Il Blog di Incontrare Gesù

Articoli di attualità, esperienze personali e meditazioni su argomenti etici morali, sulla fede cristiana e sulla religione in generale.

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Un commento di Jack Hayford. 

Essere dalla parte d'Israele. 
Israele è una terra della quale Dio dice in modo unico, profetico, redentivo e ripetuto, che si tratta della Sua Terra.
Dio si riferisce ad Israele come a nessun'altra area del mondo, e che doveva essere la luce per i gentili.
La chiesa, al suo inizio, era virtual­mente ebrea e così rimase finché il Vangelo cominciò a propagarsi.
Infine, la Buona novella arrivò ad Antiochia, il luogo nel quale per la prima volta i credenti furono chiamati "cristiani"; e da qui, si propagò in tutto il mondo.
Nell'epistola ai Romani, dal capitolo nono all'undicesimo, l'apostolo Paolo tratta degli Ebrei nel progetto di Dio.

Questi tre capitoli sono gli unici che trattano del rapporto di Dio con il suo popolo eletto, in tutta la Bibbia.
Gli Ebrei furono "i primi"... il primo popolo (che viene da Abramo) a ricevere il patto di Dio.
Poi, fecero in modo che tutto il mondo allora conosciuto apprezzasse le ricchezze della verità di Dio, e nel loro mezzo venne anche il Messia.
La Parola di Dio chiama gli ebrei "la radice" ed i gentili "i rami".
Ci vien detto che "essi sono stati troncati per la loro incredulità e tu rimani stabile per la fede"; non dobbiamo insuperbir­ci, ma temere, poiché: "Se Dio non ha risparmiato i rami naturali, non rispar­mierà neppure te".
E quando verrà la pienezza dei gentili "tutto Israele sarà salvato" (Romani 11:16-26). 

Perché dovremmo oggi essere dalla parte di Israele?
Viviamo un momento storico difficile, in cui, come cristiani, dobbiamo prendere posizione per Israele.
Siamo "quelli dell'ultima ora", per cui non dobbiamo essere passivi riguardo alla profezia biblica.
Siamo chiamati a pregare con passione, a intercedere, a svolgere il nostro mini­stero secondo la Parola di Dio, che ci suggerisce che non è nostro compito sapere quando verrà l'ultima ora, e che è nostro dovere invece occuparci delle cose del Regno, finché Dio verrà.
La politica non c'entra nulla, è una questione legata alla Parola di Dio.
La Sacra scrittura afferma che verrà un tempo in cui tutte le nazioni si rivolteranno contro Israele e, siccome molti fatti ci portano a pensare che questo avver­rà molto presto, è importante sapere perché dobbiamo prendere posizione per Israele.

Dal Senegal in Sicilia per trovare Gesù. 
A cura di Nicola Andrea Scorsone. 

Giovedì 7 Aprile 2005 - Mercato di Ribera (AG).
Quella mattina, arrivato al posto dove allestiamo il nostro banco di letteratura cristiana evangelistica, i vari ambulanti vicini, e diversi senegalesi, mi domandavano il perché non fossi andato ai funerali del Papa a Roma.
"Io" dissi, alzando la mano al cielo, "preferisco andare dal Padre del Cielo, il divino Creatore, Lui sì che può aiutarmi in tutto.
Quello di Roma, una creatura, un piccolo uomo come me, morto per giunta, sono sicuro che non potrebbe fare nulla per me".

Dicendo questo vedevo la compiaciuta approvazione di Modou, un ragazzo senegalese che vende CD nella bancarella accanto, un senegalese che ha ben capito che non tutti i cristiani italiani sono cattolici-romani.
Modou, per ottenere dal console italiano il visto per poter venire in Sicilia, ha dovuto pagare 6.000,00 Euro.
Come tutti i senegalesi, sfruttati come veri "schiavi moderni", ha lasciato il suo paese senza nulla, anzi, indebitato fino al collo e, come se non bastasse, per avere il soggiorno dal prefetto di Agrigento (impresa molto difficile anche a pagamento), dovrebbe sborsare circa 3.000,00 Euro.

Sin dalla nascita della Chiesa i martirio ha accompagnato la vita dei credenti, come i santi antichi del Vecchio patto.
E questa è una realtà ancora oggi, anche se siamo nel XXI secolo dopo la nascita di Cristo.

Esempi nell'Antico Testamento.
Quando capiamo che la parola "martire" deriva dal vocabolo greco "martus", che significa "testimone", riusciamo a co­gliere la testimonianza, e quindi il martirio, anche di coloro che hanno preceduto Stefano.
Nei primissimi istanti della storia, Caino, in un accesso d'ira, a cau­sa del favore accordato da Dio all'offerta di Abele e al rifiuto della sua propria offerta, uccise per gelosia suo fratello: "Il Signore non guardò con favo­re Caino e la sua offerta. Caino ne fu molto irritato, e il suo viso era abbattuto.
Il Signore disse a Caino: «Perché sei irritato? E perché hai il volto abbattuto? Se agisci bene, non rialzerai il volto? Ma se agisci male, il pec­cato sta spiandoti alla porta, e i suoi desideri sono rivolti contro di te; ma tu dominalo!».
Un giorno Caino parlava con suo fratello Abele e, trovandosi nei campi, si avventò contro di lui e lo uccise" (Genesi 4:5-8).
Proprio prima di uccidere Abele, Caino ''parlava con suo fratello Abele".
Ovviamente, non era una conversazione cor­diale, e possiamo immaginare che la rabbia di Caino cresceva mentre Abele spiegava i suoi propositi e la sua attitudine nel portare l'offerta a Dio.
Caino, geloso della relazione di Abele con Dio, perpetrò l'uccisione del suo proprio fratello.

Una lettera di Rotem Yacobi, di qualche anno fa, purtroppo ancora attuale. 

Cari cittadini del mondo, l'altro mercoledì, vigilia del nuovo anno, me ne stavo seduto nel mio appartamento a Beer Sheva e si considerava se uscire o no per festeggiare il Capodanno.
Improvvisamente sono suonate le sirene.
Sono corso giù per le scale nel rifugio del nostro edificio, dove sono stato raggiunto da altre due famiglie coi bambini terrorizzati, una coppia di anziani e due studenti universitari vestiti a festa che a quel punto hanno deciso starsene a casa.
Siamo rimasti seduti in silenzio, ascoltando la sirena e aspettando di sentire l'esplosione.

Qualche minuto dopo la detonazione, siamo tornati ai nostri appartamenti.
Andando a letto ho sentito che dei missili erano caduti anche su Ashkelon, e mi dicevo: "Speriamo che non colpiscano qualche locale affollato, anche se quasi nessuno era uscito a festeggiare il Capodanno".
Giovedì, primo giorno dell'anno, sarei dovuto andare in università, ma le lezioni erano state sospese.
Evidentemente le autorità accademiche non volevano prendersi nessun rischio.

Mentre parlavo al telefono con la mia preoccupatissima madre, guardavo gruppi di studenti salire sugli autobus diretti verso località più lontane.
Ho detto a mia madre che anche la nostra casa non è sicura, però per il momento sarei rimasto qui.
Ogni rumore mi fa sobbalzare, penso che possa essere caduto un altro raz­zo.
Navigo per i siti di notizie, leg­go che le Forze di Difesa Israeliane combattono Hamas nella striscia di Gaza e penso alla gente su entrambi i lati del confine.

Un articolo di Fiamma Nirenstein. 

Primavera oscurantista: ritirato al festival di Luxor il film "Uscita dal Cairo", una storia d'amore che non rispettava "confini" tra religioni.
La buona notizia è che, almeno, un gruppetto di intellettuali protesta, e fra questi Tarek el Shenawi, critico cinematografico egiziano di fama.
Ma la notizia cattiva conferma il clima di pesante oscurantismo che domina ormai la "primavera" egiziana: il film «Uscita dal Cairo», una love story fra una donna musulmana e un cristiano copto, è stata censurata e ritirata dal Festival del cinema africano di Luxor.

Ci sono tanti motivi per essere molto dispiaciuti di questo fatto, ma il più immediato riguarda la infinita, invincibile eliminazione di Romeo e Giulietta nel nostro tempo, ma in una società diversa.
Infatti, non c'è molto spazio per l'amore nelle società islamiche, a meno che il fidanzamento non coincida con una quantità di regole prefissate dalla tradizione, dalla famiglia, dalla Sharia, dalla religione... da una folla in cui, comunque, le donne non contano niente.

Giulietta e Romeo nel mondo islamico fanno sovente una brutta fine, e uno dei motivi principali di incidenti violenti sono le storie d'amore fra persone di confessione diversa, soprattutto se la giovane lascia il domicilio familiare.
Il diritto alla felicità diventa allora diritto di uccidere, a meno che non intervenga una conversione, ma allora il matrimonio misto, comunque, si presenta alla rovescia rispetto a quello mostrato nel film: il marito è musulmano e la moglie prima o poi si converte.
Altrimenti, è tragedia.

La straordinaria storia di Gulshan Esther accende la luce sulla chiesa perseguitata nei Paesi musulmani, ma ancora di più sulla grandezza del nostro Dio.

Gulshan Esther è un miracolo vivente!
Paralitica dall'età di tre anni, quando venne colpi­ta dal tifo, una notte ebbe la visione di Gesù che le diceva: "Alzati e vieni da me"; e fu istantaneamente guari­ta.
Ma il miracolo ancora più grande è che Gulshan era una musulmana pachistana, figlia di un'importante famiglia di Sayed, creduti discen­denti diretti di Maometto.
Non sape­va nulla di Gesù.
Dopo la morte del suo amato padre, una voce le disse: "Cercami nel Corano, nel Sura Mar-yam".
In quella Sura, Gulshan lesse di un profeta che operava miracoli di guarigione, e cominciò a invocar­lo: "Gesù, figlio di Maria, guarisci­mi".
La guarigione miracolosa arri­vò, ma con essa anche un compito per Gulshan: "Testimonierai di me al mio popolo".
Gulshan iniziò subito, testimoniando alla sua famiglia del­la sua guarigione e della grandezza di Gesù Cristo, ma la famiglia non ne fu entusiasta.
Nel libro "II velo strappato", scritto da lei, leggiamo:
"A dieci giorni dalla mia prodigiosa gua­rigione, mentre riposavo nella mia stanza, "scoppiò un temporale".
La mia fa­miglia tornò con forza: si radunarono tutti nella stanza di ricevimento degli uomini, a porte chiuse, per farmi un interrogatorio, o almeno così mi sem­brò.
Mio fratello Safdar Shah fece un piccolo discorso introduttivo: "Abbia­mo radunato i capi della famiglia per persuaderti di smetterla con queste idee estreme che hai abbracciato re­centemente.
Ammettiamo che Gesù ti abbia guarito, ma se la cosa si sparge in giro, non sarà un bene per noi.
Siamo una famiglia musulmana di riferimento per tutti; tu rovinerai la nostra reputazione".

II regime notoriamente oppressivo della Corea del Nord continua ad essere il peggior persecutore di cristiani in tutto il mondo.


Una storia vera.
Il Signor Sung (nome di fantasia) non è estraneo al dolore.
Quan­do era un insegnate in Corea del Nord, due studenti gli sono morti tra le braccia, uccisi dalla fame; ha sof­ferto la tortura delle autorità nord-coreane ed ha vissuto come mendi­cante nelle strade.
Ma tutto ciò non è nulla a confronto del dolore che prova quando ricorda la morte di sua madre.

"Quando l'incubo della sua uccisione mi sveglia dal sonno, mi sento soffocare dal dolore", dice.
Sung e sua madre sono fuggiti dalla Corea del Nord in Cina negli anni '90, per sfuggire alla fame, ma nel 2001 il fratello maggiore persuase sua madre che sarebbe stato meglio per lei ritornare in Corea del Nord con lui, a causa delle difficoltà che dovevano affrontare in Cina, perché considerati illegali e senza nes­suna posizione.

Sung ci racconta: "Nel 2001 mio fratello maggiore venne in Cina e disse che sarebbe stato meglio ri­tornare in Corea del Nord.
'Se mo­riamo, è giusto che moriamo col nostro vero nome', disse, 'almeno moriremo nella nostra nazione'.
Così intrapresi il viaggio di ritorno con mia madre e mio fratello fino al fiume Tunen, che corre lungo la frontiera tra la Cina e la Corea del Nord.
Quando siamo arrivati ho notato che c'era un camion par­cheggiato sulla sponda nord-corea­na, che era stato lì fin dalla matti­na.
Quel camion mi sembrò molto sospetto, ma mio fratello disse: 'Va tutto bene. Dobbiamo credere che saremo in salvo'.

Eravamo in piedi sulla riva del fiume di fronte alla Corea del Nord, quando mia madre si inginocchiò e cominciò a pregare.
Mi fece sedere davanti a lei, pose le mani sulla mia testa e pregò in modo molto ferven­te.
Penso che avesse avuto una pre­monizione, perché menzionò che questa poteva essere l'ultima vol­ta che saremmo stati insieme.
Mi disse che io dovevo sopravvivere e tornare in Corea del Sud (da dove mio padre proveniva) e diventare un pastore.
C'erano molte persone che pescavano sulla sponda cinese, e tutti le diedero il loro addio.

Una riflessione di Nicola Scorsone. 

Si ricorda, in particolari occasioni, l'Olocausto degli Ebrei della 2ª Guerra Mondiale, per non dimenticare e migliorare.
Qua e là spuntano, però, diversi presunti e presuntuosi storici che dicono, per citarne alcuni: "L'olocausto è fondamentalmente una burla storica… il più grande olocausto non è stato contro ebrei, ma consumato sui cristiani dagli ebrei… dubito che 6 milioni di ebrei siano veramente morti nei campi di morte nazisti".

Da The Hoax of the Twentieth Century - La Burla del Ventesimo Secolo, di Arthur R. Butz.
"Nessun ebreo è morto nelle camere a gas, queste venivano usate semplicemente per la disinfestazione degli indumenti dei detenuti...
La comunità internazionale dovrebbe fermare Israele e ritenerla responsabile per tutti i suoi crimini".
Da Sawt-al-Arab - La Voce Araba, Cairo (ovviamente!!!).
Fanaticamente, interpretano sempre la storia secondo il proprio punto di convenienza religiosa o laica.
Per esempio l'oscuro medioevo, alcuni storici, lo vogliono fare apparire come un'alba dorata.
È vero che in tutti i tempi sono sorti uomini di valore, come anche nel medioevo, ma quest’ombra scura invece di stringerla fino a farla scomparire, sarebbe più saggio allargarla in tutti gli strati della storia di tutti i tempi.

Testimonianze

Conforto nel dolore. 

Dio mi ha tolto la cosa che per me era la più importante: mio marito.
Lui era un uomo giusto, onesto, buono, bello; era il mio angelo e con lui ho avuto due splendidi figli.
Però non sono arrabbiata con Dio, perché so che il Suo l'amore riempe i cuori più affranti, come il mio; so che la Sua luce illumina la mia vita; so che Lui è il mio più grande conforto.
Anche se ho scritto "tolto", in effetti ho scoperto, con la morte di mio marito, l'amore immenso di Cristo per me.
Credevo di morire dal dolore, di non potere affrontare più la vita da sola (e tante volte sono sola con il mio dolore!), eppure, proprio quando sono nella solitudine più nera, è proprio lì che il Signore mi tiene stretta a sé.
Tante volte ho detto a Dio: "Perché mi hai abbandonato?"; ma poi, non so come mai, c'è sempre quella tenera carezza che mi sfiora l'anima... e mi porta a pensare che non sono sola.
Sono riuscita a laurearmi e sono ancora giovane, ed ho perso il mio amato nel più bello della mia vita.
Riflettiamo: senza l'aiuto di Dio come possiamo superare certi distacchi da persone alle quali siamo unite?
La mia vita era un Eden, tutto era perfetto per me, avevo l'uomo dei miei sogni...
Ora lui è nella casa di Dio, cullato non più dai miei abbracci, ma da quelli più belli del Padre.
Mi hanno detto: "...non era tuo, era del Signore".
Questo è vero, ed io ringrazio lo stesso Dio, anche se me lo ha dato per poco; mi ha donato due splendidi tesori che sono il ricordo del mio adorato marito.
Chiunque tu sia, che leggi, non ti abbattere, fermati e lascia il tuo cuore nelle mani del Signore.
Lui saprà darti quello che è buono per te.
Differenze perpetrate dall'ONU per lo stato d'Israele nei confronti degli stati arabi in particolare. 

UN TRATTAMENTO DIFFERENZIATO
Nell'Assemblea Generale e nei suoi comitati, così come nelle agenzie specializzate delle Nazioni Unite, è perdurato un atteggiamento che ha attribuito ad Israele un trattamento differenziato, e di certo non privilegiato.
Nel corso degli anni passati, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha dedicato ben 7 delle 179 voci della sua agenda a questioni riguardanti Israele.
A nessun altra nazione, o per altre questioni, è stato riservato un tale trattamento indagatorio.
Sino al 2002, quasi ogni anno l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato 19 risoluzioni anti-israeliane.

LA MAGGIORANZA AUTOMATICA
La maggioranza automatica di cui gode il blocco arabo-musulmano da un lato gli permette di far passare qualsiasi risoluzione anti-israeliana, a prescindere da quanto possa essere parziale, dall'altro blocca l'adozione di qualsiasi risoluzione che contenga elementi di critica contro i palestinesi o uno stato arabo.
In pratica, in cifre, nell'Assemblea Generale il 9.5% della popolazione mondiale detiene i due terzi dei seggi.

Testimonianze

L'incontro con Gesù. 

Mi chiamo Tony ho 23 anni.
Sono di Palermo, ma vivo a Piacenza.
Anch'io vi volevo parlare della mia esperienza con Gesù.
Il 12 gennaio del 2010, sono stato ricoverato all'ospedale di Parma per un'emorragia cerebrale.
Ero in condizioni critiche, i medici non davano speranze, ma soltanto con l'aiuto di Dio ho ritrovato guarigione fisica e pace nell'anima.
Sono stato con Gesù!
Mentre ero in coma, vedevo che mi trovavo in un grande campo roccioso, dove cercavo Gesù con tutta la mia forza.
In quel campo non c'era nessuno tranne noi due.
Nel campo ho notato una croce per terra, allora ho incominciato a cercare Gesù più intensamente.
Finalmente lo vidi seduto su una roccia; mi aspettava, come se avessimo un appuntamento.
Quando andai verso di lui, la commozione fu così grande, che ricordo quel momento come se lo stessi vivendo nuovamente.
Quando mi trovai vicino Gesù, gli accarezzai il viso.
Gesù mi dava forza e amore, dicendomi che non mi avrebbe abbandonato, che stava con me e che sarei ritornato ad essere sano come prima.
Poi ricordo che passeggiavamo insieme e lui mi teneva stretta la mano.
Quando sono uscito dal coma, ricordo di aver pianto tanto, e raccontavo instancabilmente di essere stato con Gesù Cristo, il mio Salvatore.
Lui ci ama tanto, basta donarsi a lui, essere umili dinanzi al suo splendore ed ecco che il suo amore ci avvolgerà, ci riempirà, ci donerà lucentezza, passione; serenità nell'anima, nella mente e nel corpo.
Gesù Cristo è l'unica fonte dove puoi bere e nutrire d'amore il tuo spirito.
Dio vi benedica!

Leggi altre testimonianze
Con questo titolo, il professor Stephan Berger, del Tel Aviv Medical Center, ha proposto ironicamente delle scuse. 

Dopo uno degli ultimi attacchi suicidi a Gerusalemme, il Ministro degli Esteri americano ha sollecitato i palestinesi a condannare la cosa in qualche modo.
Il premier palestinese si è lamentato del fatto che solo ai palestinesi si richieda di condannare il terrorismo.
Come si poteva prevedere, nella condanna dell'attacco da parte dei palestinesi, si legge fra l'altro: "Esecriamo l'assassinio di civili da entrambe le parti".
Forse i palestinesi hanno ragione.

Per questo vorrei mettere bene in chiaro le cose, e nel nome del popolo ebraico, esecrare i seguenti fatti:
1. Tutti gli attentati suicidi da parte ebraica compiuti nei confronti degli arabi.
2. Tutti gli autobus arabi fatti saltare in aria dagli ebrei.
3. Tutte le pizzerie, i centri commerciali, le discoteche e i ristoranti arabi fatti saltare in aria dai terroristi ebrei.
4. Tutti gli aeroplani dirottati dagli ebrei a partire dal 1903.
5. Tutte le festività di Ramadan divenute oggetto di bombardamenti da parte ebraica.
6. Tutti gli arabi linciati in città israeliane; tutti gli olimpionici arabi uccisi dagli ebrei; tutte le ambasciate arabe fatte saltare in aria dagli ebrei.
7. Tutte le moschee, i cimiteri e le scuole religiose profanate o incendiate dagli ebrei in Nord Africa, Francia, Belgio, Germania, Inghilterra o in qualsiasi altra nazione.
8. La distruzione di istituzioni militari e civili statunitensi in Kenia, Pakistan, Iran, Arabia Saudita e Yemen, nonché l'assassinio di soldati marines statunitensi e personale diplomatico.
9. Tutti i libri di scuola ebraici in cui si afferma che gli arabi hanno avvelenato le sorgenti, hanno usato sangue di cristiani per la panificazione, hanno controllato il mondo finanziario e ucciso Gesù Cristo, ovvero che gli anziani della Mecca si sono incontrati per pianificare in segreto la presa del potere mondiale.
10. Mi vergogno, poi in particolare, del fatto che l'11 settembre 2001, i miei fratelli ebraici abbiano fatto saltare in aria il World Trade Center, attaccato il Pentagono e l'aviazione civile, mentre altri miei fratelli ebraici festeggiavano questi eventi per strada; ci scusiamo anche noi se non abbiamo bruciato le loro bandiere e condannato questi fatti con partecipazione e veemenza.

"O Signore, chi dimorerà nella tua tenda? Chi abiterà sul tuo santo monte? Colui che è puro e agisce con giustizia, e dice la verità come l’ha nel cuore; che non calunnia con la sua lingua, né insulta il suo prossimo. Chi agisce così non sarà mai smosso" (Salmo15:1-3).
Nella Libia scossa dalla guerra civile si aprono nuove opportunità per la diffusione dell'Evangelo da parte dei pochi, ma coraggiosi credenti.

I libici conobbero anticamente la fede cristiana non più di dieci anni dopo la morte e risurrezio­ne di Gesù Cristo, ma oggi esisto­no solo poco più di 120 chiese e alcune migliaia di cristiani in un Paese di oltre 6 milioni di abitanti.
Mentre gli stranieri hanno la libertà di praticare la propria fede come vo­gliono, condividere l'Evangelo con i libici è proibito.
La fitta ed estesa rete di polizia segreta del governo libico di Gheddaffi rendeva l'evangelizzazione dei musulmani un'attività difficile e pe­ricolosa.
In ogni caso, lo scoppio della guerra civile in Libia ha dato nuova speranza ai cristiani e agli altri libici, specialmente quelli che abitano nella parte orientale del Paese, che ora stanno sperimen­tando una maggiore libertà.

Tarek è stato cresciuto come musulma­no, ma la Bibbia e il cristianesimo lo incuriosivano, così si procurò una Bibbia e iniziò a leggerla.
Più leggeva, più si convinceva che il cristianesimo era la fede che fa­ceva per lui.
Subito accettò Cristo, e sua moglie e i suoi figli vennero a Gesù circa un anno dopo.
Tarek condivide spesso la sua fede con gli altri e ha portato molti libici a Cri­sto.
In un'occasione, ha condiviso la sua fede con un arabo non libico, che lo ha denunciato alla polizia.

Testimonianze

Vicissitudini della vita. 

Dio è veramente grande e ci ama di un amore non misurabile, si manifesta sempre e non ci abbandona mai; in cambio desidera che ci fidiamo di Lui.
Quante volte sono caduta e non capivo il perché di tutte quelle prove, "in fondo", mi dicevo, "non ho ammazzato nessuno".
In realtà facevo ben peggio, perché non consideravo l'amore di Dio per me; ero convinta di farcela con le mie forze... sbagliavo e sbagliavo tanto.
Premetto che la mia vita l'ho sempre vissuta intensamente, dopo gli studi, infatti, mi sono sposata, a venti anni; ho sempre lavorato e con mio marito abbiamo fatto 7 meravigliosi figli.
In mezzo a tutti questi anni(circa 22), abbiamo affrontato tante situazioni, tra le quali anche spiacevoli.
Il Signore non mi ha mai abbandonata e nella prova più grande è stato veramente esplicito.
Dopo l'arrivo della nostra sesta figlia, Lucia, si era deciso di non cercare altri bambini, anche se ci siamo sempre affidati a Gesù.
Ma, dopo pochi anni, rimasi in cinta di Giulia, e con il suo arrivo anche la nostra disperazione e impotenza.
Al terzo mese di gravidanza, tramite l'ecografia, alla mia Giulia venne diagnosticato la sindrome 18, incompatibile con la vita, un caso raro, ma che può capitare, proprio come a noi.

Una breve analisi di John Kidd. 

L'antisemitismo visto dal lato spirituale. 
Sulla cupola della moschea di Al-Aksa, sul Monte del Tempio, sono scritte le seguenti parole in arabo, che in Italiano si leggono: "Allah non ha alcun figlio".
Perché una dichiarazione così negativa da parte del dio dell'Islam?
Perché non scrivere, specialmente in quel luogo tra i più significativi di tutta la terra, la ricorrente invocazione del Muezzin: "Allah è il più grande"?
La ragione, così credo, è che si tratta di una dichiarazione di sfida.

Anche questa è stata una affermazione di Maometto, il quale ha frainteso le Sacre Scritture e successivamente le ha disprezzate.
Tali parole così urlate, più che scritte, sono l'essenza di due versetti Coranici rispettivamente: Sura 39:4 e Sura 6:101, e sono, quindi, il rigetto stesso della dottrina Cristiana della Trinità, che Maometto ha visto come una forma di politeismo.
Nel creare una nuova religione, supposta essere monoteistica, Maometto ha voluto in realtà cancellare quella precedente, chiaramente politeistica e idolatra, nella quale è stato allevato dalla sua famiglia.

Per almeno 5.000 anni prima di Maometto, la religione dominate dell'intero Medio Oriente, era basata sul culto del dio-Luna (chiamato proprio Allah), il quale sposatosi con la dea-Sole ebbe delle figlie che a loro volta erano altre dee.
Maometto riuscì a persuadere gli Arabi che Allah, non fosse il capo degli dei, ma il solo dio, il supremo essere e il creatore di tutte le cose.
Invece il suo sforzo verso gli Ebrei e i Cristiani di convincerli che Allah fosse lo stesso dio della Bibbia è fallito.

Le recenti violenze avvenute in Nige­ria nel periodo di Natale, rivendicate dal gruppo estremista islamico Boko Haram, hanno fatto precipitare la Ni­geria in uno stato di grave emergenza.
Le azioni violente del gruppo hanno causato solo nel 2011 oltre 500 morti, quasi tutti cristiani; ma Boko Haram attacca anche le caserme militari e le stazioni di polizia in un'aperta sfida allo stato nigeriano.
Nella prima set­timana di gennaio il Presidente della Nigeria, il cristiano Goodluck Jona­than, ha decretato lo stato d'emergenza negli stati di Yobe e Borno, nel nord del Paese, nello stato di Plateau nel centro, e nello stato di Niger a ovest.

Lo stato di Amadawa, dove qualche giorno fa un attacco è costato la vita a 30 cristiani, è stato imposto il coprifuoco ed è stato dispiegato l'esercito.
Il Presidente stesso ha ammesso che la situazione è molto gra­ve: "Durante la guerra civile, sapevamo e potevamo capire da dove arri­vava il nemico; ora la situazione è più complicata".
Goodluck Jonathan ha espresso il sospetto che molti simpatizzanti di Boko Haram sono pre­senti nelle istituzioni: nel governo, nel parlamento, nel ramo giudiziario, nell'esercito, nella polizia e in altre forze di sicurezza.

Testimonianze

Sono nata in una famiglia cristiana evangelica, ma come tutti ho dovuto fare anche io la mia personale esperienza di conversione.
La mia famiglia paterna ha nella sua famiglia una sorta di maledizione, per via dei miei antichi avi che perseguitavano i cristiani.
Così la generazione presente si ritrova ancora ad essere attratta più dal male che dal bene.
Ma gloria a Dio, perché io, mio padre, mia zia e mia nonna abbiamo accettato Gesù e ci siamo schierati dalla sua parte.
Ma non è stato tutto facile, perché, sia io che i miei famigliari, siamo stati sempre tormentati dalle forze delle tenebre, per cui ci sono stati dei forti contrasti alla nostra conversione.
All'inizio, sia io che mio padre, avevamo difficoltà persino a glorificare Dio, eravamo contrastati da una forza spirituale avversa.
Questi contrasti si sono protratti anche dopo essere stati battezzati con lo Spirito Santo.
A volte il nostro cuore era freddo e insensibile al timore di Dio al punto di commettere ancora dei peccati.
Ma non c'è un peccatore che Dio non possa salvare completamente... solo che a volte ci vuole tempo e preghiere.
Dio ha sempre amato me e la mia famiglia e, con tanta pazienza, ci ha piantati, coltivati e curati, sino a convincerci pienamente dei peccati e a darci la forza di abbandonarli.
Per esempio, io ascoltavo musica metal, praticavo la divinazione... ero una persona estremamente portata all'autodistruzione, adesso invece sono libera da tutte le cose brutte.
A Dio sia la gloria!

Leggi altre testimonianze
Nelle ex Repubbliche Sovietiche dell'Asia Centrale i cristiani devono combattere contro due potenti nemici: le leggi oppressive della libertà religiosa ereditate dal comunismo e l'influenza crescente dell'Islam, antica religione di quelle zone.

"La Chiesa è morta"; questa fu la dichiara­tone del Partito Bol­scevico di Vladimir Lenin nel 1923.
I comunisti hanno creato l'Unione Sovietica, un impero formato dalla Russia e da altre 14 nazioni.
Nonostante la loro rivoluzionarne comunista sia stata liquidata nei primi anni '90, l'eredità della guerra del Partito contro la religione continua intatta.

Questo si concretizza soprattutto nelle persecuzioni contro i cristiani, che avvengono in 6 delle 15 ex repubbliche sovietiche: Azerbaigian, Kazakistan, Uzbekistan, Kyrgyzstan, Turkmenistan e Tagikistan.
I cristiani, soprattutto gli evangelici, in quelle nazioni affrontano governi che mantengono la stessa oppressione introdotta sotto l'Unione Sovietica: la mancanza di libertà religiosa.
Alcuni cristiani devono anche combattere contro la prevalente cultura islamica di quelle zone, che le Repubbliche dell'Asia centrale ora indipendenti tendono a favorire.
Ma, nonostante tutto, i credenti perseverano.
Eccone un esempio.

Testimonianze

Una storia vera. 

Nel mese di ottobre del 2009 un uomo musulmano in Egitto ha ucciso sua moglie perché lei
leggeva la Bibbia.
L'ha sepolta egli stesso, nella tomba di famiglia, assieme con le sue figlie: una neonata e una di 8 anni.
Le figlie sono state sepolte vive!
Alla polizia ha riferito che uno zio aveva ucciso le bambine.
Quindici giorni più tardi, è morto un altro membro della famiglia e quando sono andati a seppellirlo, hanno trovato le due bambine ancora vive!
Una riflessione di Rosaria Schimmenti. 

Cristo è morto per noi e chi lo accoglie deve vivere per Lui.
Cristo è morto per me, ed io che lo accolgo devo vivere per Lui.
Non appartengo più a me stesso ma a Cristo: cammino con Lui, respiro con Lui, la solitudine ed il timore sono stati sconfitti, spalancando la finestra della speranza e della vera vita che egli ci ha trasmesso.

Cristo è morto per me ed io vivo per Lui: cammino nella luce,  i problemi e le tenebre di questo mondo non mi fanno più paura, sono fiducioso che dopo la  trasgressione alla Legge di Dio e le conseguenze dolorose subite Lui mi ha perdonato.

Oggi non ho bisogno d’altro se non della luce e dell’amore di Cristo, che mi accompagna nel sentiero di questa vita.
Tutti abbiamo bisogno di accogliere il figlio di Dio.
Anche se si  vive nel  benessere materiale, questo non appagherà mai l’esigenza dell’amore divino che Gesù ci offre.
Ritorna il vuoto e, a sua volta, cerchiamo di colmarlo con altre cose; necessitiamo del vero e puro amore e lo cerchiamo nei nostri simili, i quali, spesse volte ne sono sprovvisti, quello che possiedono è instabile e imperfetto.

Siamo figli di un sol Padre, Santo, Colui che ci ha creati; il nostro essere è plasmato dalla sua legge d'amore, e tutto l’universo obbedisce al suo amore, ma se non siamo in sintonia con la sua legge, rifiutando l’insegnamento del Maestro di vita, Gesù, non conosceremo mai la vera pace duratura e rimaniamo nemici della Vita.
Il Padre celeste e Gesù, venendoci in soccorso, hanno dimostrato, loro stessi, prima, di essere in perfetta armonia con questa legge santa.

Cristo è morto in croce per me, per te e per tutti, mentre eravamo ancora peccatori, rivelandoci quale amore dobbiamo esercitare gli uni verso gli altri per protenderci nella vita eterna.
Se accogliamo Cristo, la  sete di verità e di vita verrà appagata.
Gesù disse alla samaritana assetata d'amore: “L’acqua che io ho disseta in eterno”  (Giovanni 4).
Meditazioni

Una riflessione di Nicola Scorsone. 

Il senso della vita ha sempre interessato l’umanità: “Perché vivo?”; “Perché esiste la vita?”; “A che scopo vivere?”.
M. R. Rinehart, a questo riguardo disse: “Un pò di lavoro, un pò di sonno, un pò d’amore e tutto finisce”.
Voltaire scrisse: “Non viviamo mai, ma siamo sempre in attesa della vita”.
Colton: “L’anima vive come in un carcere e viene liberata solo dalla morte”.
Shakespeare: “La vita è un ombra ambulante”.
Rivarol: “La vita significa riflettere sul passato, lamentarsi del presente e tremare per il  futuro”.
Queste sono solo vuote descrizioni del senso della vita, e sembra che si parli solo di esistere, e non della vera vita.
Gesù arrivò al punto essenziale della questione dicendo: “Io sono… la vita” (Giovanni 14:6).
L’apostolo Paolo riguardo al senso della vita scrisse: “Per me il vivere è Cristo e il morire guadagno” (Filippesi 1:21).
E per te?

Da quel lontano “anno zero” del primo festeggiamento della Pasqua cristiana ne abbiamo fatta di strada, tant'è che siamo già alla 2012ª.
In  verità pero, anche se sono passati 2012 anni, le feste pasquali festeggiate sono molte di più: sin dalla prima, festeggiata con Gesù stesso e nel modo come Lui la istituita, ad oggi, ne saranno passate circa 104364.
Se calcoliamo poi che i primi discepoli spesso la festeggiavano quasi ogni giorno, arriveremo ad un numero ancor più alto.
Il fulcro di questa festività è il ricordare la morte e la resurrezione di Gesù per la salvezza di un’umanità perduta.

Gesù insegnò ai suoi discepoli di mantenere vivo questo ricordo in adorazione e ringraziamento, prendendo il pane e il vino, rappresentazioni del Suo corpo straziato sulla croce e del sangue versato.
“Mentre mangiavano, Gesù prese del pane e, dopo aver detto la benedizione, lo ruppe e lo diede ai suoi discepoli dicendo: «Prendete, mangiate, questo è il mio corpo».
Poi, preso un calice e rese grazie, lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale è sparso per molti per il perdono dei peccati.
Vi dico che da ora in poi non berrò più di questo frutto della vigna, fino al giorno che lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio»” (Matteo. 26:26-29).

Una riflessione di Nicola Scorsone. 

Durante la tanto sognata festa di Pasqua, tutto dovrebbe scorrere liscio, con salute, soldi, lavoro, uova colorate, ogni desiderio appagato...
Anche se questo sembra tutto, in realtà è troppo poco, perché Pasqua ha così tanto a che vedere con fede, amore, speranza pura e… con il tuo futuro.
Molti non collegano questo giorno con le parole: Figlio di Dio, croce, risurrezione...
Quando Gesù era in croce, gridò al cielo: “Tutto è compiuto!”.
Questo grido era tutt’altro che un sospiro di chi finalmente aveva superato un grande ostacolo.
In quel momento Gesù sapeva che tutto quello che fino ad allora aveva predicato, annunziato, spiegato, non era stato invano.

Un commento di Nicola Scorsone. 

Si parla de LA PASSIONE DEL MESSIA come di uno dei film più importanti e più belli mai realizzati. Diretto da Mel Gibson, a parte qualche inutile flash extra-biblico di una visionaria e un forzato marianesimo, esso ritrae la crocifissione di Gesù Cristo in maniera realistica.
Nessun film in tempi recenti ha suscitato una così grande reazione del pubblico.
Molti sono emozionati per questo film, altri lo condannano.
Ma perché questo film crea tanta controversia?
Condanna e controversia perché il film presenta LA VERA IMMAGINE DELLA CROCIFISSIONE!

Le odierne immagini del crocifisso raffigurato come un bel giovane, spesse volte biondo e con gli occhi azzurri, con qualche goccia di sangue sparsa qua e là per il corpo, non è corrispondente alla realtà biblica.
La Bibbia invece lo presenta in un modo molto differente, come segue: "... molti, vedendolo, sono rimasti sbigottiti tanto era disfatto il suo sembiante al punto da non sembrare più un uomo, e il suo aspetto al punto da non sembrare più un figlio d’uomo, non aveva forma né da attirare i nostri sguardi, né aspetto tale da piacerci. 
Disprezzato e abbandonato dagli uomini, uomo di dolore, familiare con la sofferenza, pari a colui davanti al quale ciascuno si nasconde la faccia, era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna. 
Tuttavia erano le nostre malattie che Egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato; ma noi lo ritenevamo colpito, percosso da Dio e umiliato! 
Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace è caduto su di Lui e mediante le Sue lividure noi siamo stati guariti" (Isaia 52-53).

La negazione e l'impedimento ad ogni costo e con ogni mezzo all'esistenza ed allo sviluppo di uno stato ebraico è una realtà che classificandola, anche per convenienza, come un problema politico ed etnico-razziale, volendo anche ignorare il fattore spirituale-religioso, è pur sempre una ingiustizia contro la democrazia e contro l'auto determinazione di uno stato, e quindi non si dovrebbe mai accettare e tanto meno sostenere.

Israele e l'ONU tra affinità elettive e relazioni pericolose.
L'11 maggio 1949 lo Stato d'Israele fu ammesso alle Nazioni Unite quale suo cinquantanovesimo membro.
Da allora, esso ha partecipato ad un'ampia gamma di operazioni, ha giocato un ruolo attivo nel lavoro dell'organizzazione nel suo complesso e delle ONG che operano sotto gli auspici delle Nazioni Unite.
Ciononostante, le relazioni tra Israele e Nazioni Unite non hanno mai avuto vita facile.

È il 1948 quando l'ONU dichiara fieramente l'intento di perseguire i principi e lo spirito dell'organizzazione che l'ha preceduta (la Società delle Nazioni), riconoscendo l'antico legame del popolo ebraico alla Terra d'Israele e decidendo la creazione di uno stato ebraico in Palestina.
Sarebbe improprio ridurre la fondazione dello Stato ad una scelta o persino ad una concessione della comunità internazionale.
Piuttosto, essa rappresentò la realizzazione del sogno millenario del popolo ebraico, degli sforzi della diplomazia sionista e dei pionieri che in Palestina edificarono il focolare nazionale ebraico.
Eppure, sono le Nazioni Unite a sostenere la sovranità nazionale ebraica.

Testimonianze

Trasformato in un attimo. 

Vorrei testimoniare, e lo farò contro qualcuno, ma anche a favore di Qualcuno.
Non proverò a spiegare quello che solo dopo ho capito leggendo la Parola di Dio.
Non racconterò eventi e situazioni che ho vissuto in quei giorni, ma unicamente ciò che è accaduto nel più lungo istante della mia vita.
Testimonierò contro me stesso, ma dirò ovviamente la verità.
Questa era ed è la mia semplice natura umana: immeritevole, calpestatore, menefreghista, approfittatore, falso.
Satana mi dà aiuto a sviluppare queste mie innate facoltà, si, lui è il mio principe, ma si comporta quasi fosse il mio servo, è sempre a mia disposizione, ci tiene a me, è uno che arriva in fondo alle cose, non lascia il lavoro a mezzo... lui sì che persegue i suoi obiettivi, e non si arrende!
Dovrei prenderlo ad esempio più spesso...

Ancora un omicidio di un cristiano, ministro del governo pakistano. 

Il nostro desiderio di una giustizia equa rimane fermo, anche se siamo convinti che questa è ancora molto lontana dalla realizzazione, specialmente nei Paesi islamici.
Il 2 marzo 2011 Shahbaz Bhat­ti, Ministro Federale per le Minoranze Religiose del Pakistan, è stato ucciso nella capitale Islamabad da un gruppo armato talebano.
L'omicidio è avvenuto in pieno giorno e in una via centrale e trafficata.
I killer hanno affiancato la sua auto, sparando per fermare il mezzo su cui viaggiava, lo hanno trascinato fuori e lo hanno investito con una tempesta di proiettili (oltre 30 colpi).

Poi hanno gettato, sulla scena del delitto, volantini che rivendicavano l'azione da parte dei talebani pakistani, infine si sono dileguati.
Il Ministro è stato trasportato immediatamente in ospedale, dove è giunto già senza vita.
Il motivo di questo barbaro omicidio è da ricercarsi nel fatto che Shahbaz Bhatti, cristia­no cattolico, era uno dei principali fautori dell'abolizione della Legge 295, la cosiddetta "Legge anti-blasfemia", per mezzo della quale vengono perseguitati ogni anno moltissimi cristiani.

I fondamentalisti islamici, che da quella legge traggono numerosi vantaggi, non vogliono che sia cancellata e per questo motivo il ministro Bhatti aveva ricevuto molte minacce di morte.
I talebani avevano già ucciso nel mese di gennaio il Governatore dello Stato del Punjab, Salmaan Taseer, che si era pronunciato a favore di una revisione della Legge 295.

Persino rapporti dei servizi segreti pakistani avevano avvertito di un imminente attacco a Shahbaz Bhatti, che si stava impegnando personalmente anche per la concessione della grazia ad Asia Bibi, condannata alla pena di morte proprio in base alla legge anti-blasfemia.
Pur cosciente del pericolo, il ministro, che aveva speso una vita in favore delle minoranze religiose del Pakistan, aveva dichiarato di non voler arretrare nel suo impegno, chiedendo preghiera per la sua vita.
Ora tutto il mondo cristiano piange per il sacrificio di Shahbaz Bhatti, definito apertamente un martire.

Fonte: La voce dei martiri

C'è da meravigliarsi sulla quantità di muri di separazione che si trovano ovunque nel mondo, non solo in Israele, dove esso è ancora in costruzione.
Perché Israele deve dare conto al tribunale dell'Aia per la costruzione di un muro che servirà come protezione dai kamikaze, mentre in altre nazioni vi sono dei muri di separazione per i quali i vari governi non rendono conto a nessuno, tanto meno ai propri cittadini?
Vorremmo invitarvi a fare un «viaggio attraverso i muri del mondo».

Il nostro viaggio inizia da un muro che separa il Messico dagli USA.
Perché gli americani lo hanno costruito?
In fin dei conti, nessuno dei tanti milioni di immigranti messicani negli USA ha mai compiuto attentati suicidi in ristoranti o autobus.
Muro tra Messico e USA

Il nostro viaggio continua all'altro capo del mondo, verso la Corea.
Fra Nord e Sud Corea c'è un muro che equivale a una linea di demarcazione, visto che è sorvegliato continuamente.
Da che cosa devono essere protetti gli abitanti di questi stati, che si definiscono tra l'altro un popolo unico?

Testimonianze

Camminare con Dio con la propria croce. 

Sulla riflessione "Prendere la propria croce" vorrei offrire la mia testimonianza, perché possa essere d'aiuto a tante coppie che cercano di diventare genitori.
L'Amore di Dio si è manifestato tra me e mio marito nella sofferenza: da tre giorni mio marito ha subito un intervento che ha concluso un anno abbondante di faticosi e umilianti controlli medici; nel quale ci hanno ufficializzato la nostra infertilità di coppia.
E' stato un giorno difficile, ma l'unione nella fede in Dio ci ha permesso di superare questo scoglio e di trovare una serenità interiore e una unione più forte tra di noi.
Tante volte i piani di Dio non sono i nostri e molte altre volte la Sua Grazia non è visibile all'occhio umano, almeno di primo acchito... non so quale sia il progetto di Dio per noi, so che nulla è impossibile a Lui e Lo ringrazio per la serenità che è riuscito ad infondere nel mio cuore... solo Dio sa cosa è bene per noi, per cui, io e mio marito, abbiamo deciso di fidarci di Lui!
Fatelo anche voi, portando con fiducia e serenità la vostra croce; noi abbiamo appena incominciato il nostro cammino...
Pace a tutti.

Leggi altre testimonianze
Una riflessione di Maurizio Mirandola.

Il caso di Asia Bibi ha scosso i e continua a scuotere le coscienze in tutto il mondo e ha avuto finalmente il merito di rivelare al grande pubblico il tema della Chiesa perseguitata, le migliaia e milioni di cristiani che ogni giorno nel mondo sono vittime di violenze e discriminazioni per il semplice fatto di credere nel Signore Gesù, anziché nel dio in cui crede la maggioranza della popolazione locale.
Un altro grande merito, anche se tragico, è stato quello di aver squarciato il velo di ipocrisia del Pakistan su questo tema.

Il caso Asia Bibi ha scatenato infatti una serie di eventi drammatici che hanno dimostrato, senza ombra di dubbio, come il Paese asiatico sia dominato dagli estremisti islamici e di come questi utilizzino la cosiddetta "legge sulla blasfemia" per colpire le minoranze religiose, specialmente quella cristiana.
L'improvviso interesse di tutto il mondo per Asia Bibi e la conseguente richiesta della grazia ha innervosito infatti i fondamentalisti musulmani che vedono nella sua condanna a morte la giusta pena per il "crimine" di aver diffamato Maometto.

Da qui una lunga serie di intimidazioni alle autorità pakistane, perché la grazia non venga concessa, culminate con l'omicidio in gennaio 2011 di Salmaan Taseer, il governatore del Punjab che si era pubblicamente espresso per la cancellazione della legge sulla blasfemia, e da ultimo con l'assassinio il 2 marzo 2011 del Ministro per i Problemi delle Minoranze del Pakistan, il cristiano Shahbaz Bhatti, il quale si batteva per lo stesso obiettivo e aveva preso particolarmente a cuore il caso della condanna a morte di Asia Bibi, considerato emblematico dell'ingiustizia di quella famigerata legge 295.
Molti Stati occidentali hanno spesso chiuso gli occhi sul pericolo dell'Islam radicale in Pakistan, considerato da sempre Paese "alleato".

In un discorso del 19 ottobre 2010, l'Ayatollah Ali-Hoseini Khamenei, suprema guida spirituale dell'Iran, ha messo in guardia i fedeli islamici iraniani contro "la rete di chiese domestiche cristiane che minacciano la fede islamica e che ingannano voi musulmani".
È la prima volta che un leader islamico iraniano ammette pubblicamente l'esistenza di un crescente movimento di chiese domestiche cristiane; dall'altro lato questo discorso rappresenta l'inizio di una fase di repressione del movimento stesso; infatti, a partire dal mese di ottobre scorso, si è verificata un'ondata di arresti in 24 città iraniane, comprese Teheran, Karaj, Isfahan, Ahwaz, Rasht, Anzali, Mashad e Yazd.

Le case dei cristiani sono state ispezionate e molti credenti interrogati e arrestati.
A quelli sono stati presentati loro dei documenti da firmare, in cui promettevano di non fare proselitismo cristiano e di non partecipare a riunioni di chiese domestiche.
I cristiani arrestati sono duramente interrogati e rilasciati su cauzione, con cifre che possono raggiungere anche i 25.000 euro.
L'aumento della pressione sulle chiese domestiche ha costretto alcuni pastori e membri di chiesa a fuggire dal Paese; quelli che rimangono possono essere facilmente accusati di apostasia; accusa che comporta la pena di morte.

Secondo fonti affidabili, nel novembre del 2010 il pastore Youcef Nardarkhani è stato condannato a morte per apostasia, per aver protestato contro una decisione del governo che gli imponeva di mandare il proprio figlio a imparare il Corano.
Ad oggi, non ci sono notizie circa lo stato attuale di Youcef; si suppone che sia stato giustiziato.
In Iran vi è una totale segretezza, per questi casi, per non allarmare l'opinione pubblica mondiale e per non dare occasione di iniziative diplomatiche.

Fonte: La voce dei martiri
Bambini tra le guerre e le violenze degli adulti. 

Guerre fratricide ed etniche, fomentate dai "paesi ricchi", usano i bambini per uccidere e per essere uccisi.
Gli Stati Uniti e i Paesi sviluppati sono i principali fornitori mondiali di armi, mentre i Paesi sotto sviluppati sono i grandi clienti che ne comprano il 63,2% della produzione mondiale.
La diffusione di armi ha causato indicibili sofferenze a milioni di bambini coinvolti nei conflitti.
Le armi usate hanno un impatto devastante non solo durante il periodo bellico, ma anche nei decenni successivi.

Per esempio, le mine di terra e il materiale inesploso costituiscono il pericolo più insidioso e persistente.
Bambini di almeno 68 Paesi vivono in mezzo alla contaminazione di oltre 110 milioni di mine di terra: Afganistan, Angola e Cambogia da soli possiedono 28 milioni di mine (rapporto ONU sull'effetto dei conflitti attuali sui bambini) e l'85% degli incidenti da mine nel mondo avviene in questi Stati.
L'Angola ha circa 10 milioni di mine ancora nel suo suolo, 70 mila persone amputate, di cui 8 mila sono bambini.

Una meditazione di Wìllem Glashouwer. 

Che cos'è la Teologia della Sostituzione? 
E perché crea gravi danni al nostro rapporto con Dio?

La Teologia della sostituzione non è solamente una falsa dottrina teologica o filosofica, è un peccato di fronte a Dio, perché trasforma Dio in un bugiardo.
La Teologia della sostituzione ha creato nei secoli un'atmosfera che ha reso possibile l'umiliazione, la negazione e la privazione dell'identità culturale e religiosa per milioni di Ebrei; che ha reso possibile la persecuzione e la conversione forzata al cristianesimo per moltissimi Ebrei; che ha fatto sì che un numero incredibile di Ebrei fossero picchiati, derubati, violentati, massacrati.
E anche oggi, dopo 2000 anni di vergognosa storia della "chiesa", la cristianità è quasi completamente indifferente quando gli Ebrei sono minacciati, persino quando l'estremismo islamico minaccia l'esistenza stessa dello stato di Israele; o, al massimo, la "cristianità" pronuncia quattro parole sul diritto degli Israeliani di vivere in pace nella Terra Promessa e di difendersi dagli attacchi omicidi del nemico.
Ma in realtà sostiene anche i nemici mortali di Israele, alcuni la chiamano "doppia solidarietà".

Un grave errore teologico.
Ma che cos'è la "Teologia della Sostituzione"?
Ronald E. Diprose la definisce come la concezione che "Israele è stato ripudiato da Dio ed è stato sostituito dalla Chiesa nello sviluppo del Suo Piano".
E R. Kendall Soulen afferma inoltre: "La Sostituzione è un problema teologico serio, perché minaccia di rendere l'esistenza del popolo ebraico una questione indifferente al Dio d'Israele".
Hanno entrambi ragione!
La "chiesa" è stata impegnata per secoli a insegnare come essa fosse la "Nuova Israele Spirituale" (invece non troverete questo termine da nessuna parte nella Bibbia), dal momento che la maggioranza dei Giudei aveva rifiutato Gesù.
La chiesa, invece, che aveva detto "sì" a Gesù era allora diventata l'autentico strumento di Dio - dice sempre la chiesa - attraverso la quale Dio stesso insegnava e governava il mondo per mezzo del suo Regno terreno.
E le incredibili e atroci persecuzioni degli Ebrei nella loro diaspora mondiale attraverso molti secoli sembravano proprio suggerire che a Dio non importasse nulla di loro; addirittura si pensava che queste persecuzioni fossero il giudizio di Dio sugli Ebrei, perché erano colpevoli di "deicidio" (che significa omicidio di Dio), come la chiesa chiamava la crocifissione di Gesù.

Perché la società odierna è diversa da come l'hanno immaginata i nostri antenati, da come la desideriamo noi e, principalmente, da come Dio l'aveva progettata?

Quello che viene riportato in seguito è la situazione della società negli Stati Uniti d'America, ma sicuramente rispecchia anche la situazione attuale in molte nazioni dell'Europa, nonché in altri parti del globo come Giappone, Repubblica Sud'Africana, Australia, etc..

Questa riflessione (ancora attuale) ha inizio da una domanda fatta da Jane Clayson ad Anne Graham (figlia del famoso evangelista Billy Graham), dopo l'attacco dell'11 settembre 2001, nel programma televisivo americano "Early Show".

Jane: "Come ha potuto Dio permettere che tutto questo avvenisse?".
Anne: "Credo che Dio sia profondamente addolorato da questo evento, come lo siamo noi, ma per anni non abbiamo smesso di dirgli di uscire dalle scuole, di uscire dal governo e di uscire dalle nostre vite.
E da gentiluomo che Lui è, credo che si sia ritirato in punta di piedi.
Come possiamo aspettarci che Dio ci conceda la Sua benedizione e la Sua protezione, se esigiamo che ci lasci in pace?

Per esempio, Madeline Murray O'Hare aveva protestato perché non voleva che si facesse la preghiera nelle scuole.
E noi abbiamo detto: OK.

Un'altro affondo nell'aperta ferita della Somalia. 

Secondo un rapporto del Human Rights Watch (HRW) (l’Organizzazione internazionale per il controllo del rispetto dei diritti umani) nel corso degli ultimi due anni al-Shabaab, il gruppo fondamentalista islamico somalo che controlla molte parti del sud e del centro della Somalia, ha rapito un numero senza precedenti di bambini per costringerli a combattere.
L’uso di bambini come soldati non è un fenomeno nuovo in Somalia.
Tuttavia, secondo il rapporto rilasciato da HRW, quello che colpisce è l’aumento incredibile di violenza e di reclutamento forzato da parte di al-Shabaab a partire dal 2010.

I bambini vengono rapiti con la forza non solo dalle loro case, ma anche dalle scuole e dai campi di gioco.
La loro età è compresa fra i 14 e i 17 anni, ma alcuni ne hanno addirittura 10.
I ragazzi vengono spesso mandati al fronte per essere usati come “carne da macello” per proteggere i combattenti adulti, mentre le ragazze vengono usate come “mogli” per i combattenti di al-Shabaab.

Ragazzi soldato somali
Il rapporto è basato sulla testimonianza di 164 colloqui con bambini somali, compresi i 21 che sono scappati dai campi di al-Shabaab, ed anche con genitori ed insegnanti che sono scappati in Kenya.
Un ragazzo di 15 anni, raccontando un episodio accaduto nel 2010, ha detto a HRW che dei suoi compagni di scuola, circa 100 ragazzi, solo due sono riusciti a fuggire, tutti gli altri sono stati uccisi “mentre i soldati più grandi scappavano”.
Più di 70 bambini hanno raccontato che, una volta rapiti, venivano portati in campi di addestramento di al-Shabaab, dove sono rimasti per circa tre mesi, usati come lavoratori domestici.

Veniva insegnato loro anche ad usare le armi e a lanciare bombe a mano.
Mentre erano nei campi, sono stati abusati ed anche costretti ad assistere agli assalti e alle uccisioni di persone che al-Shabaab aveva preso e che considerava nemici.
Anche il governo di transizione somalo è stato criticato per non fare a sufficienza per porre fine all’uso di sodati bambini nelle proprie file e in quelle dei suoi alleati.
Forze alleate al governo di transizione sono riuscite a spingere al-Shabaab fuori dalla capitale Mogadiscio.
Alcuni osservatori affermano che la sua posizione militare di al-Shabaab è stata indebolita dai progressi fatti dalle truppe dell’Unione Africana e dalle forze di Kenya e Etiopia.

Fonte: Human Rights Watch
Quando un grave problema ci piomba addosso, spesso ci rendiamo conto che se fossimo stati un po più accorti ne avremmo colto le avvisaglie, ne avremmo intuito la portata; solo a posteriori riconosciamo che quel particolare non andava trascurato.
È ciò che è successo nel caso della carestia che sta consumando Corno d'Africa, con un solo, chiaro, innegabile segnale: la mancanza di pioggia.
Già a gennaio 2011 gli osservatori internazionali avevano timidamente lanciato l'allarme, ma mese dopo
mese, nella generale indifferenza la siccità ha preso forza, fino a generare la più grave carestia degli ultimi 60 anni.

Intere popola­zioni sono state costrette a spostarsi, e circa 12 milioni di persone oggi sono a rischio di
denutrizione.
Il paese più colpito è la Somalia, dove nel solo mese di giugno circa 20.000 persone hanno abbandonato le province del Basso Shabelle, del Bakool e del Bay per raggiungere Mogadiscio.
Ma molti di più hanno deciso di lasciare il paese per andare nei campi profughi di Dadaab, in Kenya e di Dolio Ado, nei pressi del confine Etiopico.

Solamente a Dadaab sono rifugiate più di 400.000 persone, mentre oltre un milione di somali (circa il 10% dell'intera popolazione) hanno cercato scampo alla carestia in altri Paesi limitrofi, come Tanzania, Uganda, Etiopia, Kenya, Gibuti, Eritrea.
Gli Stati occidentali sembrano ancora una volta impotenti, o indifferenti, di fronte alla catastrofe umanitaria, per cui a gravare sulla crisi non sono solamente le difficoltà e le carenze istituzionali, ma anche la mancanza di linee politiche precise della comunità internazionale, che continua ad agire in modo sconnesso e non coordinato.

Campo profughi di Dadaab
Molte organizza­zioni umanitarie si trovano invece nella dif­ficoltà di operare sul territorio, invischiate in oggettive sfide logistiche, accentuate dall'alto tasso di corruzione.
Spesso le autorità loca­li non sono partner adeguati per la gestione delle risorse finanziarie e degli aiuti.
È necessaria la ricerca di nuove e più efficaci strategie di aiuto che si possano poi tramuta­re in politiche di sostegno allo sviluppo.
Anche se la Commissione Europea ha annunciato un aumento del fondo per la carestia di circa 28 milioni, il rischio concreto è che ancora una volta non si riesca a guardare al di là della mera emergenza.

"La questione legata all'aiuto umanitario nel Corno d'Africa, e in particolare in Somalia, ha sempre rappresentato un terreno scivoloso -scrive il dott. Matteo Guglielmo, autore del libro "Somalia, le ragioni storiche del conflitto" - che ha finito in alcuni casi per protrarre la crisi, rendendola di fatto strutturale.
Gli aiuti sono spesso diventati un business lucroso per gli attori ar­mati presenti sul campo, come ad esempio per diversi signori della guerra che prima del 2006, ovvero nel periodo antecedente all'avvento del­le Corti Islamiche, si erano suddivisi i quartieri della capitale e i suoi sobborghi".

Fonte: Compassion
La tragica fine di alcune star del Rock. 

Elvis è nato nel 1935. La sua carriera è stata grandiosa: 89 LP's, 61 singles e sino alla sua morte più di 400 milioni di dischi venduti.
Fu il protagonista in 33 film ed ebbe 500 presenze in spettacoli televisivi.
La sua voce ed i suoi movimenti sul palcoscenico lo fecero diventare un "pirata del sesso".
Si fece costruire una casa enorme con 23 camere da letto e un grande parco.
Nonostante il suo mega successo, Elvis non ne aveva abbastanza.

Il suo consumo di droga non conosceva limiti, negli ultimi 20 anni della sua vita i suoi medici gli hanno prescritto circa 10.000 pillole diverse, tra stimolanti, tranquillanti e calmanti.
I suoi avambracci erano così pieni di buchi, che non c'era più posto per altri.
La bella e sportiva star era diventata un'obesa massa di grasso sudante.
Il 16 agosto 1977 la sua fidanzata lo trovò svenuto nel bagno.
Morì a soli 42 anni.

Il nuovo "male italiano" (e non solo). 

Lotterie, scommesse legali, video poker e altre cose simili sono pratiche inaccettabili, specialmente per un cristiano, e apertamente da condannare.
Gli italiani, si sa, sono un popolo di giocatori e l'introduzione, in questi ultimi anni, di nuovi giochi con vincite più o meno allettanti, ha contribuito ad alimentare la febbre del gioco e a renderla contagiosa. Questa nuova tendenza, ovviamente, è contro la volontà di Dio (e non solo per i Suoi figli), per diversi motivi:

1. IL GIOCO È IDOLATRIA
Innanzitutto, l'amore per il gioco è una vera e propria forma di idolatria.
Chi gioca o scommette ripone non poche speranze sulla possibilità di vincere, dimostrando così un amore per il denaro che può sviarlo dalla fede e procurargli molti dolori (1Timoteo 6:10).
Gesù ricorda che nessuno può servire due padroni, perché o odierà l'uno e amerà l'altro, o avrà riguardo per l'uno e disprezzo per l'altro (Luca 16:13).
Il cristiano non tenta la fortuna al gioco, non scommette, perché sa che non può servire Dio e Mammona (parola semita che significa "ricchezza", usata anche per indicare la divinità della prosperità).


Antisemitismo, Antisionismo, Antigiudaismo, odio contro Israele: sono le diverse facce di un'offensiva contro Israele, che sempre più si sta facendo strada nel mondo, oggi.
Noi da che parte stiamo?
La Bibbia è molto chiara al riguardo: "...Infatti così parla il SIGNORE degli eserciti: "È per rivendicare la sua gloria che egli mi ha mandato verso le nazioni che hanno fatto di voi la loro preda; perché chi tocca voi, tocca la pupilla dell'occhio suo"" (Zaccaria 2:8).
E' con un profondo senso di urgenza che ho sentito il dovere di riprendere quello che ritengo un manifesto universale contro l'Antisemitismo.

Il documento è stato pubblicato sul quotidiano israeliano Ha-Aretz, il 31 agosto 2001, ad opera di un gruppo di cristiani tedeschi, ed è stato da noi tradotto e pubblicato sul n. 3/2002 di UominI Nuovi.
E' necessaria infatti la massima chiarezza sulla posizione che, anche come cristiani, dobbiamo avere in accordo alla Parola di Dio, verso Israele.
L'Antisemitismo, l'Antisionismo, l'Antigiudaismo e l' odio contro Israele stanno crescendo a livello mondiale in modo spaventevole.

Nel Medio Oriente, in Europa, in Germania..., non sono altro che espressioni diverse dell'odio eterno contro gli Ebrei.
Le conseguenze sono devastanti e catastrofiche, mettono a repentaglio ciascun Ebreo proprio nella sua esistenza, il popolo ebraico, lo Stato d'Israele e la loro madrepatria.
Nello stesso tempo, distruggono l'umanità intera; sono una minaccia per la pace e un pericolo per la cristianità.

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