Il Blog di Incontrare Gesù

Articoli di attualità, esperienze personali e meditazioni su argomenti etici morali, sulla fede cristiana e sulla religione in generale.

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Un articolo di Fiamma Nirenstein. 

Primavera oscurantista: ritirato al festival di Luxor il film "Uscita dal Cairo", una storia d'amore che non rispettava "confini" tra religioni.
La buona notizia è che, almeno, un gruppetto di intellettuali protesta, e fra questi Tarek el Shenawi, critico cinematografico egiziano di fama.
Ma la notizia cattiva conferma il clima di pesante oscurantismo che domina ormai la "primavera" egiziana: il film «Uscita dal Cairo», una love story fra una donna musulmana e un cristiano copto, è stata censurata e ritirata dal Festival del cinema africano di Luxor.

Ci sono tanti motivi per essere molto dispiaciuti di questo fatto, ma il più immediato riguarda la infinita, invincibile eliminazione di Romeo e Giulietta nel nostro tempo, ma in una società diversa.
Infatti, non c'è molto spazio per l'amore nelle società islamiche, a meno che il fidanzamento non coincida con una quantità di regole prefissate dalla tradizione, dalla famiglia, dalla Sharia, dalla religione... da una folla in cui, comunque, le donne non contano niente.

Giulietta e Romeo nel mondo islamico fanno sovente una brutta fine, e uno dei motivi principali di incidenti violenti sono le storie d'amore fra persone di confessione diversa, soprattutto se la giovane lascia il domicilio familiare.
Il diritto alla felicità diventa allora diritto di uccidere, a meno che non intervenga una conversione, ma allora il matrimonio misto, comunque, si presenta alla rovescia rispetto a quello mostrato nel film: il marito è musulmano e la moglie prima o poi si converte.
Altrimenti, è tragedia.

La straordinaria storia di Gulshan Esther accende la luce sulla chiesa perseguitata nei Paesi musulmani, ma ancora di più sulla grandezza del nostro Dio.

Gulshan Esther è un miracolo vivente!
Paralitica dall'età di tre anni, quando venne colpi­ta dal tifo, una notte ebbe la visione di Gesù che le diceva: "Alzati e vieni da me"; e fu istantaneamente guari­ta.
Ma il miracolo ancora più grande è che Gulshan era una musulmana pachistana, figlia di un'importante famiglia di Sayed, creduti discen­denti diretti di Maometto.
Non sape­va nulla di Gesù.
Dopo la morte del suo amato padre, una voce le disse: "Cercami nel Corano, nel Sura Mar-yam".
In quella Sura, Gulshan lesse di un profeta che operava miracoli di guarigione, e cominciò a invocar­lo: "Gesù, figlio di Maria, guarisci­mi".
La guarigione miracolosa arri­vò, ma con essa anche un compito per Gulshan: "Testimonierai di me al mio popolo".
Gulshan iniziò subito, testimoniando alla sua famiglia del­la sua guarigione e della grandezza di Gesù Cristo, ma la famiglia non ne fu entusiasta.
Nel libro "II velo strappato", scritto da lei, leggiamo:
"A dieci giorni dalla mia prodigiosa gua­rigione, mentre riposavo nella mia stanza, "scoppiò un temporale".
La mia fa­miglia tornò con forza: si radunarono tutti nella stanza di ricevimento degli uomini, a porte chiuse, per farmi un interrogatorio, o almeno così mi sem­brò.
Mio fratello Safdar Shah fece un piccolo discorso introduttivo: "Abbia­mo radunato i capi della famiglia per persuaderti di smetterla con queste idee estreme che hai abbracciato re­centemente.
Ammettiamo che Gesù ti abbia guarito, ma se la cosa si sparge in giro, non sarà un bene per noi.
Siamo una famiglia musulmana di riferimento per tutti; tu rovinerai la nostra reputazione".

II regime notoriamente oppressivo della Corea del Nord continua ad essere il peggior persecutore di cristiani in tutto il mondo.


Una storia vera.
Il Signor Sung (nome di fantasia) non è estraneo al dolore.
Quan­do era un insegnate in Corea del Nord, due studenti gli sono morti tra le braccia, uccisi dalla fame; ha sof­ferto la tortura delle autorità nord-coreane ed ha vissuto come mendi­cante nelle strade.
Ma tutto ciò non è nulla a confronto del dolore che prova quando ricorda la morte di sua madre.

"Quando l'incubo della sua uccisione mi sveglia dal sonno, mi sento soffocare dal dolore", dice.
Sung e sua madre sono fuggiti dalla Corea del Nord in Cina negli anni '90, per sfuggire alla fame, ma nel 2001 il fratello maggiore persuase sua madre che sarebbe stato meglio per lei ritornare in Corea del Nord con lui, a causa delle difficoltà che dovevano affrontare in Cina, perché considerati illegali e senza nes­suna posizione.

Sung ci racconta: "Nel 2001 mio fratello maggiore venne in Cina e disse che sarebbe stato meglio ri­tornare in Corea del Nord.
'Se mo­riamo, è giusto che moriamo col nostro vero nome', disse, 'almeno moriremo nella nostra nazione'.
Così intrapresi il viaggio di ritorno con mia madre e mio fratello fino al fiume Tunen, che corre lungo la frontiera tra la Cina e la Corea del Nord.
Quando siamo arrivati ho notato che c'era un camion par­cheggiato sulla sponda nord-corea­na, che era stato lì fin dalla matti­na.
Quel camion mi sembrò molto sospetto, ma mio fratello disse: 'Va tutto bene. Dobbiamo credere che saremo in salvo'.

Eravamo in piedi sulla riva del fiume di fronte alla Corea del Nord, quando mia madre si inginocchiò e cominciò a pregare.
Mi fece sedere davanti a lei, pose le mani sulla mia testa e pregò in modo molto ferven­te.
Penso che avesse avuto una pre­monizione, perché menzionò che questa poteva essere l'ultima vol­ta che saremmo stati insieme.
Mi disse che io dovevo sopravvivere e tornare in Corea del Sud (da dove mio padre proveniva) e diventare un pastore.
C'erano molte persone che pescavano sulla sponda cinese, e tutti le diedero il loro addio.

Una riflessione di Nicola Scorsone. 

Si ricorda, in particolari occasioni, l'Olocausto degli Ebrei della 2ª Guerra Mondiale, per non dimenticare e migliorare.
Qua e là spuntano, però, diversi presunti e presuntuosi storici che dicono, per citarne alcuni: "L'olocausto è fondamentalmente una burla storica… il più grande olocausto non è stato contro ebrei, ma consumato sui cristiani dagli ebrei… dubito che 6 milioni di ebrei siano veramente morti nei campi di morte nazisti".

Da The Hoax of the Twentieth Century - La Burla del Ventesimo Secolo, di Arthur R. Butz.
"Nessun ebreo è morto nelle camere a gas, queste venivano usate semplicemente per la disinfestazione degli indumenti dei detenuti...
La comunità internazionale dovrebbe fermare Israele e ritenerla responsabile per tutti i suoi crimini".
Da Sawt-al-Arab - La Voce Araba, Cairo (ovviamente!!!).
Fanaticamente, interpretano sempre la storia secondo il proprio punto di convenienza religiosa o laica.
Per esempio l'oscuro medioevo, alcuni storici, lo vogliono fare apparire come un'alba dorata.
È vero che in tutti i tempi sono sorti uomini di valore, come anche nel medioevo, ma quest’ombra scura invece di stringerla fino a farla scomparire, sarebbe più saggio allargarla in tutti gli strati della storia di tutti i tempi.

Testimonianze

Conforto nel dolore. 

Dio mi ha tolto la cosa che per me era la più importante: mio marito.
Lui era un uomo giusto, onesto, buono, bello; era il mio angelo e con lui ho avuto due splendidi figli.
Però non sono arrabbiata con Dio, perché so che il Suo l'amore riempe i cuori più affranti, come il mio; so che la Sua luce illumina la mia vita; so che Lui è il mio più grande conforto.
Anche se ho scritto "tolto", in effetti ho scoperto, con la morte di mio marito, l'amore immenso di Cristo per me.
Credevo di morire dal dolore, di non potere affrontare più la vita da sola (e tante volte sono sola con il mio dolore!), eppure, proprio quando sono nella solitudine più nera, è proprio lì che il Signore mi tiene stretta a sé.
Tante volte ho detto a Dio: "Perché mi hai abbandonato?"; ma poi, non so come mai, c'è sempre quella tenera carezza che mi sfiora l'anima... e mi porta a pensare che non sono sola.
Sono riuscita a laurearmi e sono ancora giovane, ed ho perso il mio amato nel più bello della mia vita.
Riflettiamo: senza l'aiuto di Dio come possiamo superare certi distacchi da persone alle quali siamo unite?
La mia vita era un Eden, tutto era perfetto per me, avevo l'uomo dei miei sogni...
Ora lui è nella casa di Dio, cullato non più dai miei abbracci, ma da quelli più belli del Padre.
Mi hanno detto: "...non era tuo, era del Signore".
Questo è vero, ed io ringrazio lo stesso Dio, anche se me lo ha dato per poco; mi ha donato due splendidi tesori che sono il ricordo del mio adorato marito.
Chiunque tu sia, che leggi, non ti abbattere, fermati e lascia il tuo cuore nelle mani del Signore.
Lui saprà darti quello che è buono per te.
Differenze perpetrate dall'ONU per lo stato d'Israele nei confronti degli stati arabi in particolare. 

UN TRATTAMENTO DIFFERENZIATO
Nell'Assemblea Generale e nei suoi comitati, così come nelle agenzie specializzate delle Nazioni Unite, è perdurato un atteggiamento che ha attribuito ad Israele un trattamento differenziato, e di certo non privilegiato.
Nel corso degli anni passati, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha dedicato ben 7 delle 179 voci della sua agenda a questioni riguardanti Israele.
A nessun altra nazione, o per altre questioni, è stato riservato un tale trattamento indagatorio.
Sino al 2002, quasi ogni anno l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato 19 risoluzioni anti-israeliane.

LA MAGGIORANZA AUTOMATICA
La maggioranza automatica di cui gode il blocco arabo-musulmano da un lato gli permette di far passare qualsiasi risoluzione anti-israeliana, a prescindere da quanto possa essere parziale, dall'altro blocca l'adozione di qualsiasi risoluzione che contenga elementi di critica contro i palestinesi o uno stato arabo.
In pratica, in cifre, nell'Assemblea Generale il 9.5% della popolazione mondiale detiene i due terzi dei seggi.

Testimonianze

L'incontro con Gesù. 

Mi chiamo Tony ho 23 anni.
Sono di Palermo, ma vivo a Piacenza.
Anch'io vi volevo parlare della mia esperienza con Gesù.
Il 12 gennaio del 2010, sono stato ricoverato all'ospedale di Parma per un'emorragia cerebrale.
Ero in condizioni critiche, i medici non davano speranze, ma soltanto con l'aiuto di Dio ho ritrovato guarigione fisica e pace nell'anima.
Sono stato con Gesù!
Mentre ero in coma, vedevo che mi trovavo in un grande campo roccioso, dove cercavo Gesù con tutta la mia forza.
In quel campo non c'era nessuno tranne noi due.
Nel campo ho notato una croce per terra, allora ho incominciato a cercare Gesù più intensamente.
Finalmente lo vidi seduto su una roccia; mi aspettava, come se avessimo un appuntamento.
Quando andai verso di lui, la commozione fu così grande, che ricordo quel momento come se lo stessi vivendo nuovamente.
Quando mi trovai vicino Gesù, gli accarezzai il viso.
Gesù mi dava forza e amore, dicendomi che non mi avrebbe abbandonato, che stava con me e che sarei ritornato ad essere sano come prima.
Poi ricordo che passeggiavamo insieme e lui mi teneva stretta la mano.
Quando sono uscito dal coma, ricordo di aver pianto tanto, e raccontavo instancabilmente di essere stato con Gesù Cristo, il mio Salvatore.
Lui ci ama tanto, basta donarsi a lui, essere umili dinanzi al suo splendore ed ecco che il suo amore ci avvolgerà, ci riempirà, ci donerà lucentezza, passione; serenità nell'anima, nella mente e nel corpo.
Gesù Cristo è l'unica fonte dove puoi bere e nutrire d'amore il tuo spirito.
Dio vi benedica!

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Con questo titolo, il professor Stephan Berger, del Tel Aviv Medical Center, ha proposto ironicamente delle scuse. 

Dopo uno degli ultimi attacchi suicidi a Gerusalemme, il Ministro degli Esteri americano ha sollecitato i palestinesi a condannare la cosa in qualche modo.
Il premier palestinese si è lamentato del fatto che solo ai palestinesi si richieda di condannare il terrorismo.
Come si poteva prevedere, nella condanna dell'attacco da parte dei palestinesi, si legge fra l'altro: "Esecriamo l'assassinio di civili da entrambe le parti".
Forse i palestinesi hanno ragione.

Per questo vorrei mettere bene in chiaro le cose, e nel nome del popolo ebraico, esecrare i seguenti fatti:
1. Tutti gli attentati suicidi da parte ebraica compiuti nei confronti degli arabi.
2. Tutti gli autobus arabi fatti saltare in aria dagli ebrei.
3. Tutte le pizzerie, i centri commerciali, le discoteche e i ristoranti arabi fatti saltare in aria dai terroristi ebrei.
4. Tutti gli aeroplani dirottati dagli ebrei a partire dal 1903.
5. Tutte le festività di Ramadan divenute oggetto di bombardamenti da parte ebraica.
6. Tutti gli arabi linciati in città israeliane; tutti gli olimpionici arabi uccisi dagli ebrei; tutte le ambasciate arabe fatte saltare in aria dagli ebrei.
7. Tutte le moschee, i cimiteri e le scuole religiose profanate o incendiate dagli ebrei in Nord Africa, Francia, Belgio, Germania, Inghilterra o in qualsiasi altra nazione.
8. La distruzione di istituzioni militari e civili statunitensi in Kenia, Pakistan, Iran, Arabia Saudita e Yemen, nonché l'assassinio di soldati marines statunitensi e personale diplomatico.
9. Tutti i libri di scuola ebraici in cui si afferma che gli arabi hanno avvelenato le sorgenti, hanno usato sangue di cristiani per la panificazione, hanno controllato il mondo finanziario e ucciso Gesù Cristo, ovvero che gli anziani della Mecca si sono incontrati per pianificare in segreto la presa del potere mondiale.
10. Mi vergogno, poi in particolare, del fatto che l'11 settembre 2001, i miei fratelli ebraici abbiano fatto saltare in aria il World Trade Center, attaccato il Pentagono e l'aviazione civile, mentre altri miei fratelli ebraici festeggiavano questi eventi per strada; ci scusiamo anche noi se non abbiamo bruciato le loro bandiere e condannato questi fatti con partecipazione e veemenza.

"O Signore, chi dimorerà nella tua tenda? Chi abiterà sul tuo santo monte? Colui che è puro e agisce con giustizia, e dice la verità come l’ha nel cuore; che non calunnia con la sua lingua, né insulta il suo prossimo. Chi agisce così non sarà mai smosso" (Salmo15:1-3).
Nella Libia scossa dalla guerra civile si aprono nuove opportunità per la diffusione dell'Evangelo da parte dei pochi, ma coraggiosi credenti.

I libici conobbero anticamente la fede cristiana non più di dieci anni dopo la morte e risurrezio­ne di Gesù Cristo, ma oggi esisto­no solo poco più di 120 chiese e alcune migliaia di cristiani in un Paese di oltre 6 milioni di abitanti.
Mentre gli stranieri hanno la libertà di praticare la propria fede come vo­gliono, condividere l'Evangelo con i libici è proibito.
La fitta ed estesa rete di polizia segreta del governo libico di Gheddaffi rendeva l'evangelizzazione dei musulmani un'attività difficile e pe­ricolosa.
In ogni caso, lo scoppio della guerra civile in Libia ha dato nuova speranza ai cristiani e agli altri libici, specialmente quelli che abitano nella parte orientale del Paese, che ora stanno sperimen­tando una maggiore libertà.

Tarek è stato cresciuto come musulma­no, ma la Bibbia e il cristianesimo lo incuriosivano, così si procurò una Bibbia e iniziò a leggerla.
Più leggeva, più si convinceva che il cristianesimo era la fede che fa­ceva per lui.
Subito accettò Cristo, e sua moglie e i suoi figli vennero a Gesù circa un anno dopo.
Tarek condivide spesso la sua fede con gli altri e ha portato molti libici a Cri­sto.
In un'occasione, ha condiviso la sua fede con un arabo non libico, che lo ha denunciato alla polizia.

Testimonianze

Vicissitudini della vita. 

Dio è veramente grande e ci ama di un amore non misurabile, si manifesta sempre e non ci abbandona mai; in cambio desidera che ci fidiamo di Lui.
Quante volte sono caduta e non capivo il perché di tutte quelle prove, "in fondo", mi dicevo, "non ho ammazzato nessuno".
In realtà facevo ben peggio, perché non consideravo l'amore di Dio per me; ero convinta di farcela con le mie forze... sbagliavo e sbagliavo tanto.
Premetto che la mia vita l'ho sempre vissuta intensamente, dopo gli studi, infatti, mi sono sposata, a venti anni; ho sempre lavorato e con mio marito abbiamo fatto 7 meravigliosi figli.
In mezzo a tutti questi anni(circa 22), abbiamo affrontato tante situazioni, tra le quali anche spiacevoli.
Il Signore non mi ha mai abbandonata e nella prova più grande è stato veramente esplicito.
Dopo l'arrivo della nostra sesta figlia, Lucia, si era deciso di non cercare altri bambini, anche se ci siamo sempre affidati a Gesù.
Ma, dopo pochi anni, rimasi in cinta di Giulia, e con il suo arrivo anche la nostra disperazione e impotenza.
Al terzo mese di gravidanza, tramite l'ecografia, alla mia Giulia venne diagnosticato la sindrome 18, incompatibile con la vita, un caso raro, ma che può capitare, proprio come a noi.

Una breve analisi di John Kidd. 

L'antisemitismo visto dal lato spirituale. 
Sulla cupola della moschea di Al-Aksa, sul Monte del Tempio, sono scritte le seguenti parole in arabo, che in Italiano si leggono: "Allah non ha alcun figlio".
Perché una dichiarazione così negativa da parte del dio dell'Islam?
Perché non scrivere, specialmente in quel luogo tra i più significativi di tutta la terra, la ricorrente invocazione del Muezzin: "Allah è il più grande"?
La ragione, così credo, è che si tratta di una dichiarazione di sfida.

Anche questa è stata una affermazione di Maometto, il quale ha frainteso le Sacre Scritture e successivamente le ha disprezzate.
Tali parole così urlate, più che scritte, sono l'essenza di due versetti Coranici rispettivamente: Sura 39:4 e Sura 6:101, e sono, quindi, il rigetto stesso della dottrina Cristiana della Trinità, che Maometto ha visto come una forma di politeismo.
Nel creare una nuova religione, supposta essere monoteistica, Maometto ha voluto in realtà cancellare quella precedente, chiaramente politeistica e idolatra, nella quale è stato allevato dalla sua famiglia.

Per almeno 5.000 anni prima di Maometto, la religione dominate dell'intero Medio Oriente, era basata sul culto del dio-Luna (chiamato proprio Allah), il quale sposatosi con la dea-Sole ebbe delle figlie che a loro volta erano altre dee.
Maometto riuscì a persuadere gli Arabi che Allah, non fosse il capo degli dei, ma il solo dio, il supremo essere e il creatore di tutte le cose.
Invece il suo sforzo verso gli Ebrei e i Cristiani di convincerli che Allah fosse lo stesso dio della Bibbia è fallito.

Le recenti violenze avvenute in Nige­ria nel periodo di Natale, rivendicate dal gruppo estremista islamico Boko Haram, hanno fatto precipitare la Ni­geria in uno stato di grave emergenza.
Le azioni violente del gruppo hanno causato solo nel 2011 oltre 500 morti, quasi tutti cristiani; ma Boko Haram attacca anche le caserme militari e le stazioni di polizia in un'aperta sfida allo stato nigeriano.
Nella prima set­timana di gennaio il Presidente della Nigeria, il cristiano Goodluck Jona­than, ha decretato lo stato d'emergenza negli stati di Yobe e Borno, nel nord del Paese, nello stato di Plateau nel centro, e nello stato di Niger a ovest.

Lo stato di Amadawa, dove qualche giorno fa un attacco è costato la vita a 30 cristiani, è stato imposto il coprifuoco ed è stato dispiegato l'esercito.
Il Presidente stesso ha ammesso che la situazione è molto gra­ve: "Durante la guerra civile, sapevamo e potevamo capire da dove arri­vava il nemico; ora la situazione è più complicata".
Goodluck Jonathan ha espresso il sospetto che molti simpatizzanti di Boko Haram sono pre­senti nelle istituzioni: nel governo, nel parlamento, nel ramo giudiziario, nell'esercito, nella polizia e in altre forze di sicurezza.

Testimonianze

Sono nata in una famiglia cristiana evangelica, ma come tutti ho dovuto fare anche io la mia personale esperienza di conversione.
La mia famiglia paterna ha nella sua famiglia una sorta di maledizione, per via dei miei antichi avi che perseguitavano i cristiani.
Così la generazione presente si ritrova ancora ad essere attratta più dal male che dal bene.
Ma gloria a Dio, perché io, mio padre, mia zia e mia nonna abbiamo accettato Gesù e ci siamo schierati dalla sua parte.
Ma non è stato tutto facile, perché, sia io che i miei famigliari, siamo stati sempre tormentati dalle forze delle tenebre, per cui ci sono stati dei forti contrasti alla nostra conversione.
All'inizio, sia io che mio padre, avevamo difficoltà persino a glorificare Dio, eravamo contrastati da una forza spirituale avversa.
Questi contrasti si sono protratti anche dopo essere stati battezzati con lo Spirito Santo.
A volte il nostro cuore era freddo e insensibile al timore di Dio al punto di commettere ancora dei peccati.
Ma non c'è un peccatore che Dio non possa salvare completamente... solo che a volte ci vuole tempo e preghiere.
Dio ha sempre amato me e la mia famiglia e, con tanta pazienza, ci ha piantati, coltivati e curati, sino a convincerci pienamente dei peccati e a darci la forza di abbandonarli.
Per esempio, io ascoltavo musica metal, praticavo la divinazione... ero una persona estremamente portata all'autodistruzione, adesso invece sono libera da tutte le cose brutte.
A Dio sia la gloria!

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Nelle ex Repubbliche Sovietiche dell'Asia Centrale i cristiani devono combattere contro due potenti nemici: le leggi oppressive della libertà religiosa ereditate dal comunismo e l'influenza crescente dell'Islam, antica religione di quelle zone.

"La Chiesa è morta"; questa fu la dichiara­tone del Partito Bol­scevico di Vladimir Lenin nel 1923.
I comunisti hanno creato l'Unione Sovietica, un impero formato dalla Russia e da altre 14 nazioni.
Nonostante la loro rivoluzionarne comunista sia stata liquidata nei primi anni '90, l'eredità della guerra del Partito contro la religione continua intatta.

Questo si concretizza soprattutto nelle persecuzioni contro i cristiani, che avvengono in 6 delle 15 ex repubbliche sovietiche: Azerbaigian, Kazakistan, Uzbekistan, Kyrgyzstan, Turkmenistan e Tagikistan.
I cristiani, soprattutto gli evangelici, in quelle nazioni affrontano governi che mantengono la stessa oppressione introdotta sotto l'Unione Sovietica: la mancanza di libertà religiosa.
Alcuni cristiani devono anche combattere contro la prevalente cultura islamica di quelle zone, che le Repubbliche dell'Asia centrale ora indipendenti tendono a favorire.
Ma, nonostante tutto, i credenti perseverano.
Eccone un esempio.

Testimonianze

Una storia vera. 

Nel mese di ottobre del 2009 un uomo musulmano in Egitto ha ucciso sua moglie perché lei
leggeva la Bibbia.
L'ha sepolta egli stesso, nella tomba di famiglia, assieme con le sue figlie: una neonata e una di 8 anni.
Le figlie sono state sepolte vive!
Alla polizia ha riferito che uno zio aveva ucciso le bambine.
Quindici giorni più tardi, è morto un altro membro della famiglia e quando sono andati a seppellirlo, hanno trovato le due bambine ancora vive!
Una riflessione di Rosaria Schimmenti. 

Cristo è morto per noi e chi lo accoglie deve vivere per Lui.
Cristo è morto per me, ed io che lo accolgo devo vivere per Lui.
Non appartengo più a me stesso ma a Cristo: cammino con Lui, respiro con Lui, la solitudine ed il timore sono stati sconfitti, spalancando la finestra della speranza e della vera vita che egli ci ha trasmesso.

Cristo è morto per me ed io vivo per Lui: cammino nella luce,  i problemi e le tenebre di questo mondo non mi fanno più paura, sono fiducioso che dopo la  trasgressione alla Legge di Dio e le conseguenze dolorose subite Lui mi ha perdonato.

Oggi non ho bisogno d’altro se non della luce e dell’amore di Cristo, che mi accompagna nel sentiero di questa vita.
Tutti abbiamo bisogno di accogliere il figlio di Dio.
Anche se si  vive nel  benessere materiale, questo non appagherà mai l’esigenza dell’amore divino che Gesù ci offre.
Ritorna il vuoto e, a sua volta, cerchiamo di colmarlo con altre cose; necessitiamo del vero e puro amore e lo cerchiamo nei nostri simili, i quali, spesse volte ne sono sprovvisti, quello che possiedono è instabile e imperfetto.

Siamo figli di un sol Padre, Santo, Colui che ci ha creati; il nostro essere è plasmato dalla sua legge d'amore, e tutto l’universo obbedisce al suo amore, ma se non siamo in sintonia con la sua legge, rifiutando l’insegnamento del Maestro di vita, Gesù, non conosceremo mai la vera pace duratura e rimaniamo nemici della Vita.
Il Padre celeste e Gesù, venendoci in soccorso, hanno dimostrato, loro stessi, prima, di essere in perfetta armonia con questa legge santa.

Cristo è morto in croce per me, per te e per tutti, mentre eravamo ancora peccatori, rivelandoci quale amore dobbiamo esercitare gli uni verso gli altri per protenderci nella vita eterna.
Se accogliamo Cristo, la  sete di verità e di vita verrà appagata.
Gesù disse alla samaritana assetata d'amore: “L’acqua che io ho disseta in eterno”  (Giovanni 4).
Meditazioni

Una riflessione di Nicola Scorsone. 

Il senso della vita ha sempre interessato l’umanità: “Perché vivo?”; “Perché esiste la vita?”; “A che scopo vivere?”.
M. R. Rinehart, a questo riguardo disse: “Un pò di lavoro, un pò di sonno, un pò d’amore e tutto finisce”.
Voltaire scrisse: “Non viviamo mai, ma siamo sempre in attesa della vita”.
Colton: “L’anima vive come in un carcere e viene liberata solo dalla morte”.
Shakespeare: “La vita è un ombra ambulante”.
Rivarol: “La vita significa riflettere sul passato, lamentarsi del presente e tremare per il  futuro”.
Queste sono solo vuote descrizioni del senso della vita, e sembra che si parli solo di esistere, e non della vera vita.
Gesù arrivò al punto essenziale della questione dicendo: “Io sono… la vita” (Giovanni 14:6).
L’apostolo Paolo riguardo al senso della vita scrisse: “Per me il vivere è Cristo e il morire guadagno” (Filippesi 1:21).
E per te?

Da quel lontano “anno zero” del primo festeggiamento della Pasqua cristiana ne abbiamo fatta di strada, tant'è che siamo già alla 2012ª.
In  verità pero, anche se sono passati 2012 anni, le feste pasquali festeggiate sono molte di più: sin dalla prima, festeggiata con Gesù stesso e nel modo come Lui la istituita, ad oggi, ne saranno passate circa 104364.
Se calcoliamo poi che i primi discepoli spesso la festeggiavano quasi ogni giorno, arriveremo ad un numero ancor più alto.
Il fulcro di questa festività è il ricordare la morte e la resurrezione di Gesù per la salvezza di un’umanità perduta.

Gesù insegnò ai suoi discepoli di mantenere vivo questo ricordo in adorazione e ringraziamento, prendendo il pane e il vino, rappresentazioni del Suo corpo straziato sulla croce e del sangue versato.
“Mentre mangiavano, Gesù prese del pane e, dopo aver detto la benedizione, lo ruppe e lo diede ai suoi discepoli dicendo: «Prendete, mangiate, questo è il mio corpo».
Poi, preso un calice e rese grazie, lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale è sparso per molti per il perdono dei peccati.
Vi dico che da ora in poi non berrò più di questo frutto della vigna, fino al giorno che lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio»” (Matteo. 26:26-29).

Una riflessione di Nicola Scorsone. 

Durante la tanto sognata festa di Pasqua, tutto dovrebbe scorrere liscio, con salute, soldi, lavoro, uova colorate, ogni desiderio appagato...
Anche se questo sembra tutto, in realtà è troppo poco, perché Pasqua ha così tanto a che vedere con fede, amore, speranza pura e… con il tuo futuro.
Molti non collegano questo giorno con le parole: Figlio di Dio, croce, risurrezione...
Quando Gesù era in croce, gridò al cielo: “Tutto è compiuto!”.
Questo grido era tutt’altro che un sospiro di chi finalmente aveva superato un grande ostacolo.
In quel momento Gesù sapeva che tutto quello che fino ad allora aveva predicato, annunziato, spiegato, non era stato invano.

Un commento di Nicola Scorsone. 

Si parla de LA PASSIONE DEL MESSIA come di uno dei film più importanti e più belli mai realizzati. Diretto da Mel Gibson, a parte qualche inutile flash extra-biblico di una visionaria e un forzato marianesimo, esso ritrae la crocifissione di Gesù Cristo in maniera realistica.
Nessun film in tempi recenti ha suscitato una così grande reazione del pubblico.
Molti sono emozionati per questo film, altri lo condannano.
Ma perché questo film crea tanta controversia?
Condanna e controversia perché il film presenta LA VERA IMMAGINE DELLA CROCIFISSIONE!

Le odierne immagini del crocifisso raffigurato come un bel giovane, spesse volte biondo e con gli occhi azzurri, con qualche goccia di sangue sparsa qua e là per il corpo, non è corrispondente alla realtà biblica.
La Bibbia invece lo presenta in un modo molto differente, come segue: "... molti, vedendolo, sono rimasti sbigottiti tanto era disfatto il suo sembiante al punto da non sembrare più un uomo, e il suo aspetto al punto da non sembrare più un figlio d’uomo, non aveva forma né da attirare i nostri sguardi, né aspetto tale da piacerci. 
Disprezzato e abbandonato dagli uomini, uomo di dolore, familiare con la sofferenza, pari a colui davanti al quale ciascuno si nasconde la faccia, era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna. 
Tuttavia erano le nostre malattie che Egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato; ma noi lo ritenevamo colpito, percosso da Dio e umiliato! 
Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace è caduto su di Lui e mediante le Sue lividure noi siamo stati guariti" (Isaia 52-53).

La negazione e l'impedimento ad ogni costo e con ogni mezzo all'esistenza ed allo sviluppo di uno stato ebraico è una realtà che classificandola, anche per convenienza, come un problema politico ed etnico-razziale, volendo anche ignorare il fattore spirituale-religioso, è pur sempre una ingiustizia contro la democrazia e contro l'auto determinazione di uno stato, e quindi non si dovrebbe mai accettare e tanto meno sostenere.

Israele e l'ONU tra affinità elettive e relazioni pericolose.
L'11 maggio 1949 lo Stato d'Israele fu ammesso alle Nazioni Unite quale suo cinquantanovesimo membro.
Da allora, esso ha partecipato ad un'ampia gamma di operazioni, ha giocato un ruolo attivo nel lavoro dell'organizzazione nel suo complesso e delle ONG che operano sotto gli auspici delle Nazioni Unite.
Ciononostante, le relazioni tra Israele e Nazioni Unite non hanno mai avuto vita facile.

È il 1948 quando l'ONU dichiara fieramente l'intento di perseguire i principi e lo spirito dell'organizzazione che l'ha preceduta (la Società delle Nazioni), riconoscendo l'antico legame del popolo ebraico alla Terra d'Israele e decidendo la creazione di uno stato ebraico in Palestina.
Sarebbe improprio ridurre la fondazione dello Stato ad una scelta o persino ad una concessione della comunità internazionale.
Piuttosto, essa rappresentò la realizzazione del sogno millenario del popolo ebraico, degli sforzi della diplomazia sionista e dei pionieri che in Palestina edificarono il focolare nazionale ebraico.
Eppure, sono le Nazioni Unite a sostenere la sovranità nazionale ebraica.

Testimonianze

Trasformato in un attimo. 

Vorrei testimoniare, e lo farò contro qualcuno, ma anche a favore di Qualcuno.
Non proverò a spiegare quello che solo dopo ho capito leggendo la Parola di Dio.
Non racconterò eventi e situazioni che ho vissuto in quei giorni, ma unicamente ciò che è accaduto nel più lungo istante della mia vita.
Testimonierò contro me stesso, ma dirò ovviamente la verità.
Questa era ed è la mia semplice natura umana: immeritevole, calpestatore, menefreghista, approfittatore, falso.
Satana mi dà aiuto a sviluppare queste mie innate facoltà, si, lui è il mio principe, ma si comporta quasi fosse il mio servo, è sempre a mia disposizione, ci tiene a me, è uno che arriva in fondo alle cose, non lascia il lavoro a mezzo... lui sì che persegue i suoi obiettivi, e non si arrende!
Dovrei prenderlo ad esempio più spesso...

Ancora un omicidio di un cristiano, ministro del governo pakistano. 

Il nostro desiderio di una giustizia equa rimane fermo, anche se siamo convinti che questa è ancora molto lontana dalla realizzazione, specialmente nei Paesi islamici.
Il 2 marzo 2011 Shahbaz Bhat­ti, Ministro Federale per le Minoranze Religiose del Pakistan, è stato ucciso nella capitale Islamabad da un gruppo armato talebano.
L'omicidio è avvenuto in pieno giorno e in una via centrale e trafficata.
I killer hanno affiancato la sua auto, sparando per fermare il mezzo su cui viaggiava, lo hanno trascinato fuori e lo hanno investito con una tempesta di proiettili (oltre 30 colpi).

Poi hanno gettato, sulla scena del delitto, volantini che rivendicavano l'azione da parte dei talebani pakistani, infine si sono dileguati.
Il Ministro è stato trasportato immediatamente in ospedale, dove è giunto già senza vita.
Il motivo di questo barbaro omicidio è da ricercarsi nel fatto che Shahbaz Bhatti, cristia­no cattolico, era uno dei principali fautori dell'abolizione della Legge 295, la cosiddetta "Legge anti-blasfemia", per mezzo della quale vengono perseguitati ogni anno moltissimi cristiani.

I fondamentalisti islamici, che da quella legge traggono numerosi vantaggi, non vogliono che sia cancellata e per questo motivo il ministro Bhatti aveva ricevuto molte minacce di morte.
I talebani avevano già ucciso nel mese di gennaio il Governatore dello Stato del Punjab, Salmaan Taseer, che si era pronunciato a favore di una revisione della Legge 295.

Persino rapporti dei servizi segreti pakistani avevano avvertito di un imminente attacco a Shahbaz Bhatti, che si stava impegnando personalmente anche per la concessione della grazia ad Asia Bibi, condannata alla pena di morte proprio in base alla legge anti-blasfemia.
Pur cosciente del pericolo, il ministro, che aveva speso una vita in favore delle minoranze religiose del Pakistan, aveva dichiarato di non voler arretrare nel suo impegno, chiedendo preghiera per la sua vita.
Ora tutto il mondo cristiano piange per il sacrificio di Shahbaz Bhatti, definito apertamente un martire.

Fonte: La voce dei martiri

C'è da meravigliarsi sulla quantità di muri di separazione che si trovano ovunque nel mondo, non solo in Israele, dove esso è ancora in costruzione.
Perché Israele deve dare conto al tribunale dell'Aia per la costruzione di un muro che servirà come protezione dai kamikaze, mentre in altre nazioni vi sono dei muri di separazione per i quali i vari governi non rendono conto a nessuno, tanto meno ai propri cittadini?
Vorremmo invitarvi a fare un «viaggio attraverso i muri del mondo».

Il nostro viaggio inizia da un muro che separa il Messico dagli USA.
Perché gli americani lo hanno costruito?
In fin dei conti, nessuno dei tanti milioni di immigranti messicani negli USA ha mai compiuto attentati suicidi in ristoranti o autobus.
Muro tra Messico e USA

Il nostro viaggio continua all'altro capo del mondo, verso la Corea.
Fra Nord e Sud Corea c'è un muro che equivale a una linea di demarcazione, visto che è sorvegliato continuamente.
Da che cosa devono essere protetti gli abitanti di questi stati, che si definiscono tra l'altro un popolo unico?

Testimonianze

Camminare con Dio con la propria croce. 

Sulla riflessione "Prendere la propria croce" vorrei offrire la mia testimonianza, perché possa essere d'aiuto a tante coppie che cercano di diventare genitori.
L'Amore di Dio si è manifestato tra me e mio marito nella sofferenza: da tre giorni mio marito ha subito un intervento che ha concluso un anno abbondante di faticosi e umilianti controlli medici; nel quale ci hanno ufficializzato la nostra infertilità di coppia.
E' stato un giorno difficile, ma l'unione nella fede in Dio ci ha permesso di superare questo scoglio e di trovare una serenità interiore e una unione più forte tra di noi.
Tante volte i piani di Dio non sono i nostri e molte altre volte la Sua Grazia non è visibile all'occhio umano, almeno di primo acchito... non so quale sia il progetto di Dio per noi, so che nulla è impossibile a Lui e Lo ringrazio per la serenità che è riuscito ad infondere nel mio cuore... solo Dio sa cosa è bene per noi, per cui, io e mio marito, abbiamo deciso di fidarci di Lui!
Fatelo anche voi, portando con fiducia e serenità la vostra croce; noi abbiamo appena incominciato il nostro cammino...
Pace a tutti.

Leggi altre testimonianze
Una riflessione di Maurizio Mirandola.

Il caso di Asia Bibi ha scosso i e continua a scuotere le coscienze in tutto il mondo e ha avuto finalmente il merito di rivelare al grande pubblico il tema della Chiesa perseguitata, le migliaia e milioni di cristiani che ogni giorno nel mondo sono vittime di violenze e discriminazioni per il semplice fatto di credere nel Signore Gesù, anziché nel dio in cui crede la maggioranza della popolazione locale.
Un altro grande merito, anche se tragico, è stato quello di aver squarciato il velo di ipocrisia del Pakistan su questo tema.

Il caso Asia Bibi ha scatenato infatti una serie di eventi drammatici che hanno dimostrato, senza ombra di dubbio, come il Paese asiatico sia dominato dagli estremisti islamici e di come questi utilizzino la cosiddetta "legge sulla blasfemia" per colpire le minoranze religiose, specialmente quella cristiana.
L'improvviso interesse di tutto il mondo per Asia Bibi e la conseguente richiesta della grazia ha innervosito infatti i fondamentalisti musulmani che vedono nella sua condanna a morte la giusta pena per il "crimine" di aver diffamato Maometto.

Da qui una lunga serie di intimidazioni alle autorità pakistane, perché la grazia non venga concessa, culminate con l'omicidio in gennaio 2011 di Salmaan Taseer, il governatore del Punjab che si era pubblicamente espresso per la cancellazione della legge sulla blasfemia, e da ultimo con l'assassinio il 2 marzo 2011 del Ministro per i Problemi delle Minoranze del Pakistan, il cristiano Shahbaz Bhatti, il quale si batteva per lo stesso obiettivo e aveva preso particolarmente a cuore il caso della condanna a morte di Asia Bibi, considerato emblematico dell'ingiustizia di quella famigerata legge 295.
Molti Stati occidentali hanno spesso chiuso gli occhi sul pericolo dell'Islam radicale in Pakistan, considerato da sempre Paese "alleato".

In un discorso del 19 ottobre 2010, l'Ayatollah Ali-Hoseini Khamenei, suprema guida spirituale dell'Iran, ha messo in guardia i fedeli islamici iraniani contro "la rete di chiese domestiche cristiane che minacciano la fede islamica e che ingannano voi musulmani".
È la prima volta che un leader islamico iraniano ammette pubblicamente l'esistenza di un crescente movimento di chiese domestiche cristiane; dall'altro lato questo discorso rappresenta l'inizio di una fase di repressione del movimento stesso; infatti, a partire dal mese di ottobre scorso, si è verificata un'ondata di arresti in 24 città iraniane, comprese Teheran, Karaj, Isfahan, Ahwaz, Rasht, Anzali, Mashad e Yazd.

Le case dei cristiani sono state ispezionate e molti credenti interrogati e arrestati.
A quelli sono stati presentati loro dei documenti da firmare, in cui promettevano di non fare proselitismo cristiano e di non partecipare a riunioni di chiese domestiche.
I cristiani arrestati sono duramente interrogati e rilasciati su cauzione, con cifre che possono raggiungere anche i 25.000 euro.
L'aumento della pressione sulle chiese domestiche ha costretto alcuni pastori e membri di chiesa a fuggire dal Paese; quelli che rimangono possono essere facilmente accusati di apostasia; accusa che comporta la pena di morte.

Secondo fonti affidabili, nel novembre del 2010 il pastore Youcef Nardarkhani è stato condannato a morte per apostasia, per aver protestato contro una decisione del governo che gli imponeva di mandare il proprio figlio a imparare il Corano.
Ad oggi, non ci sono notizie circa lo stato attuale di Youcef; si suppone che sia stato giustiziato.
In Iran vi è una totale segretezza, per questi casi, per non allarmare l'opinione pubblica mondiale e per non dare occasione di iniziative diplomatiche.

Fonte: La voce dei martiri
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