Bambini tra le guerre

Bambini tra le guerre e le violenze degli adulti. 

Guerre fratricide ed etniche, fomentate dai "paesi ricchi", usano i bambini per uccidere e per essere uccisi.
Gli Stati Uniti e i Paesi sviluppati sono i principali fornitori mondiali di armi, mentre i Paesi sotto sviluppati sono i grandi clienti che ne comprano il 63,2% della produzione mondiale.
La diffusione di armi ha causato indicibili sofferenze a milioni di bambini coinvolti nei conflitti.
Le armi usate hanno un impatto devastante non solo durante il periodo bellico, ma anche nei decenni successivi.

Per esempio, le mine di terra e il materiale inesploso costituiscono il pericolo più insidioso e persistente.
Bambini di almeno 68 Paesi vivono in mezzo alla contaminazione di oltre 110 milioni di mine di terra: Afganistan, Angola e Cambogia da soli possiedono 28 milioni di mine (rapporto ONU sull'effetto dei conflitti attuali sui bambini) e l'85% degli incidenti da mine nel mondo avviene in questi Stati.
L'Angola ha circa 10 milioni di mine ancora nel suo suolo, 70 mila persone amputate, di cui 8 mila sono bambini.

Bambino in un campo-mine
I bambini africani vivono nel continente più infestato di mine.
I bambini sono anche più vulnerabili degli adulti, perché possono non riconoscere o non essere in grado di leggere eventuali segnali di attenzione.
I bambini-soldato, poi, sono spesso usati per far esplodere campi minati.
In Cambogia il 43% delle vittime per esplosioni di mine sono ragazzi dai 10 ai 16 anni, reclutati proprio per questo.

Il costo di fabbricazione di una mina è di 3 dollari, ma la rimozione può costare mille dollari!
I Paesi più contaminati sono tra i più poveri del mondo e senza possibilità economiche di finanziare un programma di sminamento.
La vita di un bambino costa meno, e si può tranquillamente sacrificare; nel Terzo Mondo di bambini ce ne sono tanti; troppi, dice qualcuno!

E ancora, in Brasile e in America latina è in atto una strage di bambini e di adolescenti, ritenuti delinquenti e piccoli "criminali", che infestano le strade della città; famelici, senza casa, senza scuola, senza futuro, senza niente da perdere.
Bambino in strada a Rio
Qualcuno ha scritto: "Il Brasile ha inventato la soluzione per questi ragazzi: ucciderli".

E se ne uccidono tanti, ogni giorno, per mano degli squadroni della morte, della polizia, del traffico della droga, sotto lo sguardo compiacente e connivente di coloro che si rallegrano, perché è stato eliminato un futuro delinquente.
Ne sono morti tanti, troppi, ma nessuno ha protestato.
Erode continua la strage degli innocenti e tutti aiutiamo a premere il grilletto del revolver assassino.
In Brasile la strage dei bambini è arrivata ad una misura spaventosa, e si tacciono le proporzioni del fenomeno.

Alcuni dati di qualche anno fa: dal 1988 al 1991 in tutto il Brasile sono stati uccisi 5.664 bambini e ragazzi, solo a Rio de Janeiro, dal 1985 al 1995 ne sono stati assassinati 6.033.
Nella stessa città dal 1993 (anno segnato dalla strage degli 8 minori alla Candelaria) al 1995 i delitti sono stati 3.516; nel 1985 sono stati 172, mentre nel 1995 sono vergognosamente aumentati a 1.138.
Negli anni a seguire si è perso il conteggio; vi sono stati periodi che nella sola Rio de Janeiro venivano uccisi più di 3 persone al giorno: 100 al mese.
E questi delitti erano accettati come normali...

Da Renato Chiera, missionario in Brasile

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