Il Blog di Incontrare Gesù

Articoli di attualità, esperienze personali e meditazioni su argomenti etici morali, sulla fede cristiana e sulla religione in generale.

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Un uomo di nome George Thomas era il Pastore della Chiesa del suo piccolo paese.
Una Domenica mattina si recò in Chiesa, portando con se una gabbietta arrugginita, la sistemò vicino al pulpito.
I fedeli si chiedevano cosa c'entrasse la gabbietta con la predica del giorno, e attendevano, desiderosi di sapere.

Il Pastore cominciò a parlare: "Ieri stavo passeggiando, quando vidi un ragazzo con questa gabbia.
Nella gabbia c'erano degli uccellini che tremavano per lo spavento.
Fermai il ragazzo e gli chiesi: "Figliolo, cosa devi farci con quegli uccellini?".
E il ragazzo rispose: "Li porto a casa per divertirmi con loro... li stuzzicherò, gli strapperò le piume, vedrò come reagiscono, insomma... così loro grideranno, soffriranno, litigheranno tra loro, e io mi divertirò tantissimo".

Chiesi: "Perché lo fai? Tanto presto o tardi ti stancherai di loro; e a quel punto cosa ne farai?".
E il ragazzo: "Si presto mi stancherò, ma ho dei gatti, e a loro piacciono gli uccelli, li darò a loro".
Rimasi in silenzio per un momento, poi dissi: "Quanto vuoi per questi uccellini?".
Il ragazzo sorpreso mi chiese: "Perché li vuoi, sono uccelli di campo, non cantano e non sono nemmeno belli!".
"'Quanto?", chiesi di nuovo.
Pensando che io fossi pazzo, il ragazzo disse: "10 dollari!".
"Affare fatto!", presi 10 dollari dalla tasca e li misi in mano al ragazzo.
Come un fulmine il ragazzo sparì.
Allora andai un campo, aprii la gabbia e feci volare via gli uccellini".

Dopo aver chiarito il perché di quella gabbia sul pulpito, il Pastore riprese a raccontare: "Un giorno Satana e Gesù stavano conversando.
Satana era appena ritornato dal Giardino di Eden, era borioso e si gonfiava di superbia.
Egli diceva: "Signore, ho appena catturato l'intera umanità, ho usato una trappola che sapevo non avrebbe trovato resistenza, e un'esca che sapevo ottima... e li ho presi tutti!".
"E cosa farai con loro?", chiese Gesù.
Satana rispose: "Mi divertirò con loro! Gli insegnerò come sposarsi e divorziare; come odiare e farsi male a vicenda; come bere, fumare e bestemmiare; gli insegnerò a fabbricare armi da guerra, fucili, bombe e ad ammazzarsi fra di loro... Mi divertirò tantissimo!".

"Ma presto ti stancherai! A quel punto, cosa farai con loro?", chiese Gesù.
"Li ucciderò! E li porterò con me all'Inferno!", esclamò Satana con superbia.
"Quanto vuoi per loro?", chiese allora Gesù.
E Satana rispose: "Ma va, non la vuoi questa gente, loro sono cattivi... Li prenderai e ti odieranno, ti sputeranno addosso, ti bestemmieranno e ti uccideranno... Non puoi certamente volerli!".
"Quanto?", chiese di nuovo Gesù.
Satana sogghignando disse: "Tutto il tuo sangue, tutte le tue lacrime... Insomma la tua vita!".
Gesù disse: "Affare fatto!"... e pagò il prezzo...".

Non è strano come la gente possa scartare Dio e poi disperarsi e chiedersi come mai il mondo sta andando a rotoli?
Non è strano che alcune persone possono dire: "Io credo in Dio!", e ciò nonostante seguire Satana, che, guarda caso, anche lui crede in Dio? (Giacomo 2:19).
Non è strano come tutti gli uomini possano avere più paura dell'opinione che si faranno gli altri uomini, dell'opinione che si farà il Signore di loro?

Una Meditazione di Simona Paciello

POESIE










Una poesia di Melchiorre Briganti.

La notte svanì.
Sorse dal profondo della Terra
il primo celeste chiarore,
mentre le stelle
ancora brillavano nitide
nell’immensità
del tappeto del Firmamento.

E la Natura intorno
cominciò a destarsi,
e una tenue dolcissima simbiosi
tra un timido canto della Creazione
e la Terra smaltata, profumata
e inghirlandata di fiori e di perline
annunciò la venuta
dell’Aurora di bianco vestita.

Le stelle scomparvero lentamente.
I nuovi suoni magici
assunsero dimensioni
sempre più chiare, nitide,
finché il verde scuro
del Trionfo della Natura
forte e incontaminata
si tuffò nei colori luminosi
ormai delineati e decisi
dell’Alba:
la sfera di Sole trionfante!
Un nuovo giorno è sorto!!!

E la Natura,
che aveva già dapprima cominciato
a cantare una dolce melodia
ancora timida e tenue,
celebrò la nascita del Sole
nella sua gloria primordiale!
E’ una nuova Luce senza tramonto,
la notte non scenderà più!
POESIE










Una Poesia di Patrizia Eydallin.

Volare oh oh oh,
nel blù dipinto di blù,
felice che tu sei lì.

Ma felice ancora di più,
che Gesù è in me,
per questo ti ringrazio,
per questo ti adoro.

Ed io volerò,
poichè ho voluto, ti ho accettato nel mio cuore e...
la mia anima redenta,
perdonata è!

La mia gioia sei tu.
Tu hai messo tanta gioia in me.
Tanta la mia riconoscenza in Te.

Cado....mi rialzi.
Piango ...mi consoli.
Rido...ridi con me.

Vedo il tuo aiuto in ogni lato della mia vita,
e.. la pace che nonostante.... regna in me!
Anche questa l'hai messa in me,
dopo che la mia vita ho dato a te!

Su chi posso contare?
In me, no di certo.
In altri? Lo spererei!
Solo in te.

Dandomi amore per gli altri,
perchè ricevo il Tuo.
Gesù..sei grande! Sei buono,
sei amico, sei il mio Amato Salvatore!
Un confronto tra il vero Dio e Allah.

Quale sia la differenza tra AlIah e il Dio della Bibbia ce lo dimostrano anche i comandamenti dell'Islam, così diversi da quelli biblici.
Siccome AlIah ha le caratteristiche di un sovrano despota, senza amore, i suoi comandamenti non vengono osservati per amore, ma per sottomissione servile, ponendo tutto ciò che fa parte della vita sotto la sua illimitata signoria.
Perciò si potrebbe dire che la dottrina di Maometto sulla legge, i suoi comandamenti nel Corano, sono come una barriera che separa l'uomo da AlIah.
Di conseguenza non si può stabilire nessuna relazione affettiva e personale tra l'uomo e AlIah.
La fede in AlIah non è la fede in Dio di cui leggiamo nel catechismo: "..temere, amare e aver fiducia in Dio".

I comandamenti di Allah sono senza il battito del cuore, senza vita e senza amore.
Anche la "Sunna", che letteralmente significa "abitudine" (del profeta Maometto), fa parte dei testi sacri dell'Islam.
Le "tradizioni" ivi contenute pongono le azioni di Maometto quale esempio e misura per i musulmani; anche nelle sue prescrizioni, finalizzate all'osservanza da parte dei fedeli, spicca il volere decisionale di Maometto.
Ciò viene evidenziato dall'affermazione di Maometto: "Quello che il profeta dichiara proibito è uguale a quello che AlIah dichiara tale".
Anche la sura 20 dice: "Obbedite a Dio e al suo Messaggero".
Il musulmano obbedisce alla legge in modo legalistico, alla lettera.
I cinque doveri basilari, pilastri della dottrina islamica, sono:
1) Credere nell'unico Dio, che deve essere nominato più volte quotidianamente nella confessione di fede;
2) Pregare cinque volte al giorno rivolti verso la Mecca;
3) Osservare il digiuno del mese di Ramadan;
4) Se possibile, intraprendere una volta nella vita un pellegrinaggio alla Mecca;
5) Dare l'elemosina.

Una religione legalista.
Se si trascorre il mese di Ramadan tra i musulmani, si può notare che dall'alba al tramonto si digiuna, ma durante la notte si mangia in modo sfrenato.... però si è adempiuta la "legge"!
Questo è solo un esempio per illustrare il fatto che l'Islam è una religione spiccatamente legalista.
Per un musulmano la legge islamica ha dunque una grande importanza.
Tutta la vita personale, familiare, sociale e politica è stretta in una fitta rete di comandamenti e proibizioni indicati nel Corano.
Esso contiene ad esempio regole per i lavaggi rituali, per i matrimoni, per le eredità, per il digiuno nel mese di Ramadan, per il pellegrinaggio alla Mecca, per il comportamento contro il nemico in caso di guerra, per bevande e cibi proibiti quali carne di maiale e alcool.
I "nuovi comandamenti" nel Corano, che dovevano annullare i comandamenti della Bibbia, da Maometto vengono dichiarati "guida" per tutti gli uomini.
Si tratta di prescrizioni legali, di ammonizioni generali, di esortazioni intessute di insegnamenti insignificanti, di discussioni, perfino di minacce e dichiarazioni di guerra contro ebrei, cristiani e idolatri.
Anche se qua e là nelle indicazioni etiche del Corano possiamo trovare reminiscenze della Bibbia, e anche se si parla sempre di "fare il bene", nella loro sostanza esse sono comunque molto diverse dai comandamenti di Dio: pretendono la sottomissione incondizionata dell'uomo.
Non sono i comandamenti del Dio santo che si rivela all'uomo, che sono eterni e sempre validi, come verità trasmessa da Dio.

Le asserzioni del Corano sono in parte modificate e si contraddicono.
Ai comandamenti di Maometto manca in primo luogo la caratteristica dei comandamenti di Dio: l'amore.
Il solo motivo per cui Dio ha dato i Suoi comandamenti è l'amore, affinché gli uomini potessero essere fatti partecipi della vita divina ed essere uniti a Lui.
Le prescrizioni di Maometto non sono dettate dal cuore di un Dio che ama, né sono comandamenti che conducono all'amore verso Dio e verso gli uomini, come fanno i comandamenti della Sacra Scrittura.
Ai comandamenti di Maometto manca il battito del cuore divino; essi sono freddi e "senza anima", così come AlIah è freddo e senza anima; sono solo indicazioni esteriori, come ad esempio il pregare cinque volte al giorno.
Ma davanti a Dio non hanno valore, come invece per AlIah, le preghiere pronunciate solo con le labbra, mentre il cuore è lontano da Lui (Isaia 29:13).
Gesù giudica "spreco di parole" le preghiere che sono solo formule vuote come quelle dei pagani (Matteo 6:7).

Dio guarda sempre all'atteggiamento intimo del nostro cuore.
Se noi nel nostro cuore tolleriamo cattiverie come la gelosia, l'avidità, l'amarezza, il giudizio sul prossimo, Dio che considera peccati tali sentimenti, non può esaudire le nostre preghiere, perché il nostro cuore è impuro.
E Gesù spiega i comandamenti di Dio in maniera più severa: chi giudica il suo fratello oppure gli dice una ingiuria, questi deve subire lo stesso giudizio come un assassino (Matteo 5:21-22).
Nell'Islam bisogna adempiere i comandamenti alla lettera, ma nessuno si preoccupa dei peccati radicati nel cuore, che un giorno faranno maturare frutti cattivi.
Certo, per Maometto, le trasgressioni ai comandamenti hanno come conseguenza delle punizioni, che però possono venire annullate in seguito a "buone azioni", oppure a fatti rituali, come un pellegrinaggio alla Mecca.
Per Allah il peccato palese è un fallimento dovuto alla debolezza dell'uomo, ma il peccato nascosto nel cuore dell'uomo non ha peso.
A questo, invece Gesù dà la massima importanza.
POESIE










Una poesia di Filippo Baglini.

Non dimenticherò quella bambola di pezza
che si muoveva come una bambina
tra le mani legnose e tremanti dell’anziana.

E di quell’anima secca
dondolante come un pendolo
su di una sedia fissa.

Né di quell’aspro odore di disinfettante,
inutile anestetico
per la puzza del male.

Chissà come doveva essere da giovane quell’anziana
dagli occhi azzurri e dai capelli blù,
chissà quale è la sua storia,
ora chiusa in quella scatola increspata di pelle
e inchiodata alla sua croce.

Rassegnata in un angolo
vidi una lacrima
prendere il suo solco,
e in essa cadere a pezzi umidi tutta una vita .

Una parola morta.
Un grido muto.
Un niente.

Ecco cosa ero io
in quella bara umana
di un manicomio.
POESIE










Una poesia di Paolo Fonte.

La fratellanza divenne un meraviglioso anelito umano
dopo che il vil distruttore venne fuori come un uragano.

Sopportare un torto rende il mondo meno contorto
e ci avvicina al dolce Gesù risorto.

Volgo lo sguardo verso il cielo dov'è l’Iddio dell’amore e della luce,
poi ritorno sulla terra e vedo tutto d'un tratto gli uomini divenir fratelli.

Si prendono per mano circuiscono il globo e formano un gran girotondo
e Gesù al centro del mondo.
POESIE









Una poesia di Paolo Fonte.

Fatevi attrarre dalle cose minime e non dalle cose grandi.
Iddio resiste ai superbi ma fa grazia agli umili.
Il ricco si fe povero per arricchire noi, nascendo in un umile stalla a Betlem.

Animati da tali nobili pensieri, diveniamo collaboratori di Dio,
dipingendo il meraviglioso quadro universale dell’umiltà
che è perla di vera beltà.
POESIE












Una poesia di Rosaria Schimmenti.

Alzo lo sguardo verso il cielo e vedo Te oh Dio,
il tuo volto che guarda verso il nostro pianeta,
alla ricerca di uomini giusti e retti di cuore,
per affidare il governo e amministrare i tuoi beni con sapienza.

Alzo lo sguardo verso il cielo,
ed è come se udissi la tua voce che ci esorta alla pace e all’amore,
e ci rende coscienti dello stato in cui ci troviamo.

Ascoltiamo:
"Se siete infelici non rimproveratelo a Me.
Vi ho dato dei comandamenti e non li osservate.
Ho inviato mio Figlio e non lo accogliete.
Egli è la via e non lo seguite.
E’ la verità e voi non ci credete.
E’ il vostro Maestro e non lo ascoltate.
Io sono il vostro Dio e mi ignorate.
Sono il vostro grande amico e non mi amate.

Vi elargii dei beni: talenti e sentimenti,
affinché rendeste frutti buoni.
Siete mie creature ed ho affetto per voi.
Tutto il creato rispecchia la mia legge di amore e di ordine,
anche il vostro organismo è governato da questa legge eterna,
fino a quando continuerete a infrangerla,
ed a essere nemici di voi stessi?

Sono in attesa di incontrare i vostri sguardi,
e poter osservare dei volti sereni,
per aver dato una svolta alla consueta vita,
e deciso di vivere esclusivamente per il bene,
solo in questo modo sarete artefici di una nuova creazione,
che inizia dal vostro cuore,
e si estende al mondo intero,
perché ho costituito, sin dall'inizio,
l’uomo sovrano del creato".












Una poesia di Rosaria Schimmenti. 

Pensieri, pensieri e poi ancora pensieri.
Storia fatta di sangue, sofferenze, tribolazioni.

Attese, attese, attese e, poi morire.
Israele ha sofferto tanto, il mondo ha sofferto e soffre ancora.
Perché Signore! Perché!

Solo Tu possiedi la sapienza, l’amore, l’onniscienza.
Vogliamo chiarezza, chiarezza e poi ancora chiarezza.
Perché Signore! Perché!

Ecco la croce apparire davanti ai miei occhi.
Il Figlio di Dio fatto carne, morto per noi,
è a Lui, e a nessun altro, che dobbiamo mirare.

Riscattati da questo sangue prezioso, accettando l’adozione,
siamo figli di Dio, e camminiamo come tali,
per costruire il Suo Regno dentro di noi e intorno a noi.
Non vi sono altre parole, o altri intermediari.

La fede e in balia delle onde dell’oceano.
Tutta la creazione geme nella sofferenza.

Nel mondo si è oscurata la luce del vangelo di verità,
e si continua a mendicare salute e felicità,
ricorrendo ai santi e a vari mediatori come interlocutori,
mentre Gesù disse:
“Cercate prima il Regno e la Giustizia di Dio e tutte le altre cose vi saranno date...
Se osserverete la mia Parola sarete veramente miei discepoli,
conoscerete la verità e la verità vi renderà liberi”.

Non vi è meta più importante a cui anelare,
ne preghiera più necessaria da realizzare,
se non la seguente:
“Sia santificato il tuo Nome, oh Dio e venga il tuo Regno e sia fatta la tua Volontà anche sulla terra,
come è fatta in Cielo”.


Una poesia di Rosaria Schimmenti.

Non è mai troppo tardi per fermarsi, esaminare il nostro animo,
e chiedersi dove siamo diretti,
senza la bussola che ci è stata donata dal Creatore?

Non è mai troppo tardi per fare una sosta,
ed osservare ogni cosa a partire dal nostro essere e tutto ciò che ci circonda.

Non è mai troppo tardi per abbracciare il Vangelo di vita che Cristo ci offre, realizzare la pace e la serenità,
che hanno origine da una buona coscienza e dalla riconciliazione con Dio.

Gesù è risorto glorioso, perché ha fatto la volontà di Dio, suo Padre.
Noi risorgeremo a vita eterna se ubbidiamo al Figlio,
e facciamo la volontà di Dio il nostro Padre Celeste.

Gesù dopo la risurrezione, disse agli apostoli: “Ascendo al Padre mio e al Padre vostro All’Iddio mio e All’Iddio vostro".

E’ meraviglioso l’invito che ci viene fatto: da peccatori perduti, impuri, infelici, mortali, ci viene offerta l’adozione divina, l’invito a divenire figli di Dio, purificarci e poter vivere in eterno nella gioia.
Stupendo!
Era il tempo di raccolta delle mele.
Eliane chiese ad un gruppetto di noi di uscire per portarle a casa alcuni di questi frutti meravigliosi.
Voleva fare una torta.
Sotto gli alberi raccogliemmo quelle mature e ne riempimmo un cestino.
Un mio amico ne prese una e la guardò.
Era un bel frutto, ma segnato da alcune macchioline.
“Non va bene!” disse e la buttò via.
Il tempo, per noi uomini, è spesso un concetto astratto; a volte lo consideriamo così astratto a tal punto da vivere come se il tempo non esistesse.
Ci comportiamo come esseri eterni (e in realtà lo siamo), ma il problema di questo modo di pensare è che l’uomo si considera eterno su questa terra.

Non così può essere per il cristiano.
Noi cristiani dobbiamo vivere da “extraterrestri”: siamo nel mondo, ma non siamo del mondo; perciò la nostra vita, cioè il nostro tempo su questa terra, lo dobbiamo vedere (e vivere) come un pellegrinaggio, un viaggio verso il Regno dei Cieli, verso una dimensione temporale diversa dalla nostra e di gran lunga migliore, dove... gli orologi non hanno lancette.

Avendoci, Dio, dato tutto il tempo necessario per il nostro ravvedimento, non possiamo ora trascurare la nostra vita, secondo la volontà di Dio, ma dobbiamo prendere coscienza di avere dei doveri spirituali verso Dio, verso la nostra anima e verso chi ci sta attorno.

Spesso facciamo osservazioni in relazione ai tempi passati, alla nostra generazione e alle prospettive per il futuro.
Da un attento esame del susseguirsi degli eventi non possiamo non discernere i segni dei tempi annunciati dalla Parola di Dio (es. in Marco 13), e non possiamo non considerare che le parole pronunciate da Gesù: “Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino...”, oggi più che mai, sono di una attualità disarmante.
Non possiamo esimerci dal considerare che, oggi più che mai, è tempo di cercare Dio e prendersi cura delle Sue cose.

Non è raro che, volendo giustificare la nostra inoperosità spirituale, diciamo: “Non ho tempo!”.
In realtà, usiamo male il nostro tempo, e spesso abbiamo tempo per molte cose, ma non per Dio.
Nel vero credente deve allora nascere il bisogno di imparare ad usare il tempo in modo opportuno: la necessità di stabilire delle priorità.
In questo modo possiamo utilizzare al meglio il prezioso dono che Dio ci ha dato: la nostra vita; sapendo che c’è un tempo per ogni cosa (Ecclesiaste 3:1), e soprattutto che di ogni cosa possiamo fare a meno tranne che di Dio, e che quindi deve esserci nella nostra vita un tempo stabilito per Dio.

Come possiamo conciliare tutto questo con le faccende della vita?
Come usare il nostro tempo?
Dando alle varie attività della nostra vita lo spazio strettamente necessario, e non di più, affinché non invadano il campo di Dio, non intralcino il nostro cammino verso il Cielo e non rallentino o, peggio, impediscano la nostra crescita spirituale.

L’unica attività della nostra vita alla quale non possiamo e non dobbiamo relegare limiti di tempo è quella di annunciare Gesù al mondo: Gesù deve essere ed è la priorità del cristiano.
La Bibbia in questo caso ci dice: “...insisti a tempo e fuor di tempo...” (2 Timoteo 4:2).
Per il resto, Dio conosce le nostre necessità e perciò, dandoci un esempio perfetto su come usare il nostro tempo, ci dice: “Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia e tutto il resto vi sarà sopraggiunto” (Matteo 6:33).

Una Riflessione di Emanuele Gambino
Noi conosciamo la potenza delle armi, la potenza del prestigio, la potenza della manipolazione delle opinioni di massa, la potenza della violenza e quella della persuasione occulta.
Oggi, più che mai, siamo manipolati, a volte affascinati da taluni personaggi a tal punto da essere completamente ammaliati dal loro carisma, portandoci a credere ciecamente in tutto quello che dicono o fanno.
In questo tempo, dove l'uomo è sempre più preoccupato per se stesso, è più attento e, a volte, ossessionato dalla vita materiale ed egoista, ci accorgiamo che la carità verso il prossimo sta scomparendo dal cuore dell'uomo e il peccato sta diventando padrone assoluto.

Vogliamo l'autonomia da Dio e non ci accorgiamo che la nostra vita sta diventando priva di umanità e, soprattutto, priva di coscienza, l'unico elemento che ci permette di operare con senso di giustizia e di onestà.
Niente più ci sembra volgare, tutto ci appare onesto; niente disturba la decenza umana, nemmeno la mistificazione dei fatti.
Siamo assediati da notizie futili e i realities televisivi ci danno la proiezione della vita arrivista, un realizzare ad ogni costo notorietà e guadagno facile.

L'immoralità regna sovrana, spingendo l'uomo sempre più verso il peccato (che è allontanamento da Dio), alla ribellione e disubbidienza; e la dove l'uomo vuole essere al centro della propria vita, Dio viene escluso, e così pure il prossimo.
Anche in ambito religioso il concetto del peccato è diventato astratto, la riprensione non è più educativa, anzi è un mezzo che può allontanare da Dio!?

Questo ci dimostra che le speranze, le aspettative sono incentrate unicamente su questa vita; e se le cose stanno in questo modo, vuol dire che il mondo vive nella disperazione, nella tristezza, senza speranza, immerso completamente nella miseria dell'anima.
Così, l'uomo vuole stare al centro della propria vita, e Dio diventa una figura scomoda; giorno dopo giorno è sempre più evidente lo sfascio dell'umanità, e questo ci fa paura, ci fa capire quanto siamo impotenti.

E' difficile essere dei veri credenti in questi tempi, ma è triste vedere quante persone volontariamente continuano a peccare, proprio perché le loro aspettative sono solo per questa vita.
Ma, per quanto ci riguarda, dobbiamo sempre tenere presente che ogni silenzio da parte dei credenti significa vergognarsi dell'Evangelo; e se ognuno di noi ha un compito deve continuare a portarlo avanti, perché siamo persone libere di amare e servire Cristo, nonostante le avversità e le incredulità del mondo.

Una Meditazione di Anna Cipollaro
Giubileo, dall’ebraico yôbêl, vuol dire: “corno di montone”, indicante “remissione e liberazione”; dal latino iubilaeum, letteralmente “gridare di gioia”.
Il Giubileo fu istituito da Dio come anno di gioie e delizie, per onorare e adorare l’Eterno.
Venne ordinato a Mosè circa 3.500 anni fa, prima che il popolo d’Israele venisse introdotto nella terra promessa.
Doveva essere celebrato ogni 50 anni, iniziando nel gran giorno del Yom Kippur (il Giorno dell’espiazione), in cui si immolavano degli agnelli per i peccati degli uomini (figura del sacrificio di Gesù).
Quando il sangue della vittima era versato e l’espiazione del peccato compiuta, il corno, strumento musicale del tempo, vibrava diffondendo il suono per tutto Israele annunziando l’inizio del Giubileo.

Era un anno di completo riposo per la terra, e non come al giorno d'oggi in cui viene spremuta anno dopo anno al non ne posso più, con pesticidi a volontà.
Alla preoccupante domanda dell’uomo: “Che mangeremo? Se non semineremo non raccoglieremo!”; Dio aveva promesso che l’anno precedente avrebbero avuto un raccolto sufficiente per tre anni.
Ma essi non credettero a quelle parole.
Inoltre gli esiliati tornavano nelle loro famiglie, le catene degli schiavi cadevano, i debitori erano liberi, le proprietà perdute erano ritrovate.
Il tempo della benedizione e dell'allegrezza era finalmente giunto per tutti, senza fare lunghi pellegrinaggi in posti particolari o passare per porte speciali (Levitico 25:1-23).

Il Giubileo romano del 2016 è un po’ una copiatura forzata dei vecchi ordinamenti ebraici, come anche le cerimonie, paramenti, incenso, candele ecc...
Il primo fu indetto nel 1300 con la scusa di speciali indulgenze a pagamento, per facilitare l’ingresso in paradiso (la solita e ingannevole “misericordia” religiosa senza vita).
Si volevano aumentare i pellegrinaggi verso Roma, per il grande bisogno di fondi per le continue guerre e lussurie varie.
Inoltre la storia ci racconta che si era nel periodo centrale della “santa” Inquisizione, quando milioni di cristiani, con la scusa delle streghe, vennero bruciati, torturati, trucidati.

Ma il vero Giubileo venne aperto alla Croce, da Gesù, e si concluderà al Suo ritorno imminente.
Non è un periodo di 365 giorni, limitato da regole umane, e saltuario, come la porta che si è aperta a Roma, ma un tempo di salvezza per te e per ogni uomo in ogni luogo.
Tutte le porte “sante” del mondo, e tutte le buone opere di ogni tempo, non possono cancellare un solo peccato, ma “...il sangue di Gesù, Suo Figlio, ci purifica da ogni peccato!” (1 Giovanni 1:7).

Come lo fu per il ladrone in croce circa 2.000 anni fa, ancora oggi, Gesù col dolce suono del corno del Giubileo della grazia ti annunzia: “Io sono la porta (nessun altro/a), se uno entra per me sarà salvato” (Giovanni 10:9).

Una Meditazione di Nicola Scorsone
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