Occhio al regolamento

Meditazioni

Una Meditazione di Luca Adamo. 

Vediamo la fatica e l'impegno degli atleti, la loro speranza di giungere primi o di prendere almeno una medaglia, è ci viene facile ricordarsi di quello che l'apostolo Paolo, scrivendo al buon Timoteo, ebbe a dire: "Similmente, se uno compete nella gare atletiche, riceve la corona unicamente se ha lottato secondo le regole" (2Timoteo 2:5).
La Bibbia paragona i credenti a degli atleti, atleti che "corrono" per poter giungere alla meta e potersi così guadagnare la "corona", il premio che Iddio ha stabilito per ciascuno di noi.

Si, perché tutti noi, il premio, lo vogliamo dal Signore!
E il premio che Iddio elargisce non è solo per chi arriva primo o per chi fa le cose più grandi, ma semplicemente per chi... arriva fino alla fine!
Eppure, sebbene tutti noi siamo consci del dover correre come degli atleti, del dover cioè portare avanti la vocazione che il Signore ha dato a ciascuno di noi, pochi sono però coloro che notano anche le condizioni per far si che la nostra fatica non sia resa vana, nel giorno in cui Iddio distribuirà i premi, le "corone".
Il nostro testo dice che la "corona" la si ottiene non solo se si vince, ma anche se si vince secondo le regole.

Vedete, nei giochi olimpici vi sono faticose e a volte durissime gare, sfide nelle quali gli atleti gareggiano gomito a gomito.
Ma cosa pensate che accadrebbe al vincitore, se per arrivare primo invadesse la corsia dell'altro atleta o addirittura se lo facesse cadere con una spinta?
Pensate voi che gli verrebbe data la medaglia? Io dico di no.
Si, avrà anche vinto e sarà anche arrivato primo, ma non l'ha fatto secondo le regole.
A quel punto, la giuria vanificherebbe tutta la sua fatica, squalificandolo.
Ebbene, l'apostolo Paolo ci fa sapere che la Giuria Celeste seguirà lo stesso regolamento con noi.
Non basta avere successo in un ministero o nella propria vita spirituale.
E' importante anche che tale successo, o riuscita, sia venuto rispettando le regole.

Nel mio ministero evangelistico, ho conosciuto e incontro del continuo moltissime persone; ho visto molti raggiungere degli obiettivi anche importanti.
Quanti di essi però li hanno ottenuti seguendo le regole?
Ora, io sono sicuro che tutti hanno seguito le regole, proprio perché sono degli ottimi atleti spirituali, ma come non porsi questa domanda per la propria vita?
Se il Signore ci paragona a degli atleti, allora dobbiamo anche camminare "seguendo le regole".
Non basta raggiungere un obiettivo, piccolo o grande che sia.
Se vogliamo che il Signore ci conceda il premio per quella fatica, allora è necessario che tale obiettivo venga raggiunto seguendo le regole.

Vedete, credo che non ci sia cosa più triste per un credente dell'andare davanti al Signore e vedere che la propria opera, la fatica operata in terra, viene arsa.
Eppure, questo è proprio quello che succederà in quel Giorno con coloro che hanno si corso, ma che non l'hanno fatto secondo le regole: "... l'opera di ciascuno sarà manifestata, perché il giorno la paleserà; poiché sarà manifestata mediante il fuoco, e il fuoco proverà quale sia l'opera di ciascuno. Se l'opera che uno ha edificato sul fondamento resiste, egli ne riceverà una ricompensa, ma se la sua opera è arsa, egli ne subirà la perdita, nondimeno sarà salvato, ma come attraverso il fuoco" (1Corinzi 3:13-15).

Ma quali sono queste regole?
Sono essenzialmente 2, ossia 2 sono le regole generali che ogni atleta (e quindi anche noi credenti) non dovrebbe infrangere.
Facciamo un paragone con gli atleti delle Olimpiadi Invernali, visto che la stessa Bibbia ci paragona a degli atleti.
Ora, la prima condizione per poter avere la possibilità di vincere una medaglia è quella di essere iscritti alla gara.

Se anche io improvvisamente corressi con il bob (quella sorta di slitta velocissima) e giungessi primo, non meriterei comunque la medaglia, perché non sono mai stato iscritto a quella specifica corsa e quindi non sarei autorizzato a svolgerla.
La mia fatica sarebbe vanificata dalla mia mancata autorizzazione a gareggiare.
La prima regola generale per poter giungere ad una medaglia, quindi, è quella di essere chiamati a svolgerla.

Non sottovalutiamo questo aspetto, cari nel Signore, perché questa iscrizione è paragonabile alla chiamata, a quella sorta di "autorizzazione" che Iddio concede ai credenti per fare determinate cose.
E non mi riferisco alle attività generiche che ogni credente è chiamato a compiere, ma di particolari attività, ministeriali oppure no, che vengono portate avanti nel Corpo di Cristo.
Prima di ottenere risultati in un ministero, in un'opera o in uno specifico compito, è buona cosa accertarsi che il Signore ci stia chiamando a quel ministero, a compiere quell'opera o per quel compito specifico.

Tutti noi, in un modo o nell'altro, possiamo "correre"... ma ciò che maggiormente conta è se lo stiamo facendo seguendo le regole, ossia se siamo stati chiamati da Dio a farlo.
Accertiamoci, insomma, di essere iscritti ad una determinata gara, prima di impegnarci nel gareggiare.
Sarebbe triste vedere la propria fatica ministeriale essere "arsa" da Dio solo perché, sebbene abbia portato comunque benefici, non eravamo stati chiamati dal Signore a compierla.

In altre parole, non eravamo stati "iscritti a quella gara".
Del resto, non dimentichiamo che un'iscrizione ufficiale alla gara celeste concede a noi atleti anche il beneficio di una misura di unzione che ci abilita e ci equipaggia per svolgere quel determinato compito. Essere iscritti, cari, certamente conviene!
Possa il Signore aiutarci a comprendere e a ravvederci, qualora fosse necessario, affinché la Sua misericordia possa scendere copiosa e consentirci di non gareggiare invano.

La seconda regola generale, che poi è la stessa per la maggior parte degli sport, è quella alla quale ho accennato nella prima parte di questa meditazione.
Occorre gareggiare senza però danneggiare il concorrente.
Cosa pensate che farebbero dei giudici di gara, se uno di noi giungesse primo in una corsa dopo aver però fatto cadere il concorrente che gareggiava nella corsia vicina alla nostra?
Sono sicuro che verremmo squalificati e, nonostante la nostra vittoria, non riceveremmo medaglie.
Perché? Perché non abbiamo gareggiato secondo le regole.

In una normale corsa di velocità, non conta solo arrivare al traguardo, ma conta anche non danneggiare il concorrente.
Nel ministero, così come nella vita cristiana, non conta solo raggiungere degli obiettivi, ma è importante anche non farlo a scapito del nostro prossimo.
La chiamata di Dio e la Sua unzione nella vita del credente non hanno bisogno della caduta altrui, né del fallimento del nostro prossimo.

Se il nostro obiettivo l'abbiamo raggiunto spodestando ingiustamente o danneggiando di proposito il prossimo, allora la Giuria Celeste non ci darà la medaglia, perché non l'abbiamo raggiunto seguendo le regole.
Non abbiamo seguito la regola del cammino in amore.
Non importa se gli altri cercano di buttarti giù durante il tuo cammino o durante il tuo ministero, ciò che conta è che tu non faccia lo stesso con loro, cercando a tua volta di "buttarli giù" pur di raggiungere la tua meta.
Se rimani nella tua corsia e se corri la tua corsa fino alla fine, allora il Signore ti premierà comunque!
Allo stesso tempo, se il tuo concorrente riesce ad atterrarti e giunge al suo obiettivo prima di te, ma soprattutto vi giunge perché ti ha atterrato, allora costui non solo non riceverà premio alcuno, ma verrà squalificato e la vittoria passerà automaticamente... a te!
Similmente... riceve la corona unicamente se ha lottato secondo le regole.

Questo gareggiare secondo le regole, senza intralciare o perseguitare la corsa altrui, è parte del cammino in amore che Gesù ci ha insegnato.
Quello che voglio dire è che in Cielo tutto verrà manifestato e i premi andranno a chi avrà corso secondo il regolamento.
Chi sarà stato chiamato ad un ministero e l'avrà onorato, ne riceverà il premio.
Chi sarà stato fedele ad un servizio, anche se non eclatante, ne riceverà il premio.
Consideriamo queste due regole, fratelli e sorelle, regole che sebbene siano semplici, spesso sono il principale ostacolo per molti.
Abbiamo bisogno della chiamata di Dio, e abbiamo bisogno di adempierla camminando nell'amore.
Prima di compiere ogni cosa, e mi riferisco a cose specifiche e non ai comuni doveri di ogni cristiano, accertiamoci che Iddio ci stia chiamando a compierla.

E, una volta partiti, gareggiamo nella nostra corsia, senza cercare di danneggiare gli altri, ma anzi aiutandoli qualora dovessero cadere.
E non preoccupiamoci di ritardare per questo la nostra corsa, perché nel Cristianesimo non vince chi arriva per primo, o chi fa le cose più grandi.
Nel Cristianesimo vince chi arriva fino alla fine e chi compie ciò che Dio ha preparato per lui.
E soprattutto, sia che si tratti di una corsa grande ed eclatante, sia che si tratti di una corsa nascosta, la cosa più importante è che la si corra seguendo le regole.
Questo, per certo, ripagherà un giorno tutti noi della fatica e dell'impegno nel Signore.

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