Sostenitori d'Israele

Una Meditazione di Silvia Baldi Cucchiara. 

"Pregate per la pace di Gerusalemme! Quelli che ti amano vivano tranquilli. 
Ci sia pace ali 'interno delle tue mura e tranquillità nei tuo i palazzi! 
Per amore dei miei fratelli e dei miei amici, io dirò: «La pace sia dentro di te!». 
Per amore della casa del Signore, del nostro Dio, io cercherò il tuo bene" (Salmo 122:6-9).

Secondo le Scritture e i fatti della storia che le accompagnano, Dio ha un occhio di particolare verso coloro, non Ebrei, che si adoperano per consolare e sostenere il popolo ebraico e tutto Israele.
Poiché "davanti a Dio non c'è favoritismo" (Deuteronomio 10:17; Romani 2:11), possiamo certamente confidare nel fatto che Egli non predilige un popolo a scapito di un altro, semmai, seguendo un ordine tutto divino, si compiace di estendere la sua benedizione su tutti i popoli, cominciando da uno, da Israele.
Solo in questo senso, globalmente divino, possiamo intendere il versetto di Genesi 12:3: "Benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà, e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra".
Infatti, Dio non prende piacere nel maledire nessuno; in Lui solo, tutto è bene, ma siamo noi stessi che ci auto puniamo quando, malgrado tutti i suoi insegnamenti e i suoi avvertimenti contenuti nella sua Parola, continuiamo a sovvertire il suo ordine e le sue direttive.

Che cosa accade a chi sostiene Israele?
Nelle Scritture, ogni volta che il popolo ebraico si trova davanti a una prova di persecuzione e di distruzione è sempre per un tempo determinato, mai in modo definitivo.
Nessuna arma fabbricata contro di lui avrà successo (Isaia 54:17), se non parzialmente e con un obiettivo divino specifico: ravvedere Israele e le nazioni.
Guai comunque a quelle nazioni che si sono poste contro Gerusalemme (Zaccaria 14:12).
Ma non è questo ciò su cui vogliamo focalizzare la nostra attenzione.
Sempre partendo dalle Scritture, vogliamo porre in risalto l'esatto opposto, e cioè: che cosa accade ai sostenitori del popolo ebraico, ai non Ebrei, che si adoperano in favore dei Giudei e di Israele.
Nella Bibbia troviamo svariati esempi del genere, ma forse questo è uno dei più eclatanti: "Nel primo anno di Ciro, re di Persia, affinché si adempisse la parola del Signore pronunziata per bocca di Geremia, il Signore destò lo spirito di Ciro, re di Persia, il quale a voce e per iscritto, fece pubblicare per tutto il suo regno questo editto: "Così dice Ciro, re di Persia: II Signore, Dio dei cieli, mi ha dato tutti i regni della terra, ed egli mi ha comandato di costruirgli una casa a Gerusalemme, che si trova in Giuda. 
Chiunque tra voi è del suo popolo, sia il Signore, il suo Dio, con lui, e parta!"" (2Cronache 36:22-23).



Distruzione e deportazione.
Qualche ripasso di storia di Israele, non ci farà che bene.
Nel 721 a.C. (2Re 17:5), per mezzo del re Sargon II, gli assiri conquistarono il nord del Paese, il Regno di Israele, fino alla capitale Samaria, che fu da loro completamente distrutta.
Il re assiro deportò gran parte degli abitanti e importò popolazioni deportate da altri luoghi, i quali, mescolandosi con gli Ebrei rimasti, diedero origine a quell'etnia "impura", meticcia, che troviamo anche nei Vangeli, chiamati Samaritani.
Il regno di Israele fu così cancellato dalla storia.
Dei due regni, in cui era stato diviso il regno di Salomone, Israele al nord e Giuda al sud, non rimase che quello di Giuda, il più piccolo, attorno al suo Tempio.
Ma una nuova e temibile potenza stava sorgendo a Oriente, minacciando il piccolo regno: l'impero babilonese.
Nel 586 a.C., il suo re, Nabucodonosor, entrò in Giuda, distrusse completamente Gerusalemme, rase al suolo il Tempio e deportò a Babilonia le classi socialmente più elevate (sacerdoti, profeti e funzionari), proprio per infliggere un colpo mortale a quella civiltà, destabilizzandola nel suo nucleo portante.
Ma con i successori di Nabucodonosor iniziò la decadenza dell'impero babilonese e fu il re di Persia, Ciro detto il Grande che, nel 539 a.C., vi mise fine per sempre.

Ciro il Grande. 
Di Ciro, re di Persia, si parla diffusamente nelle Scritture, specificamente in 2Cronache 36:22-23 e in Esdra 1:1-11, ma è soprattutto nel libro di Isaia che la Bibbia si compiace di delinearcelo in un modo unico, inusuale per un non Ebreo, poiché viene descritto come un "messia".
Sappiamo che re Ciro, dopo aver abbattuto l'impero babilonese ed essersi annesso conseguentemente il territorio di Giuda, promulgò un famoso editto, straordinario documento, che permetteva agli Ebrei esuli in Babilonia di ritornare in patria e ricostruire il loro Tempio distrutto.
In Isaia 44:28 è scritto: "Io dico di Ciro: Egli è il mio pastore; egli adempirà tutta la mia volontà, dicendo a Gerusalemme: Sarai ricostruita!, e al tempio: Le tue fondamenta saranno gettate!"; e al capitolo 45:1: "Così parla il Signore al suo unto, a Ciro, che io ho preso per la destra per atterrare davanti a lui le nazioni".
Pastore dell'Eterno e suo "unto", sono questi gli attributi riferiti ad un sovrano non Ebreo che si adoperò in favore di quel popolo.
Non credo che esista, nella tradizione ebraica, un attributo più eccellente, carico di una valenza più forte, di quello contenuto nel termine "unto", "mashiach" e "meshichò", "il suo unto".
Né troviamo un'immagine più paterna e protettiva di quella del pastore a cui è contrapposta, nel Vangelo di Giovanni 10:1-21, la figura del mercenario che non ama il gregge, ma lo sfrutta per interessi personali.

Una legge divina immutabile.
Non esiste nelle Scritture alcun episodio in cui Dio si compiaccia di chi perseguita Israele.
Anche quando Israele cade nella disubbidienza, e dunque nel peccato, e per questo le nazioni si avventano contro di lui, Dio è sempre dalla sua parte; soffre per lui e lo brama come un padre ama suo figlio.
Non solo: quando Israele soffre a motivo delle persecuzioni, Dio comanda a un altro popolo di consolarlo, sostenerlo e proteggerlo, pregando per lui (Isaia 40:1-2).
Non sono sicura se Re Ciro aderì spiritualmente a quel popolo, come non so se lo siano certe personalità della nostra epoca contemporanea, che si sono schierate pubblicamente a favore di Israele, però so con assoluta certezza, perché è la Bibbia che me lo attesta, che per coloro che hanno il coraggio di esporsi, in maniera tale, a favore di Israele, è riposta la benedizione divina.
Questa infatti è una legge spirituale altrettanto vera quanto la legge di gravità: se benedici Israele, la benedizione divina è posta su di te.
Così è anche la mia testimonianza personale: quando ancora non conoscevo Dio, mi adoperavo a favore di Israele e la sua benedizione si è riversata su di me, fino a rivelarsi come mio personale Signore e Salvatore.
Ero completamente ignara del fatto che Dio si compiacesse di benedire chi benedice Israele, forse come lo sono tanti ai nostri giorni.
Consapevolmente o meno però, tutti questi sono posti nella posizione giusta e ciò produrrà in loro un frutto di salvezza.
Allora, se tanto coraggio hanno queste persone non credenti, quanto dovrebbero averne coloro che hanno ricevuto il Messia di Israele?

Silvia Baldi Cucchiara

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