Il Blog di Incontrare Gesù

Articoli di attualità, esperienze personali e meditazioni su argomenti etici morali, sulla fede cristiana e sulla religione in generale.

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Chris ci racconta come in un momento tragico della sua vita ha trovato la salvezza in Gesù. 
Sono cresciuto in una famiglia stupenda, ma come teenager ho cominciato a sperimentare le droghe e l'alcool.
Dopo diversi periodi di alti e bassi, mi sono trovato ad un punto nella vita in cui "tenevo il Signore a bada", anche se Lui era sempre lì per me.

Una sera sono andato in un ristorante ed ho bevuto troppo.
Alla fine della cena mi sono messo al volante per tornare a casa.
Ero quasi arrivato a casa quando, con mio stupore, sono passato sopra la ringhiera di legno che circondava un giardino privato e ho investito il bel terrazzo della casa.
Mi sono incamminato a piedi verso casa, sentendomi disperato per il fatto che avevo bevuto troppo e, pensando a tutto il danno causato, sono stato preso dal panico: avevo distrutto la mia macchina, una ringhiera e un terrazzo, ed ero sicuro di finire in galera, perché ho guidato da ubriaco.
Come per gli ebrei al tempo di Mosè, molti cristiani sono costretti a costruire mattoni per i propri oppressori; ma peggio ancora è oggi in Pakistan.

Azra Bibi
Azra Bibi
In Pakistan, molte persone come Azra Bibi portano il doppio fardello della povertà e della persecuzione.
Azra, 20 anni, è nata nella fabbrica di mattoni Malik Saleem.
La sua famiglia, gli unici cristiani in questa comunità musulmana, passava ogni giorno in questo lavoro durissimo fabbricando centinaia di mattoni.
Azra racconta: "lo non ho ricevuto una educazione.
Mi piaceva vedere gli altri bambini andare a scuola, volevo diventare un insegnante della Parola di Dio, ma mia madre guadagnava meno di un euro al giorno.
Mio padre morì, e vivevamo di stenti.
Un giorno decisi di aiutare mia madre; le chiesi: "Mamma, mi insegni a fare i mattoni?".
Avevo sette anni quando fabbricai il mio primo mattone.
Insieme fabbricavamo 1.000 mattoni al giorno. Al venerdì mia madre e io andavamo al mercato per comprare le cose di prima necessità.
Qualche volta potevo anche comprarmi dei fermagli per i capelli".

Un commento di Jack Hayford. 

Essere dalla parte d'Israele. 
Israele è una terra della quale Dio dice in modo unico, profetico, redentivo e ripetuto, che si tratta della Sua Terra.
Dio si riferisce ad Israele come a nessun'altra area del mondo, e che doveva essere la luce per i gentili.
La chiesa, al suo inizio, era virtual­mente ebrea e così rimase finché il Vangelo cominciò a propagarsi.
Infine, la Buona novella arrivò ad Antiochia, il luogo nel quale per la prima volta i credenti furono chiamati "cristiani"; e da qui, si propagò in tutto il mondo.
Nell'epistola ai Romani, dal capitolo nono all'undicesimo, l'apostolo Paolo tratta degli Ebrei nel progetto di Dio.

Questi tre capitoli sono gli unici che trattano del rapporto di Dio con il suo popolo eletto, in tutta la Bibbia.
Gli Ebrei furono "i primi"... il primo popolo (che viene da Abramo) a ricevere il patto di Dio.
Poi, fecero in modo che tutto il mondo allora conosciuto apprezzasse le ricchezze della verità di Dio, e nel loro mezzo venne anche il Messia.
La Parola di Dio chiama gli ebrei "la radice" ed i gentili "i rami".
Ci vien detto che "essi sono stati troncati per la loro incredulità e tu rimani stabile per la fede"; non dobbiamo insuperbir­ci, ma temere, poiché: "Se Dio non ha risparmiato i rami naturali, non rispar­mierà neppure te".
E quando verrà la pienezza dei gentili "tutto Israele sarà salvato" (Romani 11:16-26). 

Perché dovremmo oggi essere dalla parte di Israele?
Viviamo un momento storico difficile, in cui, come cristiani, dobbiamo prendere posizione per Israele.
Siamo "quelli dell'ultima ora", per cui non dobbiamo essere passivi riguardo alla profezia biblica.
Siamo chiamati a pregare con passione, a intercedere, a svolgere il nostro mini­stero secondo la Parola di Dio, che ci suggerisce che non è nostro compito sapere quando verrà l'ultima ora, e che è nostro dovere invece occuparci delle cose del Regno, finché Dio verrà.
La politica non c'entra nulla, è una questione legata alla Parola di Dio.
La Sacra scrittura afferma che verrà un tempo in cui tutte le nazioni si rivolteranno contro Israele e, siccome molti fatti ci portano a pensare che questo avver­rà molto presto, è importante sapere perché dobbiamo prendere posizione per Israele.

Dal Senegal in Sicilia per trovare Gesù. 
A cura di Nicola Andrea Scorsone. 

Giovedì 7 Aprile 2005 - Mercato di Ribera (AG).
Quella mattina, arrivato al posto dove allestiamo il nostro banco di letteratura cristiana evangelistica, i vari ambulanti vicini, e diversi senegalesi, mi domandavano il perché non fossi andato ai funerali del Papa a Roma.
"Io" dissi, alzando la mano al cielo, "preferisco andare dal Padre del Cielo, il divino Creatore, Lui sì che può aiutarmi in tutto.
Quello di Roma, una creatura, un piccolo uomo come me, morto per giunta, sono sicuro che non potrebbe fare nulla per me".

Dicendo questo vedevo la compiaciuta approvazione di Modou, un ragazzo senegalese che vende CD nella bancarella accanto, un senegalese che ha ben capito che non tutti i cristiani italiani sono cattolici-romani.
Modou, per ottenere dal console italiano il visto per poter venire in Sicilia, ha dovuto pagare 6.000,00 Euro.
Come tutti i senegalesi, sfruttati come veri "schiavi moderni", ha lasciato il suo paese senza nulla, anzi, indebitato fino al collo e, come se non bastasse, per avere il soggiorno dal prefetto di Agrigento (impresa molto difficile anche a pagamento), dovrebbe sborsare circa 3.000,00 Euro.

Sin dalla nascita della Chiesa i martirio ha accompagnato la vita dei credenti, come i santi antichi del Vecchio patto.
E questa è una realtà ancora oggi, anche se siamo nel XXI secolo dopo la nascita di Cristo.

Esempi nell'Antico Testamento.
Quando capiamo che la parola "martire" deriva dal vocabolo greco "martus", che significa "testimone", riusciamo a co­gliere la testimonianza, e quindi il martirio, anche di coloro che hanno preceduto Stefano.
Nei primissimi istanti della storia, Caino, in un accesso d'ira, a cau­sa del favore accordato da Dio all'offerta di Abele e al rifiuto della sua propria offerta, uccise per gelosia suo fratello: "Il Signore non guardò con favo­re Caino e la sua offerta. Caino ne fu molto irritato, e il suo viso era abbattuto.
Il Signore disse a Caino: «Perché sei irritato? E perché hai il volto abbattuto? Se agisci bene, non rialzerai il volto? Ma se agisci male, il pec­cato sta spiandoti alla porta, e i suoi desideri sono rivolti contro di te; ma tu dominalo!».
Un giorno Caino parlava con suo fratello Abele e, trovandosi nei campi, si avventò contro di lui e lo uccise" (Genesi 4:5-8).
Proprio prima di uccidere Abele, Caino ''parlava con suo fratello Abele".
Ovviamente, non era una conversazione cor­diale, e possiamo immaginare che la rabbia di Caino cresceva mentre Abele spiegava i suoi propositi e la sua attitudine nel portare l'offerta a Dio.
Caino, geloso della relazione di Abele con Dio, perpetrò l'uccisione del suo proprio fratello.

Una lettera di Rotem Yacobi, di qualche anno fa, purtroppo ancora attuale. 

Cari cittadini del mondo, l'altro mercoledì, vigilia del nuovo anno, me ne stavo seduto nel mio appartamento a Beer Sheva e si considerava se uscire o no per festeggiare il Capodanno.
Improvvisamente sono suonate le sirene.
Sono corso giù per le scale nel rifugio del nostro edificio, dove sono stato raggiunto da altre due famiglie coi bambini terrorizzati, una coppia di anziani e due studenti universitari vestiti a festa che a quel punto hanno deciso starsene a casa.
Siamo rimasti seduti in silenzio, ascoltando la sirena e aspettando di sentire l'esplosione.

Qualche minuto dopo la detonazione, siamo tornati ai nostri appartamenti.
Andando a letto ho sentito che dei missili erano caduti anche su Ashkelon, e mi dicevo: "Speriamo che non colpiscano qualche locale affollato, anche se quasi nessuno era uscito a festeggiare il Capodanno".
Giovedì, primo giorno dell'anno, sarei dovuto andare in università, ma le lezioni erano state sospese.
Evidentemente le autorità accademiche non volevano prendersi nessun rischio.

Mentre parlavo al telefono con la mia preoccupatissima madre, guardavo gruppi di studenti salire sugli autobus diretti verso località più lontane.
Ho detto a mia madre che anche la nostra casa non è sicura, però per il momento sarei rimasto qui.
Ogni rumore mi fa sobbalzare, penso che possa essere caduto un altro raz­zo.
Navigo per i siti di notizie, leg­go che le Forze di Difesa Israeliane combattono Hamas nella striscia di Gaza e penso alla gente su entrambi i lati del confine.

Un articolo di Fiamma Nirenstein. 

Primavera oscurantista: ritirato al festival di Luxor il film "Uscita dal Cairo", una storia d'amore che non rispettava "confini" tra religioni.
La buona notizia è che, almeno, un gruppetto di intellettuali protesta, e fra questi Tarek el Shenawi, critico cinematografico egiziano di fama.
Ma la notizia cattiva conferma il clima di pesante oscurantismo che domina ormai la "primavera" egiziana: il film «Uscita dal Cairo», una love story fra una donna musulmana e un cristiano copto, è stata censurata e ritirata dal Festival del cinema africano di Luxor.

Ci sono tanti motivi per essere molto dispiaciuti di questo fatto, ma il più immediato riguarda la infinita, invincibile eliminazione di Romeo e Giulietta nel nostro tempo, ma in una società diversa.
Infatti, non c'è molto spazio per l'amore nelle società islamiche, a meno che il fidanzamento non coincida con una quantità di regole prefissate dalla tradizione, dalla famiglia, dalla Sharia, dalla religione... da una folla in cui, comunque, le donne non contano niente.

Giulietta e Romeo nel mondo islamico fanno sovente una brutta fine, e uno dei motivi principali di incidenti violenti sono le storie d'amore fra persone di confessione diversa, soprattutto se la giovane lascia il domicilio familiare.
Il diritto alla felicità diventa allora diritto di uccidere, a meno che non intervenga una conversione, ma allora il matrimonio misto, comunque, si presenta alla rovescia rispetto a quello mostrato nel film: il marito è musulmano e la moglie prima o poi si converte.
Altrimenti, è tragedia.

La straordinaria storia di Gulshan Esther accende la luce sulla chiesa perseguitata nei Paesi musulmani, ma ancora di più sulla grandezza del nostro Dio.

Gulshan Esther è un miracolo vivente!
Paralitica dall'età di tre anni, quando venne colpi­ta dal tifo, una notte ebbe la visione di Gesù che le diceva: "Alzati e vieni da me"; e fu istantaneamente guari­ta.
Ma il miracolo ancora più grande è che Gulshan era una musulmana pachistana, figlia di un'importante famiglia di Sayed, creduti discen­denti diretti di Maometto.
Non sape­va nulla di Gesù.
Dopo la morte del suo amato padre, una voce le disse: "Cercami nel Corano, nel Sura Mar-yam".
In quella Sura, Gulshan lesse di un profeta che operava miracoli di guarigione, e cominciò a invocar­lo: "Gesù, figlio di Maria, guarisci­mi".
La guarigione miracolosa arri­vò, ma con essa anche un compito per Gulshan: "Testimonierai di me al mio popolo".
Gulshan iniziò subito, testimoniando alla sua famiglia del­la sua guarigione e della grandezza di Gesù Cristo, ma la famiglia non ne fu entusiasta.
Nel libro "II velo strappato", scritto da lei, leggiamo:
"A dieci giorni dalla mia prodigiosa gua­rigione, mentre riposavo nella mia stanza, "scoppiò un temporale".
La mia fa­miglia tornò con forza: si radunarono tutti nella stanza di ricevimento degli uomini, a porte chiuse, per farmi un interrogatorio, o almeno così mi sem­brò.
Mio fratello Safdar Shah fece un piccolo discorso introduttivo: "Abbia­mo radunato i capi della famiglia per persuaderti di smetterla con queste idee estreme che hai abbracciato re­centemente.
Ammettiamo che Gesù ti abbia guarito, ma se la cosa si sparge in giro, non sarà un bene per noi.
Siamo una famiglia musulmana di riferimento per tutti; tu rovinerai la nostra reputazione".

II regime notoriamente oppressivo della Corea del Nord continua ad essere il peggior persecutore di cristiani in tutto il mondo.


Una storia vera.
Il Signor Sung (nome di fantasia) non è estraneo al dolore.
Quan­do era un insegnate in Corea del Nord, due studenti gli sono morti tra le braccia, uccisi dalla fame; ha sof­ferto la tortura delle autorità nord-coreane ed ha vissuto come mendi­cante nelle strade.
Ma tutto ciò non è nulla a confronto del dolore che prova quando ricorda la morte di sua madre.

"Quando l'incubo della sua uccisione mi sveglia dal sonno, mi sento soffocare dal dolore", dice.
Sung e sua madre sono fuggiti dalla Corea del Nord in Cina negli anni '90, per sfuggire alla fame, ma nel 2001 il fratello maggiore persuase sua madre che sarebbe stato meglio per lei ritornare in Corea del Nord con lui, a causa delle difficoltà che dovevano affrontare in Cina, perché considerati illegali e senza nes­suna posizione.

Sung ci racconta: "Nel 2001 mio fratello maggiore venne in Cina e disse che sarebbe stato meglio ri­tornare in Corea del Nord.
'Se mo­riamo, è giusto che moriamo col nostro vero nome', disse, 'almeno moriremo nella nostra nazione'.
Così intrapresi il viaggio di ritorno con mia madre e mio fratello fino al fiume Tunen, che corre lungo la frontiera tra la Cina e la Corea del Nord.
Quando siamo arrivati ho notato che c'era un camion par­cheggiato sulla sponda nord-corea­na, che era stato lì fin dalla matti­na.
Quel camion mi sembrò molto sospetto, ma mio fratello disse: 'Va tutto bene. Dobbiamo credere che saremo in salvo'.

Eravamo in piedi sulla riva del fiume di fronte alla Corea del Nord, quando mia madre si inginocchiò e cominciò a pregare.
Mi fece sedere davanti a lei, pose le mani sulla mia testa e pregò in modo molto ferven­te.
Penso che avesse avuto una pre­monizione, perché menzionò che questa poteva essere l'ultima vol­ta che saremmo stati insieme.
Mi disse che io dovevo sopravvivere e tornare in Corea del Sud (da dove mio padre proveniva) e diventare un pastore.
C'erano molte persone che pescavano sulla sponda cinese, e tutti le diedero il loro addio.

Una riflessione di Nicola Scorsone. 

Si ricorda, in particolari occasioni, l'Olocausto degli Ebrei della 2ª Guerra Mondiale, per non dimenticare e migliorare.
Qua e là spuntano, però, diversi presunti e presuntuosi storici che dicono, per citarne alcuni: "L'olocausto è fondamentalmente una burla storica… il più grande olocausto non è stato contro ebrei, ma consumato sui cristiani dagli ebrei… dubito che 6 milioni di ebrei siano veramente morti nei campi di morte nazisti".

Da The Hoax of the Twentieth Century - La Burla del Ventesimo Secolo, di Arthur R. Butz.
"Nessun ebreo è morto nelle camere a gas, queste venivano usate semplicemente per la disinfestazione degli indumenti dei detenuti...
La comunità internazionale dovrebbe fermare Israele e ritenerla responsabile per tutti i suoi crimini".
Da Sawt-al-Arab - La Voce Araba, Cairo (ovviamente!!!).
Fanaticamente, interpretano sempre la storia secondo il proprio punto di convenienza religiosa o laica.
Per esempio l'oscuro medioevo, alcuni storici, lo vogliono fare apparire come un'alba dorata.
È vero che in tutti i tempi sono sorti uomini di valore, come anche nel medioevo, ma quest’ombra scura invece di stringerla fino a farla scomparire, sarebbe più saggio allargarla in tutti gli strati della storia di tutti i tempi.

Testimonianze

Conforto nel dolore. 

Dio mi ha tolto la cosa che per me era la più importante: mio marito.
Lui era un uomo giusto, onesto, buono, bello; era il mio angelo e con lui ho avuto due splendidi figli.
Però non sono arrabbiata con Dio, perché so che il Suo l'amore riempe i cuori più affranti, come il mio; so che la Sua luce illumina la mia vita; so che Lui è il mio più grande conforto.
Anche se ho scritto "tolto", in effetti ho scoperto, con la morte di mio marito, l'amore immenso di Cristo per me.
Credevo di morire dal dolore, di non potere affrontare più la vita da sola (e tante volte sono sola con il mio dolore!), eppure, proprio quando sono nella solitudine più nera, è proprio lì che il Signore mi tiene stretta a sé.
Tante volte ho detto a Dio: "Perché mi hai abbandonato?"; ma poi, non so come mai, c'è sempre quella tenera carezza che mi sfiora l'anima... e mi porta a pensare che non sono sola.
Sono riuscita a laurearmi e sono ancora giovane, ed ho perso il mio amato nel più bello della mia vita.
Riflettiamo: senza l'aiuto di Dio come possiamo superare certi distacchi da persone alle quali siamo unite?
La mia vita era un Eden, tutto era perfetto per me, avevo l'uomo dei miei sogni...
Ora lui è nella casa di Dio, cullato non più dai miei abbracci, ma da quelli più belli del Padre.
Mi hanno detto: "...non era tuo, era del Signore".
Questo è vero, ed io ringrazio lo stesso Dio, anche se me lo ha dato per poco; mi ha donato due splendidi tesori che sono il ricordo del mio adorato marito.
Chiunque tu sia, che leggi, non ti abbattere, fermati e lascia il tuo cuore nelle mani del Signore.
Lui saprà darti quello che è buono per te.
Differenze perpetrate dall'ONU per lo stato d'Israele nei confronti degli stati arabi in particolare. 

UN TRATTAMENTO DIFFERENZIATO
Nell'Assemblea Generale e nei suoi comitati, così come nelle agenzie specializzate delle Nazioni Unite, è perdurato un atteggiamento che ha attribuito ad Israele un trattamento differenziato, e di certo non privilegiato.
Nel corso degli anni passati, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha dedicato ben 7 delle 179 voci della sua agenda a questioni riguardanti Israele.
A nessun altra nazione, o per altre questioni, è stato riservato un tale trattamento indagatorio.
Sino al 2002, quasi ogni anno l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato 19 risoluzioni anti-israeliane.

LA MAGGIORANZA AUTOMATICA
La maggioranza automatica di cui gode il blocco arabo-musulmano da un lato gli permette di far passare qualsiasi risoluzione anti-israeliana, a prescindere da quanto possa essere parziale, dall'altro blocca l'adozione di qualsiasi risoluzione che contenga elementi di critica contro i palestinesi o uno stato arabo.
In pratica, in cifre, nell'Assemblea Generale il 9.5% della popolazione mondiale detiene i due terzi dei seggi.

Testimonianze

L'incontro con Gesù. 

Mi chiamo Tony ho 23 anni.
Sono di Palermo, ma vivo a Piacenza.
Anch'io vi volevo parlare della mia esperienza con Gesù.
Il 12 gennaio del 2010, sono stato ricoverato all'ospedale di Parma per un'emorragia cerebrale.
Ero in condizioni critiche, i medici non davano speranze, ma soltanto con l'aiuto di Dio ho ritrovato guarigione fisica e pace nell'anima.
Sono stato con Gesù!
Mentre ero in coma, vedevo che mi trovavo in un grande campo roccioso, dove cercavo Gesù con tutta la mia forza.
In quel campo non c'era nessuno tranne noi due.
Nel campo ho notato una croce per terra, allora ho incominciato a cercare Gesù più intensamente.
Finalmente lo vidi seduto su una roccia; mi aspettava, come se avessimo un appuntamento.
Quando andai verso di lui, la commozione fu così grande, che ricordo quel momento come se lo stessi vivendo nuovamente.
Quando mi trovai vicino Gesù, gli accarezzai il viso.
Gesù mi dava forza e amore, dicendomi che non mi avrebbe abbandonato, che stava con me e che sarei ritornato ad essere sano come prima.
Poi ricordo che passeggiavamo insieme e lui mi teneva stretta la mano.
Quando sono uscito dal coma, ricordo di aver pianto tanto, e raccontavo instancabilmente di essere stato con Gesù Cristo, il mio Salvatore.
Lui ci ama tanto, basta donarsi a lui, essere umili dinanzi al suo splendore ed ecco che il suo amore ci avvolgerà, ci riempirà, ci donerà lucentezza, passione; serenità nell'anima, nella mente e nel corpo.
Gesù Cristo è l'unica fonte dove puoi bere e nutrire d'amore il tuo spirito.
Dio vi benedica!

Leggi altre testimonianze
Con questo titolo, il professor Stephan Berger, del Tel Aviv Medical Center, ha proposto ironicamente delle scuse. 

Dopo uno degli ultimi attacchi suicidi a Gerusalemme, il Ministro degli Esteri americano ha sollecitato i palestinesi a condannare la cosa in qualche modo.
Il premier palestinese si è lamentato del fatto che solo ai palestinesi si richieda di condannare il terrorismo.
Come si poteva prevedere, nella condanna dell'attacco da parte dei palestinesi, si legge fra l'altro: "Esecriamo l'assassinio di civili da entrambe le parti".
Forse i palestinesi hanno ragione.

Per questo vorrei mettere bene in chiaro le cose, e nel nome del popolo ebraico, esecrare i seguenti fatti:
1. Tutti gli attentati suicidi da parte ebraica compiuti nei confronti degli arabi.
2. Tutti gli autobus arabi fatti saltare in aria dagli ebrei.
3. Tutte le pizzerie, i centri commerciali, le discoteche e i ristoranti arabi fatti saltare in aria dai terroristi ebrei.
4. Tutti gli aeroplani dirottati dagli ebrei a partire dal 1903.
5. Tutte le festività di Ramadan divenute oggetto di bombardamenti da parte ebraica.
6. Tutti gli arabi linciati in città israeliane; tutti gli olimpionici arabi uccisi dagli ebrei; tutte le ambasciate arabe fatte saltare in aria dagli ebrei.
7. Tutte le moschee, i cimiteri e le scuole religiose profanate o incendiate dagli ebrei in Nord Africa, Francia, Belgio, Germania, Inghilterra o in qualsiasi altra nazione.
8. La distruzione di istituzioni militari e civili statunitensi in Kenia, Pakistan, Iran, Arabia Saudita e Yemen, nonché l'assassinio di soldati marines statunitensi e personale diplomatico.
9. Tutti i libri di scuola ebraici in cui si afferma che gli arabi hanno avvelenato le sorgenti, hanno usato sangue di cristiani per la panificazione, hanno controllato il mondo finanziario e ucciso Gesù Cristo, ovvero che gli anziani della Mecca si sono incontrati per pianificare in segreto la presa del potere mondiale.
10. Mi vergogno, poi in particolare, del fatto che l'11 settembre 2001, i miei fratelli ebraici abbiano fatto saltare in aria il World Trade Center, attaccato il Pentagono e l'aviazione civile, mentre altri miei fratelli ebraici festeggiavano questi eventi per strada; ci scusiamo anche noi se non abbiamo bruciato le loro bandiere e condannato questi fatti con partecipazione e veemenza.

"O Signore, chi dimorerà nella tua tenda? Chi abiterà sul tuo santo monte? Colui che è puro e agisce con giustizia, e dice la verità come l’ha nel cuore; che non calunnia con la sua lingua, né insulta il suo prossimo. Chi agisce così non sarà mai smosso" (Salmo15:1-3).
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