Il Blog di Incontrare Gesù

Articoli di attualità, esperienze personali e meditazioni su argomenti etici morali, sulla fede cristiana e sulla religione in generale.

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Testimonianze

Al tramonto vi sarà luce. 

Sono nato a Cismon alle pendici del Monte Grappa.
Dopo la laurea in “Sociologia delle Religioni” presso l’università Federico II di Napoli, vivevo il travaglio della generazione del ‘68.
Dalla militanza politica all’esperienza psichedelica con la droga, cercai incessantemente nel grande viaggio della vita, un senso più profondo e vero per la mia propria esistenza.
Allora lo spinello si chiamava joint, che paradossalmente significava unire: seduti in cerchio lo facevamo girare per prenderne ognuno qualche boccata di fumo.
Poi iniziò a circolare l’eroina, l’LSD e robacce simili, che distrussero tante giovani vite, che si schiantavano su quel muro dei Pink Floyd.

Barba e capelli lunghi, una mattina partii improvvisamente per la mia grande avventura verso il grande sud, Bologna, Roma, Napoli, in autostop, arrivai a costeggiare il mare della meravigliosa Sicilia, che sembrava un incanto.
Arrivato a Ribera, gustai arance così grosse come non ne avevo mai viste.
Fui ospitato da alcuni ragazzi seguaci di Hare Krisna, seduti a gambe incrociate in una stanza azzurra con gli affreschi di Visnù e un forte odore d’incenso.
Scocciato da quell’atmosfera artificiosa e forzata dal desiderio del mistico, partì subito verso l’Africa, Afganistan, Pakistan, India, Nepal, Israele…

Una Meditazione di Franco Previte. 

La depressione, il “male oscuro” così definito dai mass media, comporta disturbi del tono dell’umore, distrugge il morale, lo spirito della persona, ma soprattutto miete, in numero crescente, vittime innocenti nella società.
E’ il “volano”, pare, di quanto sta avvenendo in particolare in questi giorni in Italia, dove madri uccidono i propri figli, mariti uccidono le mogli e viceversa, figli che uccidono i genitori, situazioni derivanti da crisi depressive secondo il mondo scientifico.

In genere queste “persone” vengono “piantonate” dalle Forze di Polizia in qualche Reparto di psichiatrica negli Enti Ospedalieri e poi “ricoverate scandalosamente” negli Ospedali Psichiatrici Giudiziari od in quelli Privati Convenzionati, i quali non solo contrastano con la legge 180, ma configgono con i dettami della Carta Costituzionale.
Ma nella quasi totalità dei “casi”, di persone depressive ricoverate nei Reparti Ospedalieri, dopo qualche pillola, vengono dimesse, e così finisce, ancora una volta, il rituale eclatante episodio di sanità malata.

A questo proposito dobbiamo sperare, visto il disinteresse della politica, che il problema degli OPG e PC, problema di degrado, susciti l’interesse di qualche solerte Procura delle Repubblica o l’intervento della Corte dei Conti, su una situazione così paradossale che costituisce, anche, una lesione allo spirito di solidarietà e di altruismo della pubblica opinione.
Dobbiamo aprire una parentesi e considerare che se i compiti dei NAS dei Carabinieri sono indirizzati alla tutela dei diritti e della dignità dei “malati”, come è avvenuto fin oggi, allora la Benemerita svolge un’opera meritoria, umanitaria di garanzia giuridica e di “spinta” per la soluzione del gravissimo problema dei disagiati psico-fisici.

Una riflessione di Nicola Scorsone. 

Maria, umile ragazza ebrea, condivideva la fede di Israele nelle promesse divine sulla venuta del Messia.
Scelta per dare alla luce il Messia, si rese subito conto di essere stata oggetto di una particolare grazia di Dio, a cui bisogna rispondere con il libero assenso di fede (Luca 1:26-33).
Perciò Maria è per noi esempio di fede, come Sara, Deborah, Rut e tante altre pie donne d’Israele, e l’Evangelo per la sua particolare chiamata, la chiama BEATA.
Portiamo dunque a Maria il medesimo rispetto che ebbe per lei l’angelo della annunciazione.

Maria umile ancella del Signore si riconobbe subito, povera è bisognosa della grazia divina, confermando ciò nel suo Magnificat: “Lo spirito mio esulta in Dio mio Salvatore” (Luca 1:47).
Per questo indicherà Cristo dicendo: “Fate tutto quello che Egli vi dirà” (Giovanni 2:5).
Poiché, giustamente, replicherà l’apostolo Pietro: “In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati” (Atti 4:12).
Sembrerebbe un contro senso, ma in un mondo sempre più mariano e meno cristiano, in cui si vuol fare di un’umile fanciulla di Nazareth una figura sempre meno umana e più divina, da sostituirla a Cristo come oggetto di fede, speranza e salvezza, noi seguiremo l’esempio di Maria, e Colui che ci ha indicato, Gesù.

Una Riflessione di Nicola Scorsone. 

Continuando con la matematica, nel mese di maggio dedicato alla recita del rosario, moltiplicando 1550 per milioni nel mondo si arriva a miliardi di recite.
Di fronte a queste astronomiche cifre, Gesù, riguardo alla preghiera, ci dà un chiaro insegnamento: “Nel pregare non usate troppe parole come fanno i pagani, i quali pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole… perché il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno, prima che gliele chiediate” (Matteo 6:7-8).

La Maria della Bibbia alle nozze di Cana, disse: “Fate tutto quel che vi dirà (Gesù)” (Giovanni 2:5).
Stranamente e contrariamente però, le varie Marie di Fatima, Medjugorje… incitano i fedeli a recitare più rosari possibili invitandoli in tal modo a riporre nelle loro mani la loro vita, nonché le sorti di tutto il mondo.
A chi dobbiamo dare ascolto?
Gesù insegna: “...qualsiasi cosa domanderete al Padre nel MIO nome, Egli ve la darà” (Giovanni 16:23).
Mentre le varie apparizioni mariane richiedono preghiere, suppliche, penitenze, sacrifici (o fioretti) rivolti al loro nome!

Meditazioni

Una Riflessione di Melchiorre Briganti. 

Noi tutti, nella nostra vita quotidiana, abbiamo le nostre piccole croci, di cui non
ci dobbiamo per niente preoccupare, e che anzi dobbiamo e vogliamo accettare e offrire a Gesù.
Noi tutti, inoltre, siamo in qualche modo dei peccatori e quindi siamo destinati a morire (anagraficamente), in quanto il frutto del peccato è la morte.
Ognuno di noi, però, a un certo punto della sua vita incontra Gesù e si trova a tu per tu con Lui, che, pur essendo senza peccato, è stato ingiustamente condannato alla stessa sorte nostra della Croce e che - vittima innocente - è morto sulla Croce per noi e per i nostri peccati.

A questo punto subentra la nostra risposta: sta a noi, che abbiamo questa grandissima occasione offerta dalla misericordia di Dio, compiere una scelta.
L'atteggiamento del ladrone "cattivo" è: "Salva te stesso e noi", quasi come se volesse "usare" Gesù per i propri fini comodi ed egoistici, per evitare la Croce, strada dalla quale dobbiamo invece passare.
L'atteggiamento del buon ladrone è invece: Gesù è al primo posto rispetto a lui, protagonista della storia; la morte attraverso la Croce e le sofferenze relative ad essa costituiscono l'entrata nel Regno dei Cieli e sono un passaggio obbligatorio.

Inoltre il buon ladrone riconosce che c'è il Regno di Gesù (che naturalmente non è di questo mondo).
Tutto ciò salva il buon ladrone, che va direttamente in Paradiso con Gesù.
Che fine ha fatto l'altro ladrone?...
Personalmente ritengo che la differenza stia proprio tra il peccato che viene perdonato, perché c'è sincero pentimento e il peccato che non può essere perdonato, perché non c'è ravvedimento; ossia, come conseguenza di ciò, rispettivamente nell'accettare o rifiutare Dio, cosa che comporta la vita o la morte eterna.
Siamo tutti noi di fronte a questa scelta, fin dalle nostre azioni che si compiono su questa terra.
Una Riflessione di Franco Previte. 

Nel terzo millennio cristiano, il rapporto fede-ragione e condizione sociale, deve porsi alla luce della situazione storica e culturale nella quale si trova l’uomo oggi.
Prendiamo, in breve, a considerare nel rapporto fede e ragione, la Lettera Enciclica Fide et Ratio, del Sommo Pontefice Giovanni Paolo II° su esigenze e compiti della situazione dell’epoca, fa un’analisi molto approfondita dell’affermarsi del fenomeno della frammentarietà del sapere e del conoscere considerando, molto importante, essere difficile e spesso vana la ricerca del senso (81.cap.7°).

In sostanza una degradazione della ragione senza ricercare la verità una argomentazione dottrinale molto profonda che ci viene consigliata per conoscere ed interpretare il mondo e la vita dell’uomo moderno.
La condizione sociale dell’uomo d’oggi, in una sorte di solidarietà, è capire chi è il nostro prossimo, chi si trova nella necessità di esigenze e se possiamo diventare prossimo dell’altro nella misura in cui condividiamo le sue difficoltà: in una parola come ci comportiamo di fronte a chi è nel bisogno?
Il nostro tempo pare inaridirsi! Forse, per non dire, siamo allo sfascio totale e delle coscienze e del presente?

Una Meditazione di Franco Previte . 

I mass media del 21 febbraio hanno riportato una notizia davvero scioccante in cui un gruppo persone, circa 800, operanti su Facebook hanno posto in mostra una foto di profilo di una bambino down in un gioco di tiro al bersaglio con un proclamato delirio di frasi offensive e denigratorie, protette dall'anonimato, nei confronti di questi sfortunati della vita.
Naturalmente, in tempi brevi sul web è partita una controffensiva a difesa di questi innocenti che si trovano in situazione di maggior debolezza e fragilità.
Purtroppo una certa parte del nostro tempo considera la persona umana pienamente autonoma e svincolata da ogni rapporto con la legge religiosa e con quella sociale, mentre l’uomo tende a porsi al centro dell’universo.

Non possiamo non dimenticare il progressivo dissolversi dei valori etici che sfide pericolose, come nel caso esposto, tendono a distruggere le famiglie ed i singoli, ma amareggia ed angoscia che si va sviluppando e progressivamente aumentando, un relativismo, un permissivismo smodato che dilaga, modifica e mortifica la dimensione etica della vita.
Il materialismo, il consumismo, l’edonismo e l’erotismo più sfrenato corrono e concorrono a formare un superficialismo assoluto, un substrato privo di un fondamento di civiltà morale che non ci stupisce più di tanto, ma, ripeto, amareggia il constatare una siffatta realtà sociale che a volte viene accettata.
Tutti gli uomini di buona volontà, soprattutto noi cattolici, dobbiamo tenere alta la coscienza di tutela della dignità umana, la grandezza del carattere sacro della vita e di ogni vita ed in qualunque condizione di salute ci troviamo.


Meditazioni

Una Riflessione di Paolo Moretti. 

Rileggendo qualche giorno fa la parabola del figlio prodigo (Luca 15:11-32), mi sono sentito ripreso dal Signore attraverso una particolare riflessione sul comportamento incoerente del figlio-fratello maggiore.
Egli “si trovava nei campi” al momento del ritorno del fratello a casa, non era quindi in giro a passeggiare, né stava svolgendo altre attività con cui riempire il suo tempo libero.
Era “nei campi” a lavorare, a sudare nei terreni del padre, ad esprimere in questo modo impegno, fatica, servizio.

Chi lo avesse osservato con attenzione, lo avrebbe giudicato un eccellente servitore del padre, un vero modello da prendere come esempio!
Ma poi, quando, tornando come ogni sera a casa, udì un insolito suono di musica e di danze e venne informato che il padre stava facendo festa per il ritorno a casa di suo fratello, “egli si adirò e non volle entrare”.
Ovviamente questo rifiuto ha, nel contesto immediato della parabola, lo scopo di portare a riflettere i farisei e gli scribi sul loro analogo rifiuto di condividere la festa del Figlio di Dio che “accoglie i peccatori e mangia con loro“: una festa che si estende dalla terra al cielo, dove “v’è gioia davanti agli angeli di Dio”.

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