Il Blog di Incontrare Gesù

Articoli di attualità, esperienze personali e meditazioni su argomenti etici morali, sulla fede cristiana e sulla religione in generale.

  • Home
  • Informazioni personali
  • Argomenti
    • Attualità
    • Cattolicesimo
    • Confronti
    • Etica
    • Evangelizzazione
    • Islam
    • Meditazioni
    • Natale
    • Pasqua
    • Perseguitati
    • Poesie
    • Testimonianze
  • Autori degli articoli
  • Glossario
  • Testimonianze
Una Riflessione di Paolo Moretti. 

Migliaia di "pellegrini" sono da settimane quotidianamente in coda davanti al duomo di Torino per poter vedere da vicino l'immagine di un uomo impressa su un lenzuolo, che la tradizione popolare, mai smentita e neppure mai ufficialmente supportata dalla chiesa cattolica, in un tipico atteggiamento "alla Ponzio Pilato", identifica con la "sindone", che avrebbe avvolto il corpo morto di Gesù prima della risurrezione.

Un esempio significativo.
Nei giorni precedenti il compimento da parte di Gesù del progetto divino per la salvezza dell'uomo peccatore, alcuni pellegrini Giudei, giunti a Gerusalemme forse dalla Grecia per celebrarvi la ricorrenza pasquale, contattarono Filippo, uno dei discepoli del Signore, perché desideravano "vedere Gesù" (Giovanni 12:20-21).
Sicuramente Gesù era un personaggio "chiacchierato" in quei giorni di festa, in città si parlava di Lui: dei Suoi miracoli, dei Suoi insegnamenti.
È quindi comprensibile il desiderio di questi pellegrini venuti dal di fuori di saperne di più su questo personaggio.

Come spesso succede, da che mondo è mondo, pensano che provare a contattare direttamente Gesù sia difficile ed allora vanno da Filippo che probabilmente qualcuno di loro conosceva.
Gesù ascolta Filippo ed Andrea, che nel frattempo era stato coinvolto in questa specie di "raccomandazione".
Ma... come reagisce il Signore davanti a questa richiesta certamente per Lui gratificante?
Se fossi stato io al suo posto, sarei andato incontro a questi Giudei-Greci; avrei detto: "Eccomi qua! Guardatemi!".
Era così semplice esaudire questo desiderio!
Ma Gesù, no! Gesù non si fa vedere!


Testimonianze

Ricordi dolorosi e tristi. 

Sono passati molti anni dai tempi in cui frequentavo l’oratorio di Locarno, non ricordo esattamente il periodo esatto, ricordo che erano gli anni tra l'infanzia e l'adolescenza.
Sono ricordi dolorosi e tristi, tenuti segreti per pudore, vergogna, per una cultura che all'epoca, molto diversa da quella odierna, da vittima oggettiva, vi era il rischio di apparire calunniatore e carnefice.
Parlo comunque con un profondo rispetto verso chi con questi fatti non c'entra nulla, ma inevitabilmente coinvolto in quanto rappresentante della categoria.
Dicevo, sono passati molti anni da quei fatti, e oggi ho il bisogno di parlarne per togliere finalmente quella pesante pietra che per anni ha schiacciato la mia dignità, la mia anima, la mia coscienza... ho il bisogno insomma di liberarmi dalle catene dell'omertà in un periodo in cui finalmente vi sono segnali di volontà, nel fare luce sul triste fenomeno della pratica pedofila negli ambienti clericali; di chiedere perdono a tutte le vittime di un sistema in cui l'agire nell'anonimato e abusare della propria forza, protetti dal muro del sacro silenzio, veniva garantito dalle autorità in carica.
Una testimonianza che ha l'intento di cambiare la mentalità e di preservare il futuro di tutti da un sistema in cui l'apparire è predominante sull'agire.

In quel periodo il responsabile dell’oratorio era Don ... (mantengo il riserbo non sapendo e non avendo avuto la volontà di indagare se questa persona sia ancora viva, se sia stato arrestato, o quale altra fine abbia fatto).
Questo povero miserabile, un giorno mi invitò nella sala del cinema al 1° piano durante la proiezione di un film.
Soli in quel locale, mi chiese di sedermi e mi posò la sua mano sopra le mia ginocchia dicendomi di non temere.
Io non capivo cosa volesse fare, eravamo completamente al buio per permettere la proiezione del film.
Ad un tratto mi prese la mano e appoggiandola su una sagoma strana, mi disse che era il suo pollice, poi accarezzandomi la testa, mi spinse verso il basso.
Si accesero improvvisamente le luci del piano di sotto (forse era la pausa); notai che questo miserabile era nudo nella parte intima.
Scioccato e impaurito, scappai rifugiandomi in un angolino, spaventatissimo per ciò che subii e vidi.
Lui mi rimproverò, e additandomi mi disse che se avessi raccontato l'accaduto a qualcuno, rischiavo la prigione.
Spaventato e terrorizzato ho taciuto fino ad oggi.


Testimonianze

Bruciato dall'alcool. 

Avevo 5 anni quando, per la prima volta, fui confrontato con l'abuso d’alcool.
Dovevo andare a pren­dere mio padre in un bar distante circa 3 chilometri da casa.
Ci andavo a piedi, così spensierato come solo un bambino può essere.
Mia madre preoc­cupata sperava che suo marito, al richiamo del proprio figlioletto, si lasciasse intenerire per ritornare a casa.
Ricordo ancora «l'odore» da bar e mio padre curvo sul suo bicchiere di vino.
Papà non volle ascoltarmi e bruscamente mi rimandò a casa.
Aveva iniziato a piovere, la camicetta mi si attaccava alla pelle, ma anche i miei pensieri pieni di rabbia: «Perchè quel bicchiere di vino era stato più importante di me?
Perchè preferire la puzza di fumo e la gente estranea alla nostra bella dimora e alla mamma?».
Un anno dopo mia madre morì. La nostra famiglia nume­rosa di 8 figli si ridusse a un padre con tre figli piccoli.
I grandi seguirono tutti la loro strada ed infine anche noi tre piccoli fummo consegnati ad un orfanotrofio.
Raramente vedevo mio padre sobrio, mi sembrava un giorno di festa quando lo era.
In tante situazioni, le espe­rienze di vergogna hanno accom­pagnato la mia adolescenza.

Quando avevo 16 anni, ad un tratto, mio padre, estremamente indebolito, non mi riconobbe più.
Spaventato lo ricoverai all’ospedale, una settimana dopo si spense all'età di 62 anni.
Negli ultimi giorni della sua vita fu allacciato al «polmone d'acciaio», l'alcool aveva distrutto il suo.
Qualcuno mi disse: «È’ morto bruciato dall'alcool».
Mi spaventa oggi la grande tendenza all’alcool tra i giovanissimi.
Le bevande alcooliche sono dolci e allettanti, in modo subdolo ti schiavizzano.
Dietro a quello che sembra un’innocua abitudine, si cela un potere invisibile, ma devastante.
Quante mogli e figli vivono nel terrore di essere picchiati al ritorno a casa del papà ubriaco!
Nonostante il cattivo esempio di papà, la pressione del "gruppo" e tanti altri fattori spinsero anche me ad ubriacarmi.
Legato all'alcool, diventai apatico e senza voglia di vivere.
Ma oggi sono libero da tutto ciò, e non per merito mio.
Un bel giorno ho riconosciuto che Dio esiste e che desiderava instaurare una relazione intima con me.
Egli ha bussato al mio cuore quando avevo 26 anni e, attraverso la lettura della Bibbia, l'ho conosciuto.
Vuoi conoscerlo anche tu per essere liberato da ogni vizio mortale?
Credi in Gesù è sarai eternamente libero.

Leggi altre testimonianze

Testimonianze

Al tramonto vi sarà luce. 

Sono nato a Cismon alle pendici del Monte Grappa.
Dopo la laurea in “Sociologia delle Religioni” presso l’università Federico II di Napoli, vivevo il travaglio della generazione del ‘68.
Dalla militanza politica all’esperienza psichedelica con la droga, cercai incessantemente nel grande viaggio della vita, un senso più profondo e vero per la mia propria esistenza.
Allora lo spinello si chiamava joint, che paradossalmente significava unire: seduti in cerchio lo facevamo girare per prenderne ognuno qualche boccata di fumo.
Poi iniziò a circolare l’eroina, l’LSD e robacce simili, che distrussero tante giovani vite, che si schiantavano su quel muro dei Pink Floyd.

Barba e capelli lunghi, una mattina partii improvvisamente per la mia grande avventura verso il grande sud, Bologna, Roma, Napoli, in autostop, arrivai a costeggiare il mare della meravigliosa Sicilia, che sembrava un incanto.
Arrivato a Ribera, gustai arance così grosse come non ne avevo mai viste.
Fui ospitato da alcuni ragazzi seguaci di Hare Krisna, seduti a gambe incrociate in una stanza azzurra con gli affreschi di Visnù e un forte odore d’incenso.
Scocciato da quell’atmosfera artificiosa e forzata dal desiderio del mistico, partì subito verso l’Africa, Afganistan, Pakistan, India, Nepal, Israele…

Una Meditazione di Franco Previte. 

La depressione, il “male oscuro” così definito dai mass media, comporta disturbi del tono dell’umore, distrugge il morale, lo spirito della persona, ma soprattutto miete, in numero crescente, vittime innocenti nella società.
E’ il “volano”, pare, di quanto sta avvenendo in particolare in questi giorni in Italia, dove madri uccidono i propri figli, mariti uccidono le mogli e viceversa, figli che uccidono i genitori, situazioni derivanti da crisi depressive secondo il mondo scientifico.

In genere queste “persone” vengono “piantonate” dalle Forze di Polizia in qualche Reparto di psichiatrica negli Enti Ospedalieri e poi “ricoverate scandalosamente” negli Ospedali Psichiatrici Giudiziari od in quelli Privati Convenzionati, i quali non solo contrastano con la legge 180, ma configgono con i dettami della Carta Costituzionale.
Ma nella quasi totalità dei “casi”, di persone depressive ricoverate nei Reparti Ospedalieri, dopo qualche pillola, vengono dimesse, e così finisce, ancora una volta, il rituale eclatante episodio di sanità malata.

A questo proposito dobbiamo sperare, visto il disinteresse della politica, che il problema degli OPG e PC, problema di degrado, susciti l’interesse di qualche solerte Procura delle Repubblica o l’intervento della Corte dei Conti, su una situazione così paradossale che costituisce, anche, una lesione allo spirito di solidarietà e di altruismo della pubblica opinione.
Dobbiamo aprire una parentesi e considerare che se i compiti dei NAS dei Carabinieri sono indirizzati alla tutela dei diritti e della dignità dei “malati”, come è avvenuto fin oggi, allora la Benemerita svolge un’opera meritoria, umanitaria di garanzia giuridica e di “spinta” per la soluzione del gravissimo problema dei disagiati psico-fisici.

Una riflessione di Nicola Scorsone. 

Maria, umile ragazza ebrea, condivideva la fede di Israele nelle promesse divine sulla venuta del Messia.
Scelta per dare alla luce il Messia, si rese subito conto di essere stata oggetto di una particolare grazia di Dio, a cui bisogna rispondere con il libero assenso di fede (Luca 1:26-33).
Perciò Maria è per noi esempio di fede, come Sara, Deborah, Rut e tante altre pie donne d’Israele, e l’Evangelo per la sua particolare chiamata, la chiama BEATA.
Portiamo dunque a Maria il medesimo rispetto che ebbe per lei l’angelo della annunciazione.

Maria umile ancella del Signore si riconobbe subito, povera è bisognosa della grazia divina, confermando ciò nel suo Magnificat: “Lo spirito mio esulta in Dio mio Salvatore” (Luca 1:47).
Per questo indicherà Cristo dicendo: “Fate tutto quello che Egli vi dirà” (Giovanni 2:5).
Poiché, giustamente, replicherà l’apostolo Pietro: “In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati” (Atti 4:12).
Sembrerebbe un contro senso, ma in un mondo sempre più mariano e meno cristiano, in cui si vuol fare di un’umile fanciulla di Nazareth una figura sempre meno umana e più divina, da sostituirla a Cristo come oggetto di fede, speranza e salvezza, noi seguiremo l’esempio di Maria, e Colui che ci ha indicato, Gesù.

Una Riflessione di Nicola Scorsone. 

Continuando con la matematica, nel mese di maggio dedicato alla recita del rosario, moltiplicando 1550 per milioni nel mondo si arriva a miliardi di recite.
Di fronte a queste astronomiche cifre, Gesù, riguardo alla preghiera, ci dà un chiaro insegnamento: “Nel pregare non usate troppe parole come fanno i pagani, i quali pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole… perché il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno, prima che gliele chiediate” (Matteo 6:7-8).

La Maria della Bibbia alle nozze di Cana, disse: “Fate tutto quel che vi dirà (Gesù)” (Giovanni 2:5).
Stranamente e contrariamente però, le varie Marie di Fatima, Medjugorje… incitano i fedeli a recitare più rosari possibili invitandoli in tal modo a riporre nelle loro mani la loro vita, nonché le sorti di tutto il mondo.
A chi dobbiamo dare ascolto?
Gesù insegna: “...qualsiasi cosa domanderete al Padre nel MIO nome, Egli ve la darà” (Giovanni 16:23).
Mentre le varie apparizioni mariane richiedono preghiere, suppliche, penitenze, sacrifici (o fioretti) rivolti al loro nome!

Meditazioni

Una Riflessione di Melchiorre Briganti. 

Noi tutti, nella nostra vita quotidiana, abbiamo le nostre piccole croci, di cui non
ci dobbiamo per niente preoccupare, e che anzi dobbiamo e vogliamo accettare e offrire a Gesù.
Noi tutti, inoltre, siamo in qualche modo dei peccatori e quindi siamo destinati a morire (anagraficamente), in quanto il frutto del peccato è la morte.
Ognuno di noi, però, a un certo punto della sua vita incontra Gesù e si trova a tu per tu con Lui, che, pur essendo senza peccato, è stato ingiustamente condannato alla stessa sorte nostra della Croce e che - vittima innocente - è morto sulla Croce per noi e per i nostri peccati.

A questo punto subentra la nostra risposta: sta a noi, che abbiamo questa grandissima occasione offerta dalla misericordia di Dio, compiere una scelta.
L'atteggiamento del ladrone "cattivo" è: "Salva te stesso e noi", quasi come se volesse "usare" Gesù per i propri fini comodi ed egoistici, per evitare la Croce, strada dalla quale dobbiamo invece passare.
L'atteggiamento del buon ladrone è invece: Gesù è al primo posto rispetto a lui, protagonista della storia; la morte attraverso la Croce e le sofferenze relative ad essa costituiscono l'entrata nel Regno dei Cieli e sono un passaggio obbligatorio.

Inoltre il buon ladrone riconosce che c'è il Regno di Gesù (che naturalmente non è di questo mondo).
Tutto ciò salva il buon ladrone, che va direttamente in Paradiso con Gesù.
Che fine ha fatto l'altro ladrone?...
Personalmente ritengo che la differenza stia proprio tra il peccato che viene perdonato, perché c'è sincero pentimento e il peccato che non può essere perdonato, perché non c'è ravvedimento; ossia, come conseguenza di ciò, rispettivamente nell'accettare o rifiutare Dio, cosa che comporta la vita o la morte eterna.
Siamo tutti noi di fronte a questa scelta, fin dalle nostre azioni che si compiono su questa terra.
Una Riflessione di Franco Previte. 

Nel terzo millennio cristiano, il rapporto fede-ragione e condizione sociale, deve porsi alla luce della situazione storica e culturale nella quale si trova l’uomo oggi.
Prendiamo, in breve, a considerare nel rapporto fede e ragione, la Lettera Enciclica Fide et Ratio, del Sommo Pontefice Giovanni Paolo II° su esigenze e compiti della situazione dell’epoca, fa un’analisi molto approfondita dell’affermarsi del fenomeno della frammentarietà del sapere e del conoscere considerando, molto importante, essere difficile e spesso vana la ricerca del senso (81.cap.7°).

In sostanza una degradazione della ragione senza ricercare la verità una argomentazione dottrinale molto profonda che ci viene consigliata per conoscere ed interpretare il mondo e la vita dell’uomo moderno.
La condizione sociale dell’uomo d’oggi, in una sorte di solidarietà, è capire chi è il nostro prossimo, chi si trova nella necessità di esigenze e se possiamo diventare prossimo dell’altro nella misura in cui condividiamo le sue difficoltà: in una parola come ci comportiamo di fronte a chi è nel bisogno?
Il nostro tempo pare inaridirsi! Forse, per non dire, siamo allo sfascio totale e delle coscienze e del presente?

Una Meditazione di Franco Previte . 

I mass media del 21 febbraio hanno riportato una notizia davvero scioccante in cui un gruppo persone, circa 800, operanti su Facebook hanno posto in mostra una foto di profilo di una bambino down in un gioco di tiro al bersaglio con un proclamato delirio di frasi offensive e denigratorie, protette dall'anonimato, nei confronti di questi sfortunati della vita.
Naturalmente, in tempi brevi sul web è partita una controffensiva a difesa di questi innocenti che si trovano in situazione di maggior debolezza e fragilità.
Purtroppo una certa parte del nostro tempo considera la persona umana pienamente autonoma e svincolata da ogni rapporto con la legge religiosa e con quella sociale, mentre l’uomo tende a porsi al centro dell’universo.

Non possiamo non dimenticare il progressivo dissolversi dei valori etici che sfide pericolose, come nel caso esposto, tendono a distruggere le famiglie ed i singoli, ma amareggia ed angoscia che si va sviluppando e progressivamente aumentando, un relativismo, un permissivismo smodato che dilaga, modifica e mortifica la dimensione etica della vita.
Il materialismo, il consumismo, l’edonismo e l’erotismo più sfrenato corrono e concorrono a formare un superficialismo assoluto, un substrato privo di un fondamento di civiltà morale che non ci stupisce più di tanto, ma, ripeto, amareggia il constatare una siffatta realtà sociale che a volte viene accettata.
Tutti gli uomini di buona volontà, soprattutto noi cattolici, dobbiamo tenere alta la coscienza di tutela della dignità umana, la grandezza del carattere sacro della vita e di ogni vita ed in qualunque condizione di salute ci troviamo.


Meditazioni

Una Riflessione di Paolo Moretti. 

Rileggendo qualche giorno fa la parabola del figlio prodigo (Luca 15:11-32), mi sono sentito ripreso dal Signore attraverso una particolare riflessione sul comportamento incoerente del figlio-fratello maggiore.
Egli “si trovava nei campi” al momento del ritorno del fratello a casa, non era quindi in giro a passeggiare, né stava svolgendo altre attività con cui riempire il suo tempo libero.
Era “nei campi” a lavorare, a sudare nei terreni del padre, ad esprimere in questo modo impegno, fatica, servizio.

Chi lo avesse osservato con attenzione, lo avrebbe giudicato un eccellente servitore del padre, un vero modello da prendere come esempio!
Ma poi, quando, tornando come ogni sera a casa, udì un insolito suono di musica e di danze e venne informato che il padre stava facendo festa per il ritorno a casa di suo fratello, “egli si adirò e non volle entrare”.
Ovviamente questo rifiuto ha, nel contesto immediato della parabola, lo scopo di portare a riflettere i farisei e gli scribi sul loro analogo rifiuto di condividere la festa del Figlio di Dio che “accoglie i peccatori e mangia con loro“: una festa che si estende dalla terra al cielo, dove “v’è gioia davanti agli angeli di Dio”.

Una meditazione di Paolo Moretti. 

Mi è capitato più volte, negli ultimi mesi, di sentire commenti lusinghieri anche in ambito evangelico in relazione agli appelli ripetuti in più occasioni dal nuovo pontefice ad “aprire il cuore a Cristo”, appelli che si erano sentiti più volte anche sulla bocca del suo predecessore.
Quando si sente parlare di “centralità di Cristo” o del “bisogno dell’uomo di guardare a Cristo”, è possibile rimanere colpiti positivamente.
Non è, questo, lo stesso messaggio che anche noi annunciamo?
Non andiamo anche noi sulle piazze, per le strade e sotto le tende ad annunciare che gli uomini hanno bisogno di Cristo e che, se vogliono davvero conoscere il dono di una vita purificata e rinnovata devono convertirsi ed aprire il loro cuore a Lui?
Che finalmente anche a Roma qualcosa o qualcuno si stia muovendo verso nuove direzioni?

Purtroppo, niente di tutto questo.
Infatti, se andiamo al di là delle parole in sé pur belle e se scopriamo l’intenzione e l’obbiettivo che i due pontefici in questione hanno avuto nel pronunciarle, ci rendiamo conto che esse hanno un significato ben diverso da quello che noi normalmente pensiamo.
L’intenzione è quella di chiamare i fedeli ad accostarsi all’Eucarestia, nella quale “è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo” (art. 1324 Catechismo Chiesa Cattolica).
È nell’Eucarestia che Cristo si rende presente nella Chiesa (cattolica romana) ed è quindi attraverso l’Eucarestia che è possibile riceverlo nel cuore.

“Aprite i cuori a Cristo” equivale quindi a dire: “Accostate i cuori all’Eucarestia!”.
L’obbiettivo è invece quello di legare le persone alla Chiesa (cattolica romana).
Se infatti “Cristo è racchiuso nell’Eucarestia” e se l’Eucarestia è patrimonio della Chiesa che la possiede e la dispensa, è ovvio che per ricevere Cristo occorra entrare a far parte della Chiesa (cattolica romana).
Scopriamo così che, quando si parla di “centralità di Cristo”, in realtà si ha in mente “la centralità della Chiesa”, che lo “racchiude” e lo “dispensa”.
Il “Cristo”, al quale si invita ad aprire il cuore e ad accostarsi, è in realtà un oggetto, un idolo, un feticcio.

Qualche sera fa le campane del mio paese suonavano a distesa, in modo davvero inusuale.
Ho scoperto, qualche giorno dopo, che quella sera era in programma un incontro di “adorazione dell’Eucarestia”: tutti in ginocchio – immagino – a pregare davanti al cosiddetto “santissimo”!
Che tristezza!
Dopo la risurrezione di Gesù, due discepoli lo riconobbero nel momento in cui “prese il pane, lo benedisse e lo spezzò”, ma quando Gesù scomparve alla loro vista, pronunciarono queste note parole: “Non sentivamo forse ardere il nostro cuore dentro di noi mentre egli ci parlava per via e ci spiegava le Scritture?” (Luca 24:30-32).
Si rammaricavano perché i loro cuori non si erano infiammati durante l’ascolto della Parola, ma non fanno alcun accenno al momento della rottura del pane, dell’Eucarestia!?
È l’ascolto della Parola che fa ardere i cuori ed è attraverso l’ubbidienza ad essa che i cuori possono aprirsi a Cristo, per essere purificati, trasformati e radicalmente rinnovati.

In quello stesso racconto, Luca ci ricorda che Gesù, “cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo riguardavano” (24:27), e che più avanti ricordò ai discepoli: “Queste sono le cose che io vi dicevo quand’ero ancora con voi, che si dovevano compiere tutte le cose scritte di me nella legge di Mosè, nei profeti e nei Salmi” (24:44).
Cristo si rivela a noi come il Vivente, e cessa così di essere “un idolo”, soltanto quando lasciamo che egli parli ai nostri cuori attraverso la sua Parola illuminata dalla convinzione dello Spirito Santo.
È ascoltando la sua Parola che i cuori si aprono a lui per accoglierlo e per donargli la centralità nella propria vita.
È la stessa Parola che illumina la nostra mente e ci guida a discernere che parole giuste nascondono un significato errato.
Di questo discernimento abbiamo oggi quanto mai bisogno!

Evangelizzazione

Una messaggio di Rosaria Schimmenti. 

E' Dio vivo in noi e nel mondo?
La Sua pace, il Suo amore e le Sue leggi dimorano nel nostro cuore? Nelle nostre famiglie e nel nostro paese?
O stiamo correndo in cerca di benessere, pace e felicità senza la bussola dei Suoi comandamenti? (Proverbi capitolo 3).
Non possiamo eliminare i problemi che ci affliggono se non usiamo la chiara e sicura bussola morale che Dio ci ha fornito tramite la Sua Parola.
Il peccato non è stato mai felicità, così anche la malvagità, perché violano la legge sacra che governa tutta la creazione, inclusi noi che facciamo parte di essa.
Siamo stati creati per vivere nella legalità, nel rispetto reciproco e nel far moltiplicare i doni che Dio ci ha elargito.

La prova tangibile che abbiamo bisogno di bene è evidenziata anche dal fatto che, quando abbiamo dei veri amici e dei buoni rapporti con il prossimo, siamo più sereni.
Questo dovrebbe essere il nostro obbiettivo principale, impegnarci affinché questo si realizzi.
Nel corso della storia umana, Dio ha inviato per prima dei profeti per istruirci, infine ha mandato Suo Figlio.
Nell'occasione della trasfigurazione di Gesù, sul monte santo, Dio ci ha parlato direttamente dal cielo.
Abbiamo dei testimoni a riguardo, i tre Apostoli: Pietro, Giacomo e Giovanni; questi sono stati invitati da Gesù a salire sul monte, con Lui, e lì apparvero loro Mosè ed Elia, i quali parlarono con il Signore, avvolti da una luce, e si udì la voce dal cielo che diceva: “Questo è il mio Figlio diletto, ascoltatelo!” (Luca 9:35).


Testimonianze

Un Messaggio di Patrizia Eydallin. 

Dal natale mi aspetto di poter solo ringraziare Gesù perché è nato. Qualsiasi sia la data, sta di fatto che è nato, e dal momento che credo senza ombra di dubbio che Egli è il mio salvatore, voglio solo mostrargli la mia gratitudine per ogni benedizione, guida, amore, appagamento, consolazione e... felicità che solo lui mi ha dato.
Sono io ora che voglio fare un regalo a lui, poiché mi ha donato tutto ed è sempre con me, così gli voglio donare il mio cuore e portare l'amore a chi non l'ha, il Suo amore che ha messo in me, e voglio che tutti conoscano che meraviglioso Dio e meraviglioso Salvatore abbiamo, che la vita è vera vita, anche se non siamo ancora in paradiso, che vale la pena di viverla, perché dobbiamo e vogliamo dargli la gloria come Lui merita, e non è nulla in confronto al suo amore per noi.

La Sua parola ci narra la Sua storia, la Sua meravigliosa opera, e noi, che per grazia Sua l'abbiamo accettata, abbiamo una vita trasformata, abbiamo la Sua pace nel cuore e abbiamo la consapevolezza interiore che gli.
Le tenebre non ci appartengono più, Gesù ha dato la vita per noi, è risorto e noi siamo risorti con lui, non sono parole ma dati di fatto... che meraviglia è appartenere a Lui e aspettare il Suo ritorno!
Quindi Buon Natale a tutti!
Non pretendiamo solo doni, ma amiamo Gesù, come merita, infatti Lui ci ha fatto il dono più grande che ogni uomo possa ricevere.
Post più recenti Post più vecchi Home page

Ultimo articolo

Gesù è Dio

Ci sono molti passi delle Scritture che attestano in una maniera o nell'altra che Gesù Cristo è Dio.  Ma i traduttori dei Testimoni di G...

Incontrare Gesù

Incontrare Gesù

Sperimenta anche tu l'amore di Dio!

Articoli più letti

  • Ebrei e cristiani
    Una Riflessione di Silvia Baldi Cucchiara.  Solo ora che possono abitare la loro terra e che non hanno più timore della persecuzion...
  • La testimonianza di Vittorio Fiorese
    Al tramonto vi sarà luce.  Sono nato a Cismon alle pendici del Monte Grappa. Dopo la laurea in “Sociologia delle Religioni” presso...
  • Gesù è Dio
    Ci sono molti passi delle Scritture che attestano in una maniera o nell'altra che Gesù Cristo è Dio.  Ma i traduttori dei Testimoni di G...

Articoli su Israele

Articoli su Israele

Argomenti

Attualità (42) Cattolicesimo (7) Confronti (15) Etica (1) Evangelizzazione (28) Islam (14) Meditazioni (112) Natale (7) Pasqua (18) Perseguitati (20) Poesie (26) Su Israele (36) Testimonianze (40)

Autori degli articoli

  • Alessia Pasquino (1)
  • Alfredo Reitano (3)
  • Amedeo Bruno (5)
  • Anna Cipollaro (5)
  • Antonio Strigari (13)
  • Francesca Tavani (3)
  • Franco Previte (4)
  • John Kidd (3)
  • Luca Pinna (6)
  • Manuela Giannini (2)
  • Melchiorre Briganti (2)
  • Monica Origano (6)
  • Nicola Scorsone (43)
  • Paolo Fonte (3)
  • Paolo Moretti (3)
  • Patrizia Eydallin (9)
  • Rosaria Schimmenti (18)
  • Rudy Lack (2)
  • Silvia Baldi Cucchiara (9)
  • Simona Paciello (2)
  • willem glashouwer (5)

Tutti gli Articoli

Storie della Bibbia

Storie della Bibbia

Storie e disegni della Bibbia per i più piccoli.

Iesurun

Iesurun

Articoli e riflessioni su Israele: attualità, storia, religiosità, tradizioni ed altro.

Modulo di contatto






Copyright © 2007-2024 Il Blog di Incontrare Gesù

Created By ThemeXpose