Il Blog di Incontrare Gesù

Articoli di attualità, esperienze personali e meditazioni su argomenti etici morali, sulla fede cristiana e sulla religione in generale.

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La Nigeria è lo stato più popoloso dell’Africa con una popolazione di 162,4 milioni di abitanti (Fonte:Nazioni Unite 2011). 
Passata da un colpo di stato all'altro, è tornata al governo civile nel 1999.
Da allora c’è stato un incremento di violenza da parte di militanti dei diversi gruppi etnici (ce ne sono circa 250 in Nigeria) e religiosi.
Migliaia di persone sono morte durante gli ultimi anni a causa delle rivalità etniche e religiose.
Nel 2000 l’imposizione della legge islamica della Sharia in diversi stati del nord ha causato divisioni nella popolazione, morte di centinaia di persone e fuga di migliaia di cristiani dal loro posto di origine.

In particolare, la Nigeria è stata colpita da un’ondata di violenza contro la comunità cristiana da parte del gruppo islamico militante Boko Haram, il cui scopo principale, sin dalla sua formazione, è quello di rovesciare il governo in carica e creare uno stato islamico in cui applicare la legge della Sharia.
I seguaci di questo movimento considerano “trasgressori” tutti coloro che non vivono secondo quello che Allah ha rivelato, promuovendo una versione dell’Islam che considera “haram”, cioè proibito, per i musulmani, prendere parte a qualsiasi attività politica e sociale associata con la società occidentale.

Una triste realtà. 

La tratta di esseri umani, secondo la definizione delle Nazioni Unite, è il movimento illegale di
persone, all’interno di confini nazionali o attraverso confini internazionali, con lo scopo di
sfruttarle nel commercio del sesso, nel servizio domestico o nel lavoro manuale.
È un’industria illegale che solo l’anno scorso si stima abbia generato un guadagno di 32 miliardi di dollari.
Solo lo 0,5% di questa cifra è stato speso nella lotta contro questo crimine.

Si tratta di un problema internazionale e si stima che fra le 700.000 e i 2 milioni di persone vengono trafficate ogni anno attraversi i confini internazionali. Interessa uomini, donne e bambini.
L’organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) stima che nel mondo sono almeno 12,3 milioni i bambini e gli adulti costretti al lavoro forzato, alla schiavitù e all’asservimento a scopo di sfruttamento sessuale e che il 56% delle vittime sono donne e bambini.
- In Thailandia: il governo denuncia che 60.000 bambini sono venduti nella prostituzione ogni anno.
- In Nord America: donne asiatiche sono vendute alle case di prostituzione per $16.000 a testa.
- Per molti anni bambini dall’età di 6 anni in su, e a volte anche meno, sono stati trafficati dai paesi dell’Asia del sud a paesi del Golfo per sopperire alla richiesta di fantini per cammelli.

Liyla, un eroe della fede. 

Liyla strinse fortemente al petto la Bibbia di suo marito.
Il messaggio che era contenuto in quel libro aveva portato speranza e gioia nelle loro vite.
Liyla e Mohammed, abitualmente leggevano la Bibbia alla luce di una torcia elettrica di notte, in modo che i loro parenti musulmani non potessero notarli.
Ma col passare dei giorni, Mohammed non poteva più restare in silenzio: si sentiva spinto a condividere la buona notizia con la sua famiglia.

"Io ho la felicità; non posso fermarmi ora", disse a sua moglie, "devo condividere questa verità con la mia famiglia".
Ma i membri della famiglia di Mohammed non accettarono la sua con­versione al cristianesimo.
Così la sua passione evangelistica e la devozione a Cristo gli sono costate la vita: un membro della sua famiglia lo ha ucciso, per aver abbandonato la fede islamica.
Rimasta vedova e con un bimbo piccolo da curare, Liyla doveva fare una scelta: avrebbe potuto lasciare l'Iraq, come altre decine di migliaia di altri cristiani, oppure poteva restare in Iraq e iniziare un servizio di evangelizzazione per i musulmani.

Liyla ha scelto di restare e di affrontare i rischi che comporta essere un cristiano in Iraq.
"Mohammed mi ha lasciato due cose importanti: mio figlio e la nostra Bibbia"; dice Liyla, "non dimenticherò mai perché Mohammed è morto: è morto per Gesù; e io credo che Gesù mi aiuterà".
Il lavoro di Liyla sta portando frutto: tre donne musulmane recentemente hanno accettato Cristo, attraverso il suo ministero di evangelizzazione.
La Missione per la Chiesa Perseguitata è fiera di poter aiutare persone come Liyla: lei è un eroe della fede.
Preghiamo che Liyla possa rimanere fedele a Cristo nel mezzo del pericolo e che Dio faccia prosperare il suo ministero in Iraq.

Tratto da EUN-ICA
Sudan del Sud: nuova speranza, vecchia persecuzione. 

II 9 luglio 2011 è nata la nuova nazione del Sudan del Sud, una speranza per tutti i cristiani del Sudan meridionale di liberarsi dall'oppressione del Nord musulmano.
Ma le persecuzioni continuano ancora.
Il 10 luglio 2011, quattro ragazzi sedevano su una transenna di catene metalliche durante una partita di calcio a Juba.

Due di loro tenevano in mano i tradizionali strumenti fatti a mano per rumoreggiare, ma uno sventolava una grande bandiera a bande nere, rosse e verdi, la bandiera della nazione più nuova del mondo, il Sudan del Sud.
Il giorno precedente, 8 milioni di persone, in maggioranza cristiani, avevano celebrato la nascita del loro nuovo Paese.
Il Sudan del Sud aveva alla fine guadagnato la propria indipendenza dal Sudan dopo decenni di conflitti tra il nord prevalentemente musulmano e il sud prevalentemente cristiano.

Un aspetto della vita cristiana in Cina oggi. 

La chiesa Shouwang, una chiesa "non registrata" di Beijing (Pechino), aveva tentato di riunirsi per il culto ormai da 10 settimane.
Ogni domeni­ca Shen guardava, mentre la polizia arrestava alcuni membri della sua chiesa e li portava via.
Quella settimana toccava a lui.
Shen si aspettava di passare al­cune ore in prigione da solo in attesa che le autorità lo avreb­bero rilasciato.
Il suo "crimine", dopotutto, era quello di partecipare ad un culto della chiesa Shouwang, della quale Shen ne era membro.

Trascorso un po di tempo in prigione, Shen venne portato in una sala per le visite e accolto da tre uo­mini vestiti bene.
Quei tre uo­mini, per sua sorpresa, erano membri della chiesa ufficiale di stato "Three-Self Patriotic Movement" (Movimento Patriotico delle Tre Autonomie, la chiesa di stato in Cina), fondata dal governo, in cui ogni pastore è istruito presso un seminario gestito dal Partito Comunista.
Quegli uomini suggerirono insistentemente a Shen di non frequen­tare più la chiesa Shouwang e di
unirsi alla chiesa di stato.

Una meditazione di Norbert Lieth. 

La via del dolore del popolo ebraico non è ancora terminata.
L'Olocausto ebbe fine più di sessant'anni fa, ma l'impressione di questo orribile passato pesa ancora sulla scena mondiale.
Si tratta di un evento storico che non può essere dimenticato, eppure sembra che il suo insegnamento non sia ancora stato appreso.

Asaf, già in epoca antica, parlava di questo problema in preghiera davanti a Dio, dicendogli fra l'altro: "...dicono: venite, distruggiamoli come nazione e il nome d'Israele non sia più ricordato" (SaImo 83:5).
Anche oggi si prova più simpatia per i nemici di Israele che per il popolo del Patto di Dio.
Così, la deputata britannica Jenny Tonge ha espresso come segue la propria comprensione per gli attentatori suicidi: "Credo che vivendo in una situazione come quella, e lo dico con considerazione, anche io oserei diventarlo (un'attentatrice suicida, N.d.R.)".
Una mostra speciale nella casa di Anna Frank, ad Amsterdam, ha sconvolto in modo particolare i visitatori israeliani: in un breve filmato si vede un poster che rappresenta il premier israeliano Ariel Sharon con i baffi, gli stessi di Adolf Hitler, raffigurato accanto a lui.

Meditazioni

Una Meditazione di Antonio Strigari. 

Oggi è di moda: 
1) promuovere e sostenere tutto ciò che la sana morale contenuta nella Parola di Dio condanna;
2) ritenere lecito ogni comportamento come affermano molti "saggi" opinionisti, attingendo alla loro personalissima morale!
Sono d’accordo che ognuno può vivere come vuole (a condizione che non si faccia male ad altri!), ma proporre a tutti certi modi di vivere contrari alla natura come regola giusta, lecita e morale mi sembra sia proprio il colmo dell’aberrazione.
Disdegnando e ritenendo superata la Bibbia, i "saggi e gli intelligenti del mondo di oggi" si mostrano come maestri di una nuova scuola e propongono un nuovo cammino nelle nefandezze e nelle tenebre del peccato, anziché nella luce.
Se si parla loro di "Luce" essi rispondono: "Cos'è la Luce?".
Si sono allontanati dalle tre cose essenziali che caratterizzano un vero uomo: la Via, la Verità e la Vita.
Loro non sanno (e non possono saperlo) che queste tre parole identificano il solo "Vero uomo", Gesù Cristo, immagine e splendore del Vero Dio.
Pure, senza ombra di dubbio, un giorno si troveranno davanti al giusto Giudice che oggi si offre loro come Salvatore!
Volesse Iddio che, per un istante, scendessero dal loro traballante scanno pestilenziale e riconoscessero che il loro modo di vivere offende ed uccide la loro stessa dignità di persona e principalmente la loro anima!
In molti casi il loro modo di vivere non solo è condannato da Dio, ma anche dalla natura!

Wally Magdangal, un testimone di Cristo.  

Il mio nome completo è Oswaldo Magdangal, ma fra i cristiani in Arabia Saudita sono più conosciuto come "pastore Wally".
Insieme a mia moglie ho trascorso 10 anni in Arabia Saudita.
Il 14 ottobre del 1992, la Mutawa riuscì a rintracciarmi.
Forse non tutti sanno cos'è la Mutawa: è la polizia di sicurezza religiosa dei paesi islamici; i suoi ufficiali sono paragonabili ai farisei del tempo di Gesù: dovrebbero essere dottori della legge, esperti che applicano la legge, ma Gesù li chiamava "ipocriti" e "sepolcri imbiancati".
Ciò che valeva per i farisei di allora vale anche per quelli della Mutawa di oggi.

Nell'ottobre 1992, dunque, la Mutawa venne a sapere dove mi trovavo, tramite un credente filippino (così almeno pensavo allora, ma ora dubito molto della sua esperienza cristiana).
In ogni modo era stato per anni insieme a noi e mi era molto vicino; lo consideravo più che un fratello. Qualche giorno prima del mio arresto, lo vidi uscire da una moschea, lo avvicinai e gli chiesi: "Non avrei mai immaginato che fossi musulmano".
Mi disse: "Lo sono già da un po di tempo".
Qualche giorno dopo quell'incontro, fui arrestato insieme ad un altro fratello, con l'accusa di bestemmia e di sovversione, i due capi d'imputazione con i quali potevano giustificare la nostra esecuzione per impiccagione.

Per gli uomini in Arabia Saudita esistono due modi per essere messi a morte: decapitazione o impiccagione.
La decapitazione è riservata ai criminali, stupratori, omicidi, trafficanti di droga ecc.; la forca invece viene riservata ai bestemmiatori e ai sovversivi.
Noi dunque dovevamo essere impiccati il 25 dicembre del 1992.
In quegli anni usavamo la massima prudenza: prima dei culti i fratelli entravano in momenti prestabiliti, durante il corso della riunione, ognuno aveva il suo preciso momento di arrivo.

A volte eravamo molto rigidi: chi non arrivava al momento prestabilito non poteva più entrare e doveva ritornare la settimana successiva.
Qualche volta facevamo entrare anche i ritardatari, ma mai se prima non avessero telefonato, scritto una lettera o avvertito per tempo che non sarebbero venuti in orario.
Chi suonava doveva comporre un codice al citofono.
Quando la Mutawa entrò conosceva il nostro codice a causa della spia.
Pochi giorni prima dell'irruzione il Signore ci aveva già dato una chiara indicazione che saremmo stati perseguitati.

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