Il primato della Corea del nord

II regime notoriamente oppressivo della Corea del Nord continua ad essere il peggior persecutore di cristiani in tutto il mondo.


Una storia vera.
Il Signor Sung (nome di fantasia) non è estraneo al dolore.
Quan­do era un insegnate in Corea del Nord, due studenti gli sono morti tra le braccia, uccisi dalla fame; ha sof­ferto la tortura delle autorità nord-coreane ed ha vissuto come mendi­cante nelle strade.
Ma tutto ciò non è nulla a confronto del dolore che prova quando ricorda la morte di sua madre.

"Quando l'incubo della sua uccisione mi sveglia dal sonno, mi sento soffocare dal dolore", dice.
Sung e sua madre sono fuggiti dalla Corea del Nord in Cina negli anni '90, per sfuggire alla fame, ma nel 2001 il fratello maggiore persuase sua madre che sarebbe stato meglio per lei ritornare in Corea del Nord con lui, a causa delle difficoltà che dovevano affrontare in Cina, perché considerati illegali e senza nes­suna posizione.

Sung ci racconta: "Nel 2001 mio fratello maggiore venne in Cina e disse che sarebbe stato meglio ri­tornare in Corea del Nord.
'Se mo­riamo, è giusto che moriamo col nostro vero nome', disse, 'almeno moriremo nella nostra nazione'.
Così intrapresi il viaggio di ritorno con mia madre e mio fratello fino al fiume Tunen, che corre lungo la frontiera tra la Cina e la Corea del Nord.
Quando siamo arrivati ho notato che c'era un camion par­cheggiato sulla sponda nord-corea­na, che era stato lì fin dalla matti­na.
Quel camion mi sembrò molto sospetto, ma mio fratello disse: 'Va tutto bene. Dobbiamo credere che saremo in salvo'.

Eravamo in piedi sulla riva del fiume di fronte alla Corea del Nord, quando mia madre si inginocchiò e cominciò a pregare.
Mi fece sedere davanti a lei, pose le mani sulla mia testa e pregò in modo molto ferven­te.
Penso che avesse avuto una pre­monizione, perché menzionò che questa poteva essere l'ultima vol­ta che saremmo stati insieme.
Mi disse che io dovevo sopravvivere e tornare in Corea del Sud (da dove mio padre proveniva) e diventare un pastore.
C'erano molte persone che pescavano sulla sponda cinese, e tutti le diedero il loro addio.

Poi mio fratello se la caricò sulle spalle e nuotò attraverso il fiume, mentre io rimasi sulla sponda a guardare.
Un attimo dopo vidi due soldati uscire dall'autocarro e altre due persone nascoste dietro il veicolo.
Un attimo dopo vidi i quattro soldati picchiare mia madre e mio fratello con il calcio delle pistole.
Uno dei soldati, poi, trafisse mio fratello con una baionetta, mentre continuavano a picchiare mia madre, adesso, con il calcio di un fucile.
Stavo diventando pazzo, vedendo quella scena, non potevo nemme­no sentire le loro grida.
La scena andò avanti per circa un'ora.
Tutti i pescatori che stavano guardando di­cevano: 'Come può il nord-coreano Kim Jong II fare tutto questo alla sua gente?'.
Non potevo sopportare quello che stava succedendo.
Dopo che ebbero picchiato e uccisi mia madre e mio fratello, li gettarono nel fiume a calci.
Diventai così furioso che cercai di gettarmi nel fiume, ma i pe­scatori mi trattennero e mi dissero: 'Se ti getti nel fiume, così come sei, morirai con loro'".

Adesso, anche se Sung ha onorato la richie­sta di sua madre di diventare un pa­store, la memoria della sua morte è ancora molto dolorosa.
"Ho perdo­nato coloro che hanno ucciso mio fratello e mia madre, ma non riesco a non sentirmi in colpa per aver per­messo che andassero".
Sung non è il solo con storie del genere, un numero impressionante di nord-coreani, inclusi molti che si sono convcrtiti a Cristo, dopo essere fuggi­ti dalla Corea del Nord, portano il peso di un passato da incubo.

La vita in Corea del Nord si basa su falsa ideologia.
Un manifesto di Kim Il Sung
"Non possiamo dire che sia una vita umana: non c'è nessuna libertà, nessuna libertà di parlare e nessuna religione in cui credere", racconta Sung.
"La gente dice che circa tre milioni di persone sono morte di fame durante la care­stia iniziata nel 1995, ma io credo che la cifra sia più vicina ai cinque milioni".
Diverse volte Sung ha tentato di scappare dalla Corea del Nord, ma è stato cattura­to dai servizi di sicurezza.
L'ultima volta, è stato preso, incatenato, picchiato e preso a calci per tre giorni, ma è riuscito di nuovo
a fuggire, saltando dalla finestra di un edificio di due piani.
"Ora sono un cittadino sud-coreano, ma se andassi in Cina e la polizia cinese venisse a sapere che sono nord-coreano, verrei rispedito in Corea del Nord", ci dice ancora Sung.
I genitori di Sung, quattro fratelli e una delle sue due sorelle sono stati uccisi tutti dalle autorità della Corea del Nord.
Lui e sua sorella più giovane sono gli uni­ci membri della loro famiglia ancora vivi.

Sung afferma che la ragione per cui i cristiani sono così duramente perseguitati è che il primo leader nord-coreano, Kim II Sung, sape­va che il comunismo non avrebbe mai potuto vincere senza l'elimi­nazione del cristianesimo.
"Lui era nato in una famiglia cristiana e sapeva che il cristianesimo avrebbe portato all'abolizione del comunismo, così fece di tutto per impedirlo.
Dopo la guerra di Co­rea, durante il processo di forma­zione della nazione, lui ha basato tutto sulla Bibbia, incluse le leggi e le azioni politiche, ma ha cam­biato le parole importanti, sosti­tuendo a Dio sé stesso".

Chulho Kang, un nord-coreano, convertitosi al cristianesimo dopo es­sere fuggito in Cina, ora è il pa­store di una comunità di circa 70 nord-coreani in Corea del Sud.
Egli ci dice: "II problema, per chi è fuggi­to, è che è molto difficile accettare la Bibbia e gettare via il pensiero comunista che gli è stato inculca­to in Corea del Nord.
L'ideologia della Juche (fondata da Kim II Sung) è molto simile alla teologia cristiana e si rendono conto che sono stati ingannati da Kim II Sung.
In Corea del Nord, Kim II Sung è dio e i cittadini cono considerati suoi fedeli.
In ogni caso, stiamo cercando di fare del nostro meglio per aiutarli ad aprire i loro cuori, in modo che possano realmente accettare Cristo".
Kim Il Sung è morto nel 1994 ed attualmente al potere siede suo nipote Kim Jong-un

Fonte:  La voce dei martiri

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