Ancora bambini che muoiono per l'AIDS

In Africa muoiono ancora bambini infetti dal virus HIV. 

L'occidente sta ottenendo risultati incoraggianti nella riduzione del tasso di mortalità per AIDS, ma in Africa si continua ancora a morire.
Dei 33 milioni di persone che nel mondo sono attualmente infette dal virus HIV, più dell'85% vive nell'Africa sub sahariana.
E mentre nuove sostanze chimiche, chiamate "inibitori della proteasi", stanno prolungando la vita di molti occidentali, la maggior parte della popolazione africana non può permettersene il costo.

Lì la malattia colpisce prevalentemente giovani adulti in età lavorativa, causando danni ingenti al potenziale economico del continente.
Ma quello che è ancora più tragico delle perdite economiche è il tributo che l'AIDS sta esigendo sui bambini africani.
Quelli che soffrono di più, come in altri casi, sono sempre i bambini.

Quando i membri adulti di una famiglia allargata sono morti, o stanno morendo di AIDS, i bambini si ritrovano in balia di se stessi e molte famiglie di sei o sette fratellini sono lasciati alle cure del fratello o della sorella più grandi, che di solito non hanno più si 8 anni.
Per una tragica realtà, nei prossimi dieci anni il numero di bambini orfani di AIDS può solo aumentare. Le stime parlano di 40 milioni di bambini africani (equivalente al 70% di tutta la popolazione italiana), che perderanno uno o entrambi i genitori a causa dell'AIDS e che verranno a costituire una vastissima popolazione di orfani indesiderati.

In Uganda, una delle nazioni più colpite dall'AIDS, si stanno svolgendo ottimi programmi governativi di educazione per ridurre il tasso di infezione, ma anche così, si stima che il 10% degli abitanti, compresi i bambini, abbia già contratto la malattia.
Spesso le statistiche che ci giungono dall'Africa riguardo questa malattia, sono pesanti e difficilmente se ne rende conto della gravità, ma quando si hanno dei contatti diretti, allora si può veramente prendere coscienza della gravita del fatto.

Delle molte conseguenze dell'AIDS, tra le peggiori vi sono la paura e l'emarginazione sociale che essa genera.
Molti bambini colpiti dal virus, o che hanno perso un genitore per la malattia, sono evitati dai loro conoscenti e vengono regolarmente fatti oggetto di emarginazione o additati come pericolosi.
Quando un bambino vive l'abbandono o l'isolamento e ha di fronte la morte certa di una persona cara, avrà bisogno sicuramente di sostegno come mai prima.
Per questo, come per altri casi, l'occidente agiato rappresentato prima dagli organi governativi e dalle varie associazioni umanitarie è chiamato all'impegno concreto di aiuto, prevenzione e cura per questa triste realtà.

Il comandamento di nostro Signore Gesù Cristo di "amare il prossimo come noi stessi", deve essere adempiuto non soltanto nel piccolo, come in un rapporto tra singoli, ma anche in un rapporto più allargato come associazione, chiesa, regione, stato, governo, e questo deve essere applicato dall'Europa e particolarmente dall'Italia che è considerata, per ovvie ragioni, nazione "cristiana".
Già diversi organizzazioni ed organi umanitari religiosi e sanitari sono impegnati in questo fronte, ma è ancora poco quello che si sta facendo.

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