Benedire o maledire Israele

Una meditazione di Silvia Baldi Cucchiara. 

Balaam e Balac, ovvero del benedire o maledire Israele.
Atterrito dalle vittorie conseguite dal popolo di Israele e dal loro grande numero, Balac, Re di Moab, l'attuale Giordania, chiamò Balaam di Madian, figlio dell'indovino Beor (Giosuè 13:22): "Ecco, un popolo è uscito dall'Egitto; esso ricopre la faccia della terra e si è stabilito di fronte a me; vieni dunque, te ne prego, e maledicimi questo popolo, poiché è troppo potente per me; forse così riusciremo a sconfiggerlo e potrò cacciarlo via dal paese; poiché so che chi tu benedici è benedetto, e chi tu maledici è maledetto" (Numeri 22:5-6).

Così gli anziani di Moab e di Madian andarono dall'indovino e questi rispose loro: "Alloggiate qui stanotte; e vi darò la risposta secondo quello che mi dirà il Signore" (Numeri 22:8).
Si trattava per certo di un indovino molto particolare che comunicava realmente con Dio e che doveva essere rivestito di una forte autorità, infatti colui che benediceva veniva benedetto e colui che malediceva veniva maledetto.
Balaam trascorse tutta la notte in preghiera e infine Dio gli rispose con grande chiarezza: "Tu non andrai con loro; non maledirai quel popolo perché è benedetto" (Numeri 22:12).

Allora il Re di Moab mandò all'indovino nuovi principi di casta superiore, egli promise onori e premi purché maledicesse Israele.
Balaam li accolse e si ripropose di trascorrere un'altra notte in preghiera per ascoltare la voce di Dio. Ciò che distinse Balaam è che chiamò l'Eterno, "il mio Dio" e si impegnò a non trasgredire ogni suo ordine (Numeri 22:18-19).
Ma l'indomani Balaam partì con i principi, non aspettando la conferma dell'Eterno.
Per questo, l'ira di Dio si accese contro di lui e l'angelo dell'Eterno bloccò per tre volte l'asina su cui Balaam cavalcava.
Qui ritroviamo il famoso episodio dell'asina che parlò per fermare l'indovino dal fare ciò che era fuori dalla volontà di Dio.

Iddio di Israele fece parlare un'asina per metterlo in guardia di quanto fosse vitale per lui fare e pronunciare esattamente ciò che l'Eterno aveva detto riguardo ad Israele.
Spesso ho sentito menzionare questo episodio, esaltando il fatto, senza alcun dubbio eclatante, che l'Eterno può perfino far parlare gli animali.
Ma, sinceramente, non l'ho mai sentito, inserito nel suo contesto, quando si trattò di benedire o maledire Israele.
L'Eterno fece parlare un'asina per avvertire della pericolosità che c'era nel muoversi secondo iniziative personali e non secondo la perfetta volontà divina.
L'angelo dell'Eterno, alla fine fu molto esplicito: "La via che percorri è contraria al mio volere ...se (l'asina) non avesse deviato davanti a me, io ti avrei ucciso all'istante" (Numeri 22:32-33).

L'episodio che stiamo considerando è delineato nei capitoli 22-24 del libro dei Numeri.
Questo è il quarto dei libri che compongono il Pentateuco, che in ebraico si chiama Toràh, (dalla radice yod-resh-he, insegnare) e, dunque, insegnamento per eccellenza, termine con cui si designa solo l'insegnamento divino, perché Toràh è solo ciò che Dio ha detto nella Scrittura e, in modo specifico, quello che è scritto nei primi cinque libri, il Pentateuco, appunto.
Per estensione, il termine viene tradotto con Legge.

A questo termine noi cristiani di origine gentile attribuiamo generalmente un significato unicamente legalistico che ne riduce il valore.
Esso invece contiene un profondo senso di rispetto e di onore: l'insegnamento divino è così santo da definirsi Legge.
Pensate che, tutt'oggi, lo Stato di Israele è l'unico tra le nazioni esistenti a non avere una Costituzione propria, perché ne riconosce una sola: la Toràh.
Qualsiasi altra costituzione si anteporrebbe ad essa, e ciò per Israele è inaccettabile.
La Toràh è piena di riferimenti a benedizioni e maledizioni: benedizioni che sono su Israele quando segue i precetti dell'Eterno e maledizioni che ricadono su Israele quando se ne allontana (confronta, solo per citare un esempio, il capitolo 28 di Deuteronomio).

Ma non solo: moltissime sono le citazioni che si riferiscono al resto delle nazioni, benedizioni che ricadono sulle nazioni che benedicono Israele e maledizioni per chi lo maledice (a partire dai famosi versetti di Genesi 12:1-3).
Quello che noto con grande risalto, è che l'Eterno, Elohei-lsrael, Iddio di Israele, nella Toràh, ha impartito dei precetti che riguardano essenzialmente il popolo ebraico.
Per esempio le feste dell'Eterno, la circoncisione, le regole alimentari...

Dal fatto che Israele ubbidisca o meno dipende la sua benedizione.
Non di meno, nella stessa Toràh si ritrovano altrettanti moltissimi esempi e riferimenti alle benedizioni e maledizioni che ricadranno sulle nazioni che a loro volta benediranno o malediranno Israele.
Ad ognuno Dio chiede di fare la propria parte: ad Israele di seguire i precetti dell'Eterno, alle nazioni di non giudicare Israele e soprattutto di benedirlo.
Per questo ringraziamo Dio che ha risvegliato il nostro spirito e la nostra sensibilità nei confronti di Israele e per questo preghiamo: "Shalom al Israel, sia pace su Israele".
Shalom anche a tutti voi.

Silvia Baldi Cucchiara

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