Apatia

Quanti uomini credenti dopo i vari insuccessi e cadute spirituali si sono auto-confortati con un pensiero che si è affacciato alla propria mente: “In fondo sono un essere umano limitato … fatto anche di carne...”?
Questo pensiero, accompagnato da altri, quali: “Non sono perfetto...”; “Il giusto pecca sette volte al giorno...”; “Iddio perdona sempre...”, che così facilmente si insinuano nella mente del credente, senza che quest’ultimo faccia alcun approfondimento sul caso, al fine di una giusta valutazione ed interpretazione spirituale, producendo così un frutto dotato di un profumo inebriante ed anestetizzante dal sapore dolcissimo ma velenosissimo il cui nome è APATIA.
Se chiediamo a Dio il “discernimento” e la “sapienza”, che Egli dà liberalmente a chi li desidera per la propria salvezza, comprenderemo facilmente l’origine di questi pensieri!
Con questo termine “APATIA” (dal greco apátheia, απάθεια, considerato esclusivamente dal punto di vista psicologico e non filosofico), indichiamo uno stato d’animo, privo di alcun sentimento, che manifesta indifferenza, inerzia fisica e mancanza di reazione.
Il destino dell’uomo che vive in questa situazione è segnato: si lascerà trasportare dalla corrente turbinosa della vita fino alla morte spirituale.
L’uomo che pensa così è destinato ad addormentarsi alla guida della propria vita spirituale con gli stessi effetti devastanti di chi si addormenta alla guida di un’autovettura.
Ma Iddio non dà alcun limite ai Suoi figli.
Leggiamo nella lettera agli Efesini: “Ed è lui che ha dato gli uni, come apostoli; gli altri, come profeti; gli altri, come evangelisti; gli altri, come pastori e dottori, per il perfezionamento dei santi, per l'opera del ministerio, per la edificazione del corpo di Cristo, finché tutti siamo arrivati all'unità della fede e della piena conoscenza del Figliuol di Dio, allo stato d'uomini fatti, all'altezza della statura perfetta di Cristo“ (Efesini 4:11-13).
Credi tu questo?

Una Riflessione di Antonio Strigari

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