Il Blog di Incontrare Gesù

Articoli di attualità, esperienze personali e meditazioni su argomenti etici morali, sulla fede cristiana e sulla religione in generale.

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Una riflessione su un tema sempre attuale. 

L’embrione detto in termini semplici è il frutto concepito dall'unione del seme maschile e l’ovulo femminile.
Se si uccide una persona a ottant'anni, a vent'anni, a sei mesi o in stato embrionale, contrariamente a come ci vogliono far credere, è in ogni caso un omicidio! (anche se di omicidi legalizzati ormai, tra aborti ed eutanasie, ne abbiamo perso il conto).
E se lunghi e approfonditi studi e costose ricerche hanno convinto i più grandi cervelloni del nostro tempo a identificare i virus come esseri viventi, tanto più un embrione, che non è di certo una muffa!

L’embrione, in natura nell'utero della donna, viene protetto dalla madre; fuori dalla donna, viene protetto da leggi umane esistenti e, appunto, perché umane hanno bisogno di essere perfezionate, ma che di sicuro non tolgono a nessuno la gioia di avere un bambino.
Tolta la legge chi proteggerà l’embrione da coloro che lo voglio fare a fettine?

In Africa muoiono ancora bambini infetti dal virus HIV. 

L'occidente sta ottenendo risultati incoraggianti nella riduzione del tasso di mortalità per AIDS, ma in Africa si continua ancora a morire.
Dei 33 milioni di persone che nel mondo sono attualmente infette dal virus HIV, più dell'85% vive nell'Africa sub sahariana.
E mentre nuove sostanze chimiche, chiamate "inibitori della proteasi", stanno prolungando la vita di molti occidentali, la maggior parte della popolazione africana non può permettersene il costo.

Lì la malattia colpisce prevalentemente giovani adulti in età lavorativa, causando danni ingenti al potenziale economico del continente.
Ma quello che è ancora più tragico delle perdite economiche è il tributo che l'AIDS sta esigendo sui bambini africani.
Quelli che soffrono di più, come in altri casi, sono sempre i bambini.

Una meditazione di Silvia Baldi Cucchiara. 

Balaam e Balac, ovvero del benedire o maledire Israele.
Atterrito dalle vittorie conseguite dal popolo di Israele e dal loro grande numero, Balac, Re di Moab, l'attuale Giordania, chiamò Balaam di Madian, figlio dell'indovino Beor (Giosuè 13:22): "Ecco, un popolo è uscito dall'Egitto; esso ricopre la faccia della terra e si è stabilito di fronte a me; vieni dunque, te ne prego, e maledicimi questo popolo, poiché è troppo potente per me; forse così riusciremo a sconfiggerlo e potrò cacciarlo via dal paese; poiché so che chi tu benedici è benedetto, e chi tu maledici è maledetto" (Numeri 22:5-6).

Così gli anziani di Moab e di Madian andarono dall'indovino e questi rispose loro: "Alloggiate qui stanotte; e vi darò la risposta secondo quello che mi dirà il Signore" (Numeri 22:8).
Si trattava per certo di un indovino molto particolare che comunicava realmente con Dio e che doveva essere rivestito di una forte autorità, infatti colui che benediceva veniva benedetto e colui che malediceva veniva maledetto.
Balaam trascorse tutta la notte in preghiera e infine Dio gli rispose con grande chiarezza: "Tu non andrai con loro; non maledirai quel popolo perché è benedetto" (Numeri 22:12).

Una Riflessione di Romolo Giovanardi. 

"Ecco colui che protegge Israele non sonnecchierà ne dormirà" (Salmo 121:4).
"Così parla il Signore, che ha dato il sole come luce del giorno e le leggi alla luna e alle stelle, perché siano luce alla notte; che solleva il mare in modo che ne mugghiano le onde; colui che ha nome "Il Signore degli eserciti": Se quelle leggi verranno a mancare davanti a me, allora anche la discendenza di Israele cesserà di essere per sempre una nazione in mia presenza" (Geremia 31:35-36).
Il piano di Dio per Israele e la sua esistenza sono collegati alle leggi che regolano, dall'inizio dei tempi, il cielo e la terra.

Sole, luna, stelle, giorno, notte... l'universo intero fa da cornice a questo piano eterno, e Israele, un piccolo punto sulla carta geografica, scandisce le ore di Dio.
Tanti sono i fuochi accesi in tutto il mondo cristiano, formati da persone che hanno compreso come, ciò che Dio ama, inevitabilmente, debba essere amato anche dai Suoi figli, con quel tipo di amore "agape", che vuole il bene dell'altro.
È la comprensione del ruolo degli Ebrei nella Scrittura che fa nascere in noi questo tipo di amore; ci permette di conoscere più in profondità come, innestati in Cristo, possiamo godere di tutte le benedizioni, prima riservate a loro, e far sì che ci rendiamo conto del debito di riconoscenza che abbiamo verso questo popolo.

Un approfondimento di Wìllem Glashouwer. 

Chi è Israele? Chi è la Chiesa? 
Derek Prince, studioso della Bibbia e del popolo di Israele, da poco scomparso, ha spiegato in modo chiaro e illuminante questi argomenti nel suo libro "Prophetic Destinies" (Destini profetici).

Giudeo
Il nome "Giudeo" compare circa 200 volte nel Nuovo Testamento, e significa sempre un membro della nazione di Israele, della razza ebraica.
La parola "Giudeo" è derivata da "Giuda", una delle tribù di Israele; questo vocabolo significa in ebraico "lode" o "ringraziamento"; quindi il nome "Giudeo" significa "qualcuno che loda Dio".

L'unico luogo del Nuovo Testamento dove Paolo usa il termine "Giudeo" in una accezione restrittiva è nella Lettera ai Romani 2:28-29: "Giudeo infatti non è colui che è tale all'esterno, e la circoncisione non è quella esterna, nella carne; ma Giudeo è colui che lo è interiormente; e la circoncisione è quella del cuore, nello spirito, non nella lettera; di un tale Giudeo la lode proviene non dagli uomini, ma da Dio".
In questa circostanza Paolo sta descrivendo il significato ebraico della parola "Giudeo"; spiega che non è sufficiente essere un Giudeo solo esteriormente.
Un vero Giudeo deve possedere quella predisposizione del cuore che gli permette di lodare Dio, e che gli fa guadagnare a sua volta la lode da parte di Dio.

False accuse di blasfemia. 
In Pakistan la legge 295 sulla blasfemia è spesso manipolata contro cristiani innocenti, coinvolti in dispute con musulmani sulla proprietà o su altri argomenti.
Anche se il caso di Asia Bibi ha ricevuto l'attenuazione internazionale come prima donna pakistana a ricevere una sentenza di morte sulla base della legge 295, c'è un altro giovane cristiano che è in carcere con accuse di blasfemia dal primo luglio 2009.
Imran Ghafur ha ricevuto una condanna all'ergastolo nel gennaio del 2010 per avere, secondo l'accusa, dissacrato un Corano.

Nel 2009 Imran lavorava nella piccola bottega della sua famiglia a Faisalabad, e per i 15 anni pre­cedenti il suo vicino musulmano, Haji Liaqat Abdul Ghafoor, ave­va gestito un piccolo negozio di ferramenta proprio alla porta ac­canto.
Haji Liaqat era un musul­mano devoto che si opponeva du­ramente ai cristiani, specialmente a Imran, a suo padre e a suo fra­tello.
Il primo luglio 2009 Haji Liaqat vide Imran bruciare alcuni fogli nel suo negozio, e lo accu­sò di aver bruciato le pagine del Corano.

Cominciò a gridare che Imran aveva dissacrato il Corano e che aveva bestemmiato l'Islam e Maometto.
Una folla di mu­sulmani inferociti, senza sapere nulla di ciò che era accaduto, ha attaccato Imran, picchiandolo selvaggiamente; hanno distrutto e razziato il suo negozio e poi lo hanno consegnato alla polizia.
I vicini descrivono Haji Liaqat come un musulmano fanatico, che fa parte di un gruppo di militanti estremisti islamici.
La polizia, tempo dopo, lo ha accusato di aver indebitamen­te utilizzato un altoparlante di una moschea per aizzare la folla che si era radunata.

Dopo l'arresto di Imran, la folla continuava a crescere davanti alla stazione di polizia; cominciaro­no a gridare in coro: "Impicca co­lui che dissacra il sacro Corano; i cristiani sono cani!".
Infine Imran fu condannato all'er­gastolo e a una multa di 100.000 rupie, circa 1.200 dollari ameri­cani.
La Missione per la Chiesa Perseguitata ha aiutato la fami­glia di Imran, e lo scorso anno gli ha procurato anche un nuovo avvocato, che ha redatto l'istan­za di appello alla Corte supre­ma contro la sentenza.
Da due anni del il suo arresto, Imran è rinchiuso nella Prigione centrale di Faisalabad.

Una confutazione di Antonio Strigari. 

Le menzogne nel libro "Il Codice da Vinci", di Dan Brown.
Come tutte le costruzioni che si fondano sulla sabbia sono destinate a crollare, così le menzogne, le mezze verità o le dicerie devianti dalla verità.
Certo chi appartiene a Dio sarà dalla stesso custodito nella via della verità e della salvezza.
"Il Signore sa trarre i pii dalla tentazione e riserbare gli ingiusti ad esser puniti nel giorno del giudizio" (2Pietro 2:9).

Esaminiamo solo un piccolo passo del libro di Brown.
In esso troveremo:
1. una menzogna;
2. un fatto storico "vero" (nella parte espressa), ma, come vedremo, deviante dalla verità per l'incompletezza di approfondimento dello stesso.

Nel libro in questione è scritto:
"Sophie ne aveva sentito parlare soltanto perché vi era stato scritto il Credo, che era chiamato anche Credo niceno.
A quella riunione, continuò Teabing, si discussero molti aspetti del cristianesimo, che furono decisi attraverso un voto: la data della Pasqua, il ruolo dei vescovi, l'amministrazione dei sacramenti e, naturalmente, la divinità di Gesù.
«Non capisco. La sua divinità?», domandò Sophie.
«Mia cara», spiegò Teabing, «fino a quel momento storico, Gesù era visto dai suoi seguaci come un profeta mortale, un uomo grande e potente, ma pur sempre un uomo, un mortale».
«Non il Figlio di Dio?», replicò Sophie.
«No», disse Teabing, «lo statuto di Gesù come "Figlio di Dio" è stato ufficialmente proposto e votato dal concilio di Nicea».
«Un attimo; lei mi dice che la divinità di Gesù è stata il risultato di un voto?», domandò di nuovo Sophie.
«E per di più, un voto con una maggioranza assai ristretta», aggiunse Teabing.
«Comunque, stabilire la divinità di Cristo fu un passo cruciale per l'ulteriore unificazione tra l'Impero Romano e il nuovo potere con sede nel Vaticano.
Appoggiando ufficialmente Gesù come Figlio di Dio, Costantino lo ha trasformato in una divinità che esiste al di fuori del mondo, un'entità il cui potere non si può contraddire.
Questo non solo impediva ulteriori sfide del paganesimo al cristianesimo, ma adesso i seguaci di Cristo potevano salvarsi solo attraverso la via che era stata stabilita come sacra: la Chiesa Cattolica Romana».

Isha e Isham erano molto uni­ti alla loro mamma, prima che fosse imprigionata sotto l'ac­cusa di blasfemia, ma ora l'hanno vista solo poche volte, dal suo arre­sto avvenuto nel giugno del 2009.
"La mamma ci ama" dice Isham a un collaboratore della Missione per la Chiesa Perseguitata, "lei ci portava al bazar, e io la aiutavo nei lavori domestici di tutti i giorni, come pulire o altri semplici com­piti che potevo eseguire.
Lei ci aiutava sempre a prepararci per la scuola prima di recarsi al lavoro".
Isha, che ha 12 anni, e Isham, che ne ha 8, stanno vivendo senza la loro mamma da più di due anni, e l'hanno vista una sola volta dal­lo scorso marzo.

Mentre le figlie di Asia Bibi pregano per la sua scarcerazione, lei siede da sola in una cella di poco più di un metro e mezzo per due, condannata alla pena di morte e aspettando una possibile esecuzione.
Il suo "cri­mine" è stato quello di dire la ve­rità sulla propria fede.
Asia è una normale cristiana pakistana, una raccoglitrice di frutta, ma è un col­legamento vitale nel piano di Dio per portare la Sua verità al Paki­stan e al mondo intero.
Nel Pakistan di oggi, i musulma­ni militanti vedono Asia e altri coraggiosi cristiani pakistani come blasfemi.
Loro si sentono insultati e offesi dalla verità del Vangelo, e pensa­no di servire Allah bruciando chiese o imprigionando e uccidendo cristiani.

Prendiamo in considerazione la Turchia, perché, secondo la Parola di Dio, sarà una nazione influente negli ultimi tempi, quelli che precederanno la Seconda Venuta di Gesù in terra, che avrà un ruolo importante nei confronti anche di Israele.
Il passo più rilevante, dove viene considerata la Turchia, è in  Ezechiele capitoli 38 e 39.
Il nome Turchia non è menzionato nella Bibbia per il solo fatto che nel periodo, quando i profeti hanno scritto, non esisteva come nazione, così come la conosciamo oggi; mentre viene menzionata con i nomi antichi, che si davano a quella regione dell'Asia Minore, dove ora esiste.

La Turchia era una volta il centro dell’impero Ottomano ed è stata fondata come repubblica secolare (laica) nel 1923 dal leader nazionalista Kemal Ataturk, che ne divenne il primo Presidente; carica che mantenne fino alla morte.
Sotto la sua guida il paese venne formalmente trasformato in uno stato moderno e secolare, sullo stampo delle democrazie occidentali.

Nel 1952 la Turchia entrò a far parte della NATO, diventando uno dei paesi cardine dell'alleanza, con un esercito convenzionale secondo, tra i paesi membri, soltanto a quello degli USA.
L'esercito turco ha giocato un ruolo centrale nella storia moderna della Turchia, assumendo il ruolo di custode ultimo dei principi di laicità ed occidentalità, arrivando ad interrompere la dinamica parlamentare con ben tre colpi di stato (1960, 1971, 1980), seguiti da brevi governi militari.

Una Meditazione di Willem Glashouwer. 

"Infatti, fratelli, non voglio che ignoriate questo mistero, affinché non siate presuntuosi: un indurimento si è prodotto in una parte d'Israele, finché non sia entrata la totalità degli stranieri; e tutto Israele sarà salvato, così come è scritto: Il liberatore verrà da Sion.
Egli allontanerà da Giacobbe l'empietà; e questo sarà il mio patto con loro, quando toglierò via i loro peccati" (Romani 11:25-27).

I cristiani si chiedono di frequente se sia necessario proclamare il Vangelo a Israele.
Dovrebbero essere mandati missionari dagli Ebrei?
Trascuriamo un fatto importante se non cerchiamo di portare gli Ebrei alla fede in Gesù Cristo?
In tutti i secoli ci sono stati Ebrei che hanno creduto in Gesù, ma la maggior parte degli Ebrei non ha creduto in lui; Gesù viene considerato un importante rabbino ebreo, ma non il Figlio di Dio che mori per i peccati del mondo e quindi anche per i peccati di Israele.
Però, nel giorno di Pentecoste, circa 3.000 Ebrei credettero e furono battezzati (Atti 2:41).

La Nigeria è lo stato più popoloso dell’Africa con una popolazione di 162,4 milioni di abitanti (Fonte:Nazioni Unite 2011). 
Passata da un colpo di stato all'altro, è tornata al governo civile nel 1999.
Da allora c’è stato un incremento di violenza da parte di militanti dei diversi gruppi etnici (ce ne sono circa 250 in Nigeria) e religiosi.
Migliaia di persone sono morte durante gli ultimi anni a causa delle rivalità etniche e religiose.
Nel 2000 l’imposizione della legge islamica della Sharia in diversi stati del nord ha causato divisioni nella popolazione, morte di centinaia di persone e fuga di migliaia di cristiani dal loro posto di origine.

In particolare, la Nigeria è stata colpita da un’ondata di violenza contro la comunità cristiana da parte del gruppo islamico militante Boko Haram, il cui scopo principale, sin dalla sua formazione, è quello di rovesciare il governo in carica e creare uno stato islamico in cui applicare la legge della Sharia.
I seguaci di questo movimento considerano “trasgressori” tutti coloro che non vivono secondo quello che Allah ha rivelato, promuovendo una versione dell’Islam che considera “haram”, cioè proibito, per i musulmani, prendere parte a qualsiasi attività politica e sociale associata con la società occidentale.

Una triste realtà. 

La tratta di esseri umani, secondo la definizione delle Nazioni Unite, è il movimento illegale di
persone, all’interno di confini nazionali o attraverso confini internazionali, con lo scopo di
sfruttarle nel commercio del sesso, nel servizio domestico o nel lavoro manuale.
È un’industria illegale che solo l’anno scorso si stima abbia generato un guadagno di 32 miliardi di dollari.
Solo lo 0,5% di questa cifra è stato speso nella lotta contro questo crimine.

Si tratta di un problema internazionale e si stima che fra le 700.000 e i 2 milioni di persone vengono trafficate ogni anno attraversi i confini internazionali. Interessa uomini, donne e bambini.
L’organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) stima che nel mondo sono almeno 12,3 milioni i bambini e gli adulti costretti al lavoro forzato, alla schiavitù e all’asservimento a scopo di sfruttamento sessuale e che il 56% delle vittime sono donne e bambini.
- In Thailandia: il governo denuncia che 60.000 bambini sono venduti nella prostituzione ogni anno.
- In Nord America: donne asiatiche sono vendute alle case di prostituzione per $16.000 a testa.
- Per molti anni bambini dall’età di 6 anni in su, e a volte anche meno, sono stati trafficati dai paesi dell’Asia del sud a paesi del Golfo per sopperire alla richiesta di fantini per cammelli.

Liyla, un eroe della fede. 

Liyla strinse fortemente al petto la Bibbia di suo marito.
Il messaggio che era contenuto in quel libro aveva portato speranza e gioia nelle loro vite.
Liyla e Mohammed, abitualmente leggevano la Bibbia alla luce di una torcia elettrica di notte, in modo che i loro parenti musulmani non potessero notarli.
Ma col passare dei giorni, Mohammed non poteva più restare in silenzio: si sentiva spinto a condividere la buona notizia con la sua famiglia.

"Io ho la felicità; non posso fermarmi ora", disse a sua moglie, "devo condividere questa verità con la mia famiglia".
Ma i membri della famiglia di Mohammed non accettarono la sua con­versione al cristianesimo.
Così la sua passione evangelistica e la devozione a Cristo gli sono costate la vita: un membro della sua famiglia lo ha ucciso, per aver abbandonato la fede islamica.
Rimasta vedova e con un bimbo piccolo da curare, Liyla doveva fare una scelta: avrebbe potuto lasciare l'Iraq, come altre decine di migliaia di altri cristiani, oppure poteva restare in Iraq e iniziare un servizio di evangelizzazione per i musulmani.

Liyla ha scelto di restare e di affrontare i rischi che comporta essere un cristiano in Iraq.
"Mohammed mi ha lasciato due cose importanti: mio figlio e la nostra Bibbia"; dice Liyla, "non dimenticherò mai perché Mohammed è morto: è morto per Gesù; e io credo che Gesù mi aiuterà".
Il lavoro di Liyla sta portando frutto: tre donne musulmane recentemente hanno accettato Cristo, attraverso il suo ministero di evangelizzazione.
La Missione per la Chiesa Perseguitata è fiera di poter aiutare persone come Liyla: lei è un eroe della fede.
Preghiamo che Liyla possa rimanere fedele a Cristo nel mezzo del pericolo e che Dio faccia prosperare il suo ministero in Iraq.

Tratto da EUN-ICA
Sudan del Sud: nuova speranza, vecchia persecuzione. 

II 9 luglio 2011 è nata la nuova nazione del Sudan del Sud, una speranza per tutti i cristiani del Sudan meridionale di liberarsi dall'oppressione del Nord musulmano.
Ma le persecuzioni continuano ancora.
Il 10 luglio 2011, quattro ragazzi sedevano su una transenna di catene metalliche durante una partita di calcio a Juba.

Due di loro tenevano in mano i tradizionali strumenti fatti a mano per rumoreggiare, ma uno sventolava una grande bandiera a bande nere, rosse e verdi, la bandiera della nazione più nuova del mondo, il Sudan del Sud.
Il giorno precedente, 8 milioni di persone, in maggioranza cristiani, avevano celebrato la nascita del loro nuovo Paese.
Il Sudan del Sud aveva alla fine guadagnato la propria indipendenza dal Sudan dopo decenni di conflitti tra il nord prevalentemente musulmano e il sud prevalentemente cristiano.

Un aspetto della vita cristiana in Cina oggi. 

La chiesa Shouwang, una chiesa "non registrata" di Beijing (Pechino), aveva tentato di riunirsi per il culto ormai da 10 settimane.
Ogni domeni­ca Shen guardava, mentre la polizia arrestava alcuni membri della sua chiesa e li portava via.
Quella settimana toccava a lui.
Shen si aspettava di passare al­cune ore in prigione da solo in attesa che le autorità lo avreb­bero rilasciato.
Il suo "crimine", dopotutto, era quello di partecipare ad un culto della chiesa Shouwang, della quale Shen ne era membro.

Trascorso un po di tempo in prigione, Shen venne portato in una sala per le visite e accolto da tre uo­mini vestiti bene.
Quei tre uo­mini, per sua sorpresa, erano membri della chiesa ufficiale di stato "Three-Self Patriotic Movement" (Movimento Patriotico delle Tre Autonomie, la chiesa di stato in Cina), fondata dal governo, in cui ogni pastore è istruito presso un seminario gestito dal Partito Comunista.
Quegli uomini suggerirono insistentemente a Shen di non frequen­tare più la chiesa Shouwang e di
unirsi alla chiesa di stato.

Una meditazione di Norbert Lieth. 

La via del dolore del popolo ebraico non è ancora terminata.
L'Olocausto ebbe fine più di sessant'anni fa, ma l'impressione di questo orribile passato pesa ancora sulla scena mondiale.
Si tratta di un evento storico che non può essere dimenticato, eppure sembra che il suo insegnamento non sia ancora stato appreso.

Asaf, già in epoca antica, parlava di questo problema in preghiera davanti a Dio, dicendogli fra l'altro: "...dicono: venite, distruggiamoli come nazione e il nome d'Israele non sia più ricordato" (SaImo 83:5).
Anche oggi si prova più simpatia per i nemici di Israele che per il popolo del Patto di Dio.
Così, la deputata britannica Jenny Tonge ha espresso come segue la propria comprensione per gli attentatori suicidi: "Credo che vivendo in una situazione come quella, e lo dico con considerazione, anche io oserei diventarlo (un'attentatrice suicida, N.d.R.)".
Una mostra speciale nella casa di Anna Frank, ad Amsterdam, ha sconvolto in modo particolare i visitatori israeliani: in un breve filmato si vede un poster che rappresenta il premier israeliano Ariel Sharon con i baffi, gli stessi di Adolf Hitler, raffigurato accanto a lui.

Meditazioni

Una Meditazione di Antonio Strigari. 

Oggi è di moda: 
1) promuovere e sostenere tutto ciò che la sana morale contenuta nella Parola di Dio condanna;
2) ritenere lecito ogni comportamento come affermano molti "saggi" opinionisti, attingendo alla loro personalissima morale!
Sono d’accordo che ognuno può vivere come vuole (a condizione che non si faccia male ad altri!), ma proporre a tutti certi modi di vivere contrari alla natura come regola giusta, lecita e morale mi sembra sia proprio il colmo dell’aberrazione.
Disdegnando e ritenendo superata la Bibbia, i "saggi e gli intelligenti del mondo di oggi" si mostrano come maestri di una nuova scuola e propongono un nuovo cammino nelle nefandezze e nelle tenebre del peccato, anziché nella luce.
Se si parla loro di "Luce" essi rispondono: "Cos'è la Luce?".
Si sono allontanati dalle tre cose essenziali che caratterizzano un vero uomo: la Via, la Verità e la Vita.
Loro non sanno (e non possono saperlo) che queste tre parole identificano il solo "Vero uomo", Gesù Cristo, immagine e splendore del Vero Dio.
Pure, senza ombra di dubbio, un giorno si troveranno davanti al giusto Giudice che oggi si offre loro come Salvatore!
Volesse Iddio che, per un istante, scendessero dal loro traballante scanno pestilenziale e riconoscessero che il loro modo di vivere offende ed uccide la loro stessa dignità di persona e principalmente la loro anima!
In molti casi il loro modo di vivere non solo è condannato da Dio, ma anche dalla natura!

Wally Magdangal, un testimone di Cristo.  

Il mio nome completo è Oswaldo Magdangal, ma fra i cristiani in Arabia Saudita sono più conosciuto come "pastore Wally".
Insieme a mia moglie ho trascorso 10 anni in Arabia Saudita.
Il 14 ottobre del 1992, la Mutawa riuscì a rintracciarmi.
Forse non tutti sanno cos'è la Mutawa: è la polizia di sicurezza religiosa dei paesi islamici; i suoi ufficiali sono paragonabili ai farisei del tempo di Gesù: dovrebbero essere dottori della legge, esperti che applicano la legge, ma Gesù li chiamava "ipocriti" e "sepolcri imbiancati".
Ciò che valeva per i farisei di allora vale anche per quelli della Mutawa di oggi.

Nell'ottobre 1992, dunque, la Mutawa venne a sapere dove mi trovavo, tramite un credente filippino (così almeno pensavo allora, ma ora dubito molto della sua esperienza cristiana).
In ogni modo era stato per anni insieme a noi e mi era molto vicino; lo consideravo più che un fratello. Qualche giorno prima del mio arresto, lo vidi uscire da una moschea, lo avvicinai e gli chiesi: "Non avrei mai immaginato che fossi musulmano".
Mi disse: "Lo sono già da un po di tempo".
Qualche giorno dopo quell'incontro, fui arrestato insieme ad un altro fratello, con l'accusa di bestemmia e di sovversione, i due capi d'imputazione con i quali potevano giustificare la nostra esecuzione per impiccagione.

Per gli uomini in Arabia Saudita esistono due modi per essere messi a morte: decapitazione o impiccagione.
La decapitazione è riservata ai criminali, stupratori, omicidi, trafficanti di droga ecc.; la forca invece viene riservata ai bestemmiatori e ai sovversivi.
Noi dunque dovevamo essere impiccati il 25 dicembre del 1992.
In quegli anni usavamo la massima prudenza: prima dei culti i fratelli entravano in momenti prestabiliti, durante il corso della riunione, ognuno aveva il suo preciso momento di arrivo.

A volte eravamo molto rigidi: chi non arrivava al momento prestabilito non poteva più entrare e doveva ritornare la settimana successiva.
Qualche volta facevamo entrare anche i ritardatari, ma mai se prima non avessero telefonato, scritto una lettera o avvertito per tempo che non sarebbero venuti in orario.
Chi suonava doveva comporre un codice al citofono.
Quando la Mutawa entrò conosceva il nostro codice a causa della spia.
Pochi giorni prima dell'irruzione il Signore ci aveva già dato una chiara indicazione che saremmo stati perseguitati.

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