I due Barabba

Gesù-Barabba
Il nome Barabba.
Barabba era, secondo tre dei quattro Vangeli canonici, un ribelle e/o assassino ebreo, detenuto dai Romani a Gerusalemme negli stessi giorni della Passione di Gesù.

Il nome Barabban, tramandato dalla maggior parte dei manoscritti in greco dei Vangeli, era in aramaico un patronimico composto da Bar (figlio) e Abbâ (padre) in Aramaico: בר-אבא (Bar-abbâ), "figlio del padre".
La parola Abbâ si ripete tre volte nel Nuovo Testamento (Marco 14:36; Romani 8:15; Galati 4:6).
Alcuni dei più antichi manoscritti presentano la forma bar rabba(n), "figlio del (nostro) maestro".
In pochi manoscritti in greco ed in siriaco del Vangelo di Matteo il patronimico, preceduto dal nome Iesoûs, è stato tradotto nella versione inglese con Jesus bar-Abba, "figlio del Padre", nella versione italiana e' stato cancellato Iesoûs ed è rimasto solo Barabba.

Il passo biblico.
"Or ogni festa di Pasqua il governatore solea liberare alla folla un carcerato, qualunque ella volesse. Avevano allora un carcerato famigerato di nome Barabba.
Essendo dunque radunati, Pilato domandò loro: Chi volete che vi liberi, Barabba, o Gesù detto Cristo? Poiché egli sapeva che glielo aveano consegnato per invidia.
Or mentre egli sedeva in tribunale, la moglie gli mandò a dire: Non aver nulla a che fare con quel giusto, perché oggi ho sofferto molto in sogno a cagione di lui.
Ma i capi sacerdoti e gli anziani persuasero le turbe a chieder Barabba e far perire Gesù. 
E il governatore prese a dir loro: Qual de' due volete che vi liberi? E quelli dissero: Barabba.

E Pilato a loro: Che farò dunque di Gesù detto Cristo? Tutti risposero: Sia crocifisso.
Ma pure, riprese egli, che male ha fatto? Ma quelli di più gridavano: Sia crocifisso!
E Pilato, vedendo che non riusciva a nulla, ma che si sollevava un tumulto, prese dell'acqua e si lavò le mani in presenza della moltitudine, dicendo: Io sono innocente del sangue di questo giusto; pensateci voi.
E tutto il popolo, rispondendo, disse: Il suo sangue sia sopra noi e sopra i nostri figliuoli. 
Allora egli liberò loro Barabba; e dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso" (Matteo 27:15-26).

La figura.
La figura di Barabba viene presentata in modi leggermente diversi nei quattro Vangeli.
Matteo 27:16 lo definisce "un prigioniero famoso".
Marco 15:7 dice di lui: "Un tale chiamato Barabba si trovava in carcere insieme ai ribelli (stasiastôn) che nel tumulto avevano commesso un omicidio", sottolineando quindi l'appartenenza a un gruppo insurrezionale, responsabile collettivamente di omicidio.
Luca 23:19 afferma che era stato incarcerato per assassinio, oltre che complicità in una sommossa: "Questi (Barabba) era stato messo in carcere per una sommossa scoppiata in città e per omicidio".
Giovanni 18:40 , invece, afferma solo che egli è un "brigante" (λῃστής, lestés).

Nei Vangeli, Barabba compare nell'ambito del racconto del processo a Gesù davanti a Ponzio Pilato.
Il procuratore romano, non trovando giustificazione alcuna alle pretese di crocifissione fatte dagli accusatori, voleva liberarlo.
Secondo i Vangeli sinottici era consuetudine del procuratore romano liberare un carcerato nel giorno di Pasqua.

Secondo il Vangelo di Giovanni si trattava di una consuetudine ebraica.
Pilato chiese alla folla quale dei due volessero liberare, poiché anche Barabba si chiama Gesù, e quindi voleva prendere in giro il sommo sacerdote Caifa chiedendo: "Quale dei due Gesù volete che liberi? Gesù detto il Cristo o Gesù Barabba?".
E si sentì rispondere: Barabba.

La nostra analisi.
Questo passo della Sacra Scrittura ci fa partecipi di una scelta importantissima fatta dagli Ebrei.
La loro era una scelta semplice (dovevano scegliere solo fra due persone), ma era anche importantissima, poiché avrebbe significato per una di quelle due persone la vita, mentre per l'altra la morte, la più terribile delle morti, quella della croce, non solo per le sofferenze, ma per quello che essa rappresentava, cioè la maledizione.

Le due persone sulle quali i Giudei dovevano esprimere la loro scelta erano: Gesù e Barabba.
Il fatto strano, se vogliamo usare questo termine, era che quelle due persone avevano non solo lo stesso nome (Iesoûs Greco / Jesus Aramaico) ma, come vedremo, anche lo stesso lo stesso patronimico (Bar-abbâ - Aramaico).
Abbiamo visto che: בר-אבא (Aramaico), Bar-abbâ, significa "figlio del padre".

Non sappiamo a quale padre naturale questo patronimico dato a Iesoûs Barabba si riferisse, ma certamente potremmo individuare il suo padre spirituale nel Diavolo.
Gesù, parlando ai Giudei che volevano ucciderlo, disse: "Voi siete progenie del diavolo, ch'è vostro padre, e volete fare i desideri del padre vostro. 
Egli è stato omicida fin dal principio e non si è attenuto alla verità, perché non c'è verità in lui: quando parla il falso, parla del suo, perché è bugiardo e padre della menzogna" (Giovanni 8:44).

Le opere dei Giudei rivelavano il loro padre spirituale, l'omicidio era ed è un'opera diabolica.
Gesù aveva detto loro chiaramente: "Voi fate le opere del padre vostro" (Giovanni 8:41).
Ora noi sappiamo che Barabba era un brigante, accusato di omicidio, Gesù, invece, aveva rivelato con le proprie opere la natura del Suo vero Padre Celeste, cioè Dio.

I seguenti versetti biblici ci confermano questo: "Ma io ho una testimonianza maggiore di quella di Giovanni; perché le opere che il Padre mi ha dato a compiere, quelle opere stesse che io faccio, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato" (Giovanni 5:36);
"Gesù rispose loro: Ve l'ho detto, e non lo credete; le opere che faccio nel nome del Padre mio, son quelle che testimoniano di me" (Giovanni 10:25);
"Se non avessi fatto tra loro le opere che nessun altro ha fatte mai, non avrebbero colpa; ma ora le hanno vedute, ed hanno odiato e me e il Padre mio" (Giovanni 15:24).

I Giudei dovevano scegliere, dunque, fra due Iesoûs (Jesus/Gesù) e, contestualmente, fra due Bar-abbâ, cioè tra due "figli del Padre".
Certo non possiamo non considerare quest'ultimo particolare e riconoscere che le loro opere dimostravano l'appartenenza ad un padre "diverso".
Nella scelta del FIGLIO i Giudei determinarono, quindi, anche la scelta del PADRE, che preferivano vivesse con loro!

Jesus, il Figlio di Dio o Jesus il figlio del Diavolo?
Purtroppo, come sappiamo, la loro fu una scelta infelice!
Certamente molti di noi oggi potrebbero dire: "Che errore gravissimo commisero quei Giudei! Io non l'avrei commesso".
Ma è proprio così?

Un avvertimento e consiglio.
Ciò che successe allora, cioè la scelta fra due persone, così diverse e, soprattutto, fra due modi di vivere (con Dio o con il Diavolo), non si si ripete moltissime altre volte anche oggi?
Ogni giorno, non siamo chiamati TUTTI a fare la stessa scelta?
Quante volte, scegliendo di fare ciò che non appartiene a Dio, noi scegliamo Barabba figlio del Diavolo, rifiutando così Gesù il Cristo?

A quel tempo i Giudei trovavano imbarazzante la presenza di Cristo Gesù fra di loro, perché Egli, con la Sua vita purissima e la Sua Parola di Verità, metteva in luce le tenebre che erano in loro, accusandoli dei loro peccati; perciò scelsero Barabba.
Ma anche oggi le persone che vogliono vivere escludendo Dio dalla loro vita, non accettano la Vivente Parola di Verità e trovano comodo scegliere Barabba.

Oggi, come allora, l'indurimento del cuore, che non permette l'accettazione della Parola di Dio, rivela la scelta dell'uomo che si schiera a favore del Barabba figlio del Diavolo.
Gesù ci rivela una grande verità con le parole che ha rivolte a quei Giudei: "Chi è da Dio ascolta le parole di Dio, per questo voi non le ascoltate, perché non siete da Dio" (Giovanni 8:47).

Comprendiamo che scegliere Cristo richiede responsabilità e impegno, forse sceglierlo in certe occasioni viene più facile, ma Dio ci chiama, anche oggi (non solo per Pasqua), proprio ad una scelta: Gesù, Suo Figlio, o Barabba l'omicida, cioè continuare con la nostra vita senza di Lui, nella morte, o andare alla Vita divina.
In più oggi abbiamo il beneficio scaturito dal Sacrificio di Gesù Cristo, che ci aiuta a scegliere bene e ci permette di realizzare la Nuova Nascita, divenendo Figli del Padre Celeste.

Una meditazione di Antonio Strigari.

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