I seguaci di Allah e la bomba

Una riflessione di Maurizio Mirandola.

Il caso di Asia Bibi ha scosso i e continua a scuotere le coscienze in tutto il mondo e ha avuto finalmente il merito di rivelare al grande pubblico il tema della Chiesa perseguitata, le migliaia e milioni di cristiani che ogni giorno nel mondo sono vittime di violenze e discriminazioni per il semplice fatto di credere nel Signore Gesù, anziché nel dio in cui crede la maggioranza della popolazione locale.
Un altro grande merito, anche se tragico, è stato quello di aver squarciato il velo di ipocrisia del Pakistan su questo tema.

Il caso Asia Bibi ha scatenato infatti una serie di eventi drammatici che hanno dimostrato, senza ombra di dubbio, come il Paese asiatico sia dominato dagli estremisti islamici e di come questi utilizzino la cosiddetta "legge sulla blasfemia" per colpire le minoranze religiose, specialmente quella cristiana.
L'improvviso interesse di tutto il mondo per Asia Bibi e la conseguente richiesta della grazia ha innervosito infatti i fondamentalisti musulmani che vedono nella sua condanna a morte la giusta pena per il "crimine" di aver diffamato Maometto.

Da qui una lunga serie di intimidazioni alle autorità pakistane, perché la grazia non venga concessa, culminate con l'omicidio in gennaio 2011 di Salmaan Taseer, il governatore del Punjab che si era pubblicamente espresso per la cancellazione della legge sulla blasfemia, e da ultimo con l'assassinio il 2 marzo 2011 del Ministro per i Problemi delle Minoranze del Pakistan, il cristiano Shahbaz Bhatti, il quale si batteva per lo stesso obiettivo e aveva preso particolarmente a cuore il caso della condanna a morte di Asia Bibi, considerato emblematico dell'ingiustizia di quella famigerata legge 295.
Molti Stati occidentali hanno spesso chiuso gli occhi sul pericolo dell'Islam radicale in Pakistan, considerato da sempre Paese "alleato".

Questi fatti però, devono far riflettere, soprattutto riguardo a un dato inquietante: contrariamente all'Iran che (per ora) non l'ha ancora costruita, il Pakistan ha la bomba atomica, diverse testate nucleari strategiche create originariamente per contrastare la potenza nucleare dell'India.
Se in Pakistan acca­desse un rivolta popolare come quello che sta avendo luogo in alcuni Paesi del mondo arabo, è pres­soché certo che il potere verreb­be preso dagli estremisti islami­ci, che a quel punto avrebbero in mano la bomba.

Democrazia o teocrazia?
Il Pakistan
Parlando delle rivolte che han­no rovesciato i governi di Tuni­sia, Egitto, Libia e che hanno causato una serie di problemi ad altri Stati mediorientali (Ma­rocco, Algeria, Yemen, Bahrein, ecc.), come cristiani siamo di­laniati da un dilemma: "tifare" per il popolo che giustamente chiede maggiore democrazia e libertà, oppure preferire la cal­ma e la tranquillità (anche per la libertà religiosa dei cristiani) imposta da un re­gime autoritario?
In caso di elezioni la possibilità di un'ascesa al potere politico di partiti che si ispirano all'Islam radicale è piuttosto alta, soprattutto in Paesi come Algeria, Egitto, Yemen dove la loro presenza è forte e popolare.

Ma qual'è il programma di questi partiti?
Sfruttare la democrazia come punto debole del sistema e grazie ad essa salire al potere per imporre la legge islamica, la Sharia.
A quel punto sarebbe altissimo il rischio di persecuzione per i nostri fratelli e sorelle cristiane.
Per non parlare della grave minaccia sotto cui si troverebbe lo Stato d'Israele.
Da una parte le rivendicazioni delle folle nordafricane sono giuste: il livello di vita è basso e la libertà inesistente per la presenza di regimi dittatoriali oppressivi.

E forse la maggioranza delle masse arabe non ha nemmeno l'intenzione di passare dalla dittatura ad un regime islamico radicale.
Dall'altra parte, queste nazioni hanno una scarsissima tradizione democratica e la stessa nozione di democrazia è distorta dall'Islam, la cui dottrina prevede la supremazia della religione sulla politica.
In questo ambiente i movimenti islamici, che sono i più organizzati, ricchi e sostenuti dalle gerarchie religiose, hanno spesso gioco facile nel prendere il potere, o nell'influenzarlo in modo decisivo.
I prossimi mesi diranno se questi Paesi sono avanzati sul cammino della democrazia o se avremo un "blocco islamico" al di là del Mediterraneo.

Tratto da Uomini Nuovi

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