Una triste realtà nel nuovo Sudan

Sudan del Sud: nuova speranza, vecchia persecuzione. 

II 9 luglio 2011 è nata la nuova nazione del Sudan del Sud, una speranza per tutti i cristiani del Sudan meridionale di liberarsi dall'oppressione del Nord musulmano.
Ma le persecuzioni continuano ancora.
Il 10 luglio 2011, quattro ragazzi sedevano su una transenna di catene metalliche durante una partita di calcio a Juba.

Due di loro tenevano in mano i tradizionali strumenti fatti a mano per rumoreggiare, ma uno sventolava una grande bandiera a bande nere, rosse e verdi, la bandiera della nazione più nuova del mondo, il Sudan del Sud.
Il giorno precedente, 8 milioni di persone, in maggioranza cristiani, avevano celebrato la nascita del loro nuovo Paese.
Il Sudan del Sud aveva alla fine guadagnato la propria indipendenza dal Sudan dopo decenni di conflitti tra il nord prevalentemente musulmano e il sud prevalentemente cristiano.

I cittadini del Sudan del Sud ballavano e cantavano per le strade, esprimendo spe­ranza per un futuro più pacifico.
Ma per le migliaia di cristiani ancora presenti nel nord, que­sto ottimismo speranzoso è an­cora un miraggio.
Gli estremisti islamici continuano le incursioni nei loro villaggi e nei campi pro­fughi, aggredendo le famiglie, stuprando le donne e ucciden­do indiscriminatamente.
Per secoli, i cristiani che vi­vevano nel Sudan dominato dall'Islam sono stati duramente perseguitati.
Sono stati vendu­ti come schiavi, aggrediti per la loro fede e uccisi a migliaia.
Oltre 2 milioni di sudanesi sono stati massacrati durante un conflitto nella regione occiden­tale del Darfur e durante due guerre civili, dal 1955 al 1972 e dal 1983 fino al 2011.
Al Nord la vita è ancora dura
Ora, mentre il Sudan del Sud, in maggioranza cristiano, celebra la sua indipendenza, i cristia­ni che vivono nel Nord sono in pericolo più che mai.

"Abbiamo incontrato pastori e leader cri­stiani, e ci hanno riportato che il governo a guida musulmana di Khartoum continua a bombar­dare obiettivi civili con i propri aerei MiG, e attacca principal­mente le popolazioni indigene cristiane (specialmente le abitazioni dei leader cristiani), e chiunque sia associato all'Esercito Popo­lare di Liberazione del Sudan (la formazione militare che ha combattuto contro l'esercito re­golare del Sudan e ottenuto l'in­dipendenza del Sud - NdR).
Ab­biamo quindi l'evidenza di una pulizia etnica portata avanti dal governo del Sudan del Nord per motivi razziali, religiosi e politici", ha dichiarato un col­laboratore della Missione per la Chiesa Perseguitata a Khartoum.

La Missione sta ope­rando senza sosta per portare aiuto e sollievo ai cristiani del Sudan, che continuano a soffri­re in questa regione martoriata dalla guerra.
Stiamo lavorando nel campo profughi di Jaac, dove risiedono oltre 200.000 rifugiati del Darfur.
"Alcuni dei rifugiati sono cristiani prece­dentemente perseguitati che erano fuggiti in Darfur" dichia­ra un altro collaboratore della Missione in Sudan, "ora sono costretti a fuggire ancora, que­sta volta nel Sud, la loro patria originale, e si aggiungono a loro anche dei musulmani, che per vari mo­tivi sono perseguitati anch'essi dalle milizie religiose e dal go­verno del Sudan".

Tratto da EUN-ICA

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