Dal supplizio alla vita


Perché Gesù sceglie un malfattore e non Nicodemo, uno dei più zelanti religiosi del suo tempo? 
Perché il primo a varcare la soglia del Paradiso è un omicida, e non Maria o uno dei suoi discepoli?
Cosa vuole insegnarci Gesù?
L’Apostolo Paolo apre la porta alla risposta: “Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio, non in virtù di opere, affinché nessuno se ne vanti” (Efesini 2:8-9).

La Grazia è il punto centrale, l’inizio e la fine dell’opera di Salvezza operata da Gesù in favore di una umanità perduta.
Invero, gli uomini desiderano un Vangelo gradevole, che dia soccorso e consolazione, ma che, in fondo, non vada a risvegliare la coscienza; quella stessa coscienza che ci accomuna tutti di fronte alla croce,  tutti ci possiamo rispecchiare nei due ladroni e capire, in definitiva, che cosa veramente vogliamo da Gesù.

Uno dei malfattori appesi lo insultava, dicendo: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!».
Ma l’altro lo rimproverava, dicendo: «Non hai nemmeno timor di Dio, tu che ti trovi nel medesimo supplizio? 
Per noi è giusto, perché riceviamo la pena che ci meritiamo per le nostre azioni; ma costui non ha fatto nulla di male»; e diceva: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno!».
Di fronte a un cuore pentito come questo, e consapevole di non potere fare niente con le proprie forze, Gesù ha una reazione e una risposta stupenda: “Io ti dico in verità che oggi tu sarai con me in Paradiso” (Luca 23:39-43).

Nessuna fase transitoria!
Spesso di fronte alle dure circostanze della vita e alle infinite ingiustizie si dice: “Fermate il mondo, voglio scendere!”.
In fondo, perché vogliamo scendere dal pellegrinaggio della vita?
Forse perché siamo sempre più consapevoli che tutte quelle condizioni, necessarie per una vita sana e agiata, sono sempre più difficili da raggiungere o da mantenere!
Questo potrebbe esser senz'altro un motivo molto comprensibile che, in questi giorni, spinge tante persone a compiere fra le più svariate "azioni religiose".

Ma, se è SOLO per questo (con tutto il rispetto per la sincerità dei sentimenti con cui ci si può accingere a penitenze, digiuni, processioni a piedi nudi, e a "fioretti" vari), permettetemi di dire che ciò significa proprio che non abbiamo capito nulla dell’amore mostrato dal Signore sul Calvario, e che addirittura, purtroppo in molti casi, non lo si voglia capire affatto!
Gesù non ci risponderà, non si ricorderà di noi, finché il nostro cuore non sarà come quello di quel ladrone, che ha umilmente esposto una coscienza che gridava aiuto!

Era il peso dei suoi peccati che lo faceva soffrire tanto, cercava la salvezza con tutto il suo cuore, aspirava alla risurrezione dell’anima.
Per lui scendere dalla croce, unirsi ai festeggiamenti della Pasqua, per poi continuare una vita da perduto, non avrebbe avuto alcun senso e, come per Gesù, il suo giorno più brutto diventò il più bello.
Il suo Confessore, l’unico, il vero, con il suo sacrificio, l’aveva assolto da ogni peccato e leggero volò con Lui fin nel luogo santissimo di Dio a godere tutta l’eternità.

 Una Riflessione di Nicola Scorsone

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