regole" (2Timoteo 2:5).
La Bibbia paragona i credenti a degli atleti, atleti che "corrono" per poter giungere alla meta e potersi così guadagnare la "corona", il premio che Iddio ha stabilito per ciascuno di noi.

Si, perché tutti noi, il premio, lo vogliamo dal Signore!
E il premio che Iddio elargisce non è solo per chi arriva primo o per chi fa le cose più grandi, ma semplicemente per chi... arriva fino alla fine!
Eppure, sebbene tutti noi siamo consci del dover correre come degli atleti, del dover cioè portare avanti la vocazione che il Signore ha dato a ciascuno di noi, pochi sono però coloro che notano anche le condizioni per far si che la nostra fatica non sia resa vana, nel giorno in cui Iddio distribuirà i premi, le "corone".
Il nostro testo dice che la "corona" la si ottiene non solo se si vince, ma anche se si vince secondo le regole.

Una Meditazione di Silvia Baldi Cucchiara. 

Ripristinare l'ebraicità del Vangelo. 
AI tempo di Paolo, la comunità ebraico-cristiana si confrontava con I'ingresso dei Gentili; oggi la Chiesa cristiana, in maggioranza Gentile, deve fare molta più attenzione a non paganizzare gli Ebrei.

Ma cosa significa ripristinare l'ebraicità del Vangelo? 
Per esempio, significa riconoscere l'essenza ebraica del suo contenuto: prendere consapevolezza che tanti concetti che noi cristiani abbiamo ritenuto "nostri", sono invece ben più antichi, provengono da un'eredità ebraica, sono, per loro stessa natura, ebraici.
Il primo è il concetto di Messia, di cui tutta la Scrittura ebraica (Antico Testamento) ci attesta.
Lo stesso concetto di Nuovo Patto è una promessa che viene prima stabilita per la Casa d'Israele (Geremia 31:27-40), poi per i Gentili.
La stessa effusione dello Spirito Santo è stata profetizzata prima per i Giudei (Isaia 44:3; Ezechiele 36:22-26), poi per gli altri popoli (Gioele 2:28-29).
Così si è realizzata la promessa: prima per i Giudei (Atti 2:1-5) e poi per i Gentili (Atti 10:44-45).

Ripristinare l'ebraicità del Nuovo Testamento significa riconoscere che il cristianesimo fu, prima di tutto, un fatto ebraico: Gesù è il Messia ebreo che radunò a se 12 apostoli, Ebrei messianici, che in Atti 1:15 divennero 120, poi 3.000 (Atti 2:41), poi 5.000 (Atti 4:4)...
Tutti questi erano Ebrei e il loro numero continuava a moltiplicarsi (Atti 9:31), fino ad arrivare al capitolo 11:26 del libro degli Atti dove è scritto che "... Ad Antiochia, per la prima volta, i discepoli furono chiamati cristiani...", meshichim, messianici, in ebraico, perché fino allora erano semplicemente dei Giudei.
L'apostolo Paolo afferma, in Romani 11:18: "... Che non sei tu che porti la radice, ma è la radice che porta te..." e, poiché sta parlando di Israele, possiamo in tutta onestà affermare che Israele è la radice che ci porta.

Meditazioni

Una Meditazione di Antonio Strigari. 

"Poi Giona uscì dalla città, e si mise a sedere a oriente della città; si fece quivi una capanna, e vi sedette sotto, all'ombra, stando a vedere quello che succederebbe alla città.
E Dio, il Signore, per guarirlo dalla sua irritazione, fece crescere un ricino, che montò su di sopra a Giona, per fargli ombra al capo; e Giona provò una grandissima gioia a motivo di quel ricino.
Ma l'indomani, allo spuntar dell'alba, Iddio fece venire un verme, il quale attaccò il ricino, ed esso si seccò.
E come il sole fu levato, Iddio fece soffiare un vento soffocante d'oriente, e il sole picchiò sul capo di Giona, così ch'egli venne meno, e chiese di morire, dicendo: Meglio è per me morire che vivere" (Giona 4:5-8).

RIEPILOGO
Dio aveva ordinato al profeta di recarsi a Ninive a predicare la rovina di quella città a causa della sua malvagità ma, come sappiamo, Giona si era diretto invece nella direzione opposta, su di una nave, disobbedendo così al Signore.
Il Signore, quindi, scatenò una tempesta che mise fortemente in pericolo la nave sulla quale si era imbarcato Giona.
L'eccezionalità della burrasca suggerì ai marinai, dopo aver svegliato Giona, di tirare a sorte per individuare il colpevole di questa "ira di Dio".
La sorte cadde su Giona, il quale confessò ai marinai di essere responsabile di quanto accadeva e consigliò, per la loro salvezza, di essere gettato in mare.
Dopo una prima esitazione, e considerati inutili i loro ulteriori sforzi per salvarsi, i marinai buttarono Giona in mare, dove fu inghiottito da un pesce.
Dopo tre giorni di permanenza nel ventre del pesce il profeta pregò il Signore per la sua salvezza, il quale ordinò al pesce di vomitare Giona sull'asciutto.
Questa volta Giona diresse i suoi passi verso Ninive ove predicò dicendo: "Ancora 40 giorni e Ninive sarà distrutta".
I Niniviti credettero all'avvertimento del profeta, fecero penitenza e si ravvederono tutti, dal re al più piccolo di loro.
Iddio vide quanto fecero i Niniviti e non mandò su di loro alcun male.
Giona, dopo che furono trascorsi 40 giorni, vedendo che nessun male cadeva sulla città, ci rimase tanto male che, come disse, avrebbe preferito morire; si irritò e disse a Dio che era per questo che non aveva voluto obbedirgli, poiché sapeva che Egli era un Dio "misericordioso, pietoso, lento all'ira, di gran benignità", e che si sarebbe pentito del male minacciato.
Il Signore gli disse: "Fai tu bene a irritarti così?" (vers.4).

Testimonianze

Vivere per fede.

All'inizio del mese di dicembre 2011 ho incominciato a sentirmi male.
Il dottore mi ha fatto fare gli esami del sangue, perché pensava fosse la tiroide; ma io avevo vertigini e capogiri, mi sentivo come una appesa ad un filo.
Ho pregato: "Signore non so dirti più nulla, sono spaventata; aiutami a non rimanere così, perché è orribile".
I giorni trascorrevano nell'angoscia di nuove vertigini.
Dissi al dottore di mandarmi dallo specialista neurologo.
Quando andai dal neurologo mi venne una vertigine, proprio mentre mi visitava.
Ero fuori dal mondo, confusa e spaventata, ma la dottoressa (il neurologo) mi disse di avere pazienza, perché mi avrebbe guarita.
Dopo alcuni giorni ero ancora in barcollamento, ma andavo migliorando di giorno in giorno e quando l'otorino mi fece la manovra era il 23 di dicembre; mancavano due giorni a Natale.
Da allora non ho ho avuto più le vertigini; ho fatto così un Natale sereno.
Ritengo che questo sia stato un dono fattomi dal Signore, poiché "...il giusto per fede vivrà".
Effettivamente, questa parola si è avverata in me.

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Una Meditazione di Silvia Baldi Cucchiara. 

"Pregate per la pace di Gerusalemme! Quelli che ti amano vivano tranquilli. 
Ci sia pace ali 'interno delle tue mura e tranquillità nei tuo i palazzi! 
Per amore dei miei fratelli e dei miei amici, io dirò: «La pace sia dentro di te!». 
Per amore della casa del Signore, del nostro Dio, io cercherò il tuo bene" (Salmo 122:6-9).

Secondo le Scritture e i fatti della storia che le accompagnano, Dio ha un occhio di particolare verso coloro, non Ebrei, che si adoperano per consolare e sostenere il popolo ebraico e tutto Israele.
Poiché "davanti a Dio non c'è favoritismo" (Deuteronomio 10:17; Romani 2:11), possiamo certamente confidare nel fatto che Egli non predilige un popolo a scapito di un altro, semmai, seguendo un ordine tutto divino, si compiace di estendere la sua benedizione su tutti i popoli, cominciando da uno, da Israele.
Solo in questo senso, globalmente divino, possiamo intendere il versetto di Genesi 12:3: "Benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà, e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra".
Infatti, Dio non prende piacere nel maledire nessuno; in Lui solo, tutto è bene, ma siamo noi stessi che ci auto puniamo quando, malgrado tutti i suoi insegnamenti e i suoi avvertimenti contenuti nella sua Parola, continuiamo a sovvertire il suo ordine e le sue direttive.

Che cosa accade a chi sostiene Israele?
Nelle Scritture, ogni volta che il popolo ebraico si trova davanti a una prova di persecuzione e di distruzione è sempre per un tempo determinato, mai in modo definitivo.
Nessuna arma fabbricata contro di lui avrà successo (Isaia 54:17), se non parzialmente e con un obiettivo divino specifico: ravvedere Israele e le nazioni.
Guai comunque a quelle nazioni che si sono poste contro Gerusalemme (Zaccaria 14:12).
Ma non è questo ciò su cui vogliamo focalizzare la nostra attenzione.
Sempre partendo dalle Scritture, vogliamo porre in risalto l'esatto opposto, e cioè: che cosa accade ai sostenitori del popolo ebraico, ai non Ebrei, che si adoperano in favore dei Giudei e di Israele.
Nella Bibbia troviamo svariati esempi del genere, ma forse questo è uno dei più eclatanti: "Nel primo anno di Ciro, re di Persia, affinché si adempisse la parola del Signore pronunziata per bocca di Geremia, il Signore destò lo spirito di Ciro, re di Persia, il quale a voce e per iscritto, fece pubblicare per tutto il suo regno questo editto: "Così dice Ciro, re di Persia: II Signore, Dio dei cieli, mi ha dato tutti i regni della terra, ed egli mi ha comandato di costruirgli una casa a Gerusalemme, che si trova in Giuda. 
Chiunque tra voi è del suo popolo, sia il Signore, il suo Dio, con lui, e parta!"" (2Cronache 36:22-23).

Una Riflessione di John Kidd. 

Alcune domande e risposte.  
Sei tu etnico?
Questo stereotipo, tuttora molto abusato, significa niente di più che "tu appartieni a un qualche gruppo tribale, come ad esempio: Gallese, Italiano, Finnico, Arabo, Inglese, Zambiano...".
Ethnos, da cui noi abbiano derivato la parola "etnico", è un etimo greco che il Nuovo Testamento ha tradotto come “Nazione”.
Se Tu sei cristiano, però, hai anche una nazionalità extra: tu sei cittadino della “Sacra Nazione di Dio" (vedi 1ª Epistola di Pietro 2:9).
Come tale, è un tuo privilegio ed un tuo dovere, concessoti da Gesù Cristo, di presentare Dio a tutte le persone, senza alcun riguardo alla loro nazionalità (Matteo 28:19-20).
In tal senso, sebbene non sia sbagliato essere un politico, tu sei sopra la politica, per cui Dio si aspetta che tu sia, non necessariamente “politicamente corretto”, ma “divinamente corretto”, obbediente, cioè, alla Sua Parola scritta.

Dio è democratico? 
Risposta: No! Egli è teocratico.
Il che significa: noi gente, intesa come popolo, non possiamo decidere ciò che è giusto o sbagliato, ma Dio solo può deciderlo!

Dio è egualitario?
Risposta: No! Egli ha dei favoriti.

Dio ha una nazione favorita? 
(Non voglio dire Cristiani, piuttosto che Mussulmani o Ebrei, voglio dire: Dio favorisce una qualche nazione sulla terra, in particolare?).
Risposta: Si!

Nella nostra società dissacratrice, queste due ultime risposte possono tendere a far rizzare (forse solo un poco) i capelli a molti, ma per te (come cristiano) ciò non dovrebbe scandalizzarti se sei ripieno, come dovresti essere, dell’umile Spirito di Gesù!
Israele è sulla terra una nazione speciale al punto che, se non fosse esistita nessuno, tu compreso, avrebbe mai potuto diventare cristiano.
“Cristiano” significa seguace di Cristo.
Gesù era giudeo, nato da una giovane giudea; Egli dovette nascere giudeo, secondo le antiche scritture, e morì per te, all’ombra di un’insegna romana che diceva così: "Questo è Gesù il Re dei Giudei".

Meditazioni

Una Riflessione di Bill Williams. 

"Siate sobri, vegliate: il vostro avversario, il diavolo, va attorno a guisa di leone ruggente cercando chi possa divorare; resistetegli stando fermi nella fede" (1Pietro 5:8-9). 
Esistono due tipi di libertà: la falsa libertà, che secondo lo spirito del mondo significa fare quello che si vuole, dove e quando si vuole, spesso a discapito degli altri, ignorando gli altri o malgrado gli altri, e questa potrebbe essere anche una manifestazione di egoismo;
e la vera libertà, che per il cristiano, il nato di nuovo, consiste nel fare la volontà di Dio, cioè vivere e mettere in pratica l'insegnamento dell'evangelo dell'amore nel rispetto reciproco, mettere in pratica ciò che si crede, in un mondo che è sotto il dominio del diavolo.

Il credente è impegnato a resistere su tre fronti:
1 - La carne, l'io, la vecchia natura di cui Paolo parla nella sua epistola ai Galati 5:17: "La carne ha desideri contrari allo Spirito; e lo Spirito ha desideri contrari alla carne, sono cose opposte fra loro a guisa che non potete fare quello che volete".
E' la carne con le sue opere che combattono le realtà spirituali (Romani 8:5-9).

2 - Il mondo. E' una condizione interna dell'individuo che con il suo essere terreno, con il suo modo di vedere, di pensare ne condiziona tutto il comportamento.
Pregando per i suoi seguaci Gesù ha detto: "Loro non sono del mondo, come io non sono del mondo. Io non ti prego che li tolga dal mondo, ma che tu li preservi dal mondo" (Giovanni 17:14-15).
Vegliate per fare in modo a che la mondanità non si introduca nella vostra vita interiore.
Lo spirito del mondo cerca in ogni modo di imporsi, di imprimersi nei nostri pensieri, nei nostri occhi, nei nostri cuori.

3 - Il diavolo. E' un essere reale, perché lui parla, agisce, esiste.
E' il maligno, il principe di questo mondo, il figlio della ribellione, l'avversario di Dio e dell'uomo.
Egli ha sotto di se degli angeli per distruggere tutto ciò che è buono, che è secondo Dio; conosce le nostre debolezze, le nostre tendenze e ci attacca per farci allontanare dal Signore.
Il diavolo ci attacca perché è il tentatore, si traveste in un angelo di luce per catturarci, a farci ricordare il nostro passato, e quindi a farci dubitare circa il perdono, che per grazia ci è stato accordato al Calvario e che abbiamo ricevuto per fede (Atti 10:43 - 1Giovanni 1:9).
Lui anche è colui che opprime; il suo attacco viene dall'esterno e cerca di riportare il credente sotto il suo potere dominante per mezzo della tirannia del dubbio.
Attenzione ai suoi lacci, restiamo in guardia; il diavolo lavora usando la confusione, usando le idee che glorificano l'uomo.

Meditazioni

Una Riflessione di Manuela Giannini. 

La morte, il dolore, il dispiacere, l’abbandono, l’abuso, la confusione, la solitudine, Dio non intendeva farci provare o sopportare nessuna di queste cose.
Spesso ci capitano delle cose spiacevoli, disgrazie, dispiaceri e ci chiediamo: “Perché?”; e poi chiediamo a Dio: “Perché me? – Perché queste cose? – Perché ora?”.
Perché, Perché, Perché?
Spesso e volentieri non troviamo risposta:  
"Perché mia madre è morta quando avevo dieci anni e mi ha lasciato da solo?
Perché mia moglie è rimasta infetta da AIDS, tramite una trasfusione?
Perché ho sempre problema di soldi?
Perché mio figlio è morto in un incidente di macchina?
Perché ho il cancro al cervello?
Perché nulla va mai per il verso giusto?
Perché a me? Perché Dio? Puoi dirmi perché?".
A volte pensiamo: "Hei Dio, sei là in cielo, che ci guardi da lontano, pensando che forse mio figlio è rimasto ucciso nell’incidente stradale, perché non ti amava abbastanza?
Mia moglie non era abbastanza diligente, è per questo che adesso ha contratto l’AIDS?
È ciò che si merita?
Tumore al cervello…. Volevi vedere cosa avrei fatto… forse pregare di più, impegnarmi di più, dare di più?
Perché sei così indifferente ai nostri dolori?
Perché sembra che non te ne importa niente?".

Meditazioni

Una Riflessione di Manuela Giannini.

Quante volte siamo andati in chiesa e abbiamo sentito dire che Dio benedice coloro che obbediscono alla sua legge, coloro che sono così, sono cosà, fanno questo e fanno quello; quante volte abbiamo chiesto a Dio di benedirci nel lavoro, nella salute, nei rapporti interpersonali, sperando che tutti i nostri problemi e dolori spariscono in un minuto, come se Dio fosse la fata turchina.
Quante volte?

Devo ammettere che molte volte sono andata in chiesa e ho dovuto ascoltare un vangelo che parlava di Dio come il benefattore di chi si siede sulle panche della chiesa, cattolica o protestante che sia….
Molte volte ho sentito dire che solo se facciamo i "bravi", se ci comportiamo bene, se facciamo questo o facciamo quello, Dio sicuramente ci benedirà.
Apologia

Uno studio di Antonio Strigari. 

"La fede comincia là dove la religione finisce”.
Questa frase, che appartiene al filosofo danese Soren Kiekegaard, racchiude una grande verità che ora considereremo assieme.
All’aforisma di Kiekegaard per i Cristiani si potrebbe aggiungere: “…e dove finisce la religione può, anche, iniziare il Cristianesimo”.
Questo concetto ci induce a riflettere su un’altra differenza, che va fatta per completezza, fra “Religione” e “Cristianesimo”.

Esamineremo assieme, quindi, confrontandole fra di loro:
1. Fede
2. Religione
3. Cristianesimo

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